Skip to content
gennaio 18, 2011 / Climacter

Addio, Justin

Lo scorso agosto moriva Bill Cosby per la quarta volta. Dato che ciò dovette sembrargli eccessivo, prese il telefono e chiamò la CNN per annunciare che, senza esagerare, poteva dirsi vivo e che chi si divertiva a spargere la falsa notizia su twitter (dove recentemente imperversano messaggi di commiato al defunto Justin Bieber) avrebbe meritato di fare la sua stessa fine, che a quel punto non si sapeva più se consistesse nell’essere morto, vivo o magari disperso. Se nutrite sdegno e rancore laddove aveste appurato che la mia versione dei fatti (soprattutto il contenuto della telefonata) non è integralmente attendibile, pur essendo vero il nucleo drammatico della vicenda, consolatevi d’aver appreso la notizia da me e non da Studio Aperto.
 Bill Cosby, forse un nome d’arte coniato con materiale di risulta, prodotto spontaneo della reminiscenza di Bing Crosby – non mi curerò di controllare su wikipedia -, fu per diversi anni in testa alle classifiche degli uomini di spettacolo più pagati d’America. A quei tempi la mia fonte di informazioni era tv sorrisi e canzoni.
Cosby, per i pochi che lo ignorassero, 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
interpretava il patriarca di una rispettabile, ironicamente matriarcale – considerato il carattere felicemente burbero della moglie – benestante, giovane e bella famiglia di colore.
Le domande più insulse cominciano a gremire i vostri cervelli – si può scrivere “famiglia di colore”? E’ una sinneddoche? “Bella di colore famiglia e benestante” è invece un iperbato? – senza che intuiate come il vero interrogativo sul quale soffermarsi sia quello del perché appaia così importante specificare che la famiglia Robinson è…
 
– Dillo tu con una circonlocuzione.
 
– …una comunità umana generata a partire da una diade di individui fertili sessualmente complementari di origine afroamericana che, unendosi al fine di compiere quella che si dice una parabola esistenziale comune descritta su di un ideale piano cartesiano anch’esso esistenziale dalle gioie e dalle sofferenze con-patite così come dalle realizzazioni e derealizzazioni, dalle strutturazioni e destrutturazioni compartecipate sia nel senso di uno scambio fattivo o, al contrario, di un reciprocato o non reciprocato comportamento atteggiamento competitivo antagonistico o francamente bellicoso cui vanno sommate quelle ore vuote in cui la diade si scompone per inerzia abulia male di vivere noia decadimento del desiderio e che sono probabilmente la parte più cospicua della vita di coppia, scopano e/o/ma procreano dando origine a una ricca progenie che viene così a… –
 
 
di colore. Ovviamente perché la sitcom era subdolamente razzista, e benché lui, Bill Cosby alias Mr Robinson, fosse un ginecologo neonatologo e chissà cos’altro di formidabile presenza di spirito, utilità, efficienza, preparazione, umanità, senso del ritmo, musicalità e lei un’avvocata ALT!
 
– il prof Sabatini, ogni domenica mattina su rai due accompagnandosi alla ragazza-più-carina-della-storia-dell’umanità Miriam Leone, incoraggia a usare la desinenza nominale del femminile per quelle professioni, cariche, nomine, arti, mestieri, uffici che, tradizionalmente esercitati, rivestiti, acquisiti/acquistati da uomini-giammai-donne, hanno conosciuto e tuttora conoscono solo la flessione maschile, sebbene non siano più di competenza esclusiva del maschio e anzi siano parimenti, almeno ufficialmente e a testimonio della virtualmente raggiunta parità di diritti doveri come dell’altrettanto virtualmente conchiusa equipollenza nella capacità di penetrazione nel mondo del lavoro e in quello che definiremo delle istituzioni, aperti ai due sessi: avvocata, medica, notaia, ministra, cavaliera [del lavoro], cappellana, beccaia, vetturina, sellaia, bottaia, postigliona, stagnaia, calderaia, …
– L’ingoio preferisci fartelo fare da Sabatini o da Miriam Leone?
– Vanno bene entrambi, l’importante è che poi mi mostrino la lingua.
 
un’avvocata ingegnosa, inflessibile, incorruttibile, alla costante ricerca della verità, con una innata predisposizione per la danza jazz e il canto gospel, il paternalismo che spirava dal senso equivoco di egalitarismo a compartimenti stagni, ovvero ghettizzato, implicito nella visione del mondo eufemisticamente ottimista, cordialmente positivista, cautamente progressista veicolata dalla sitcom, peraltro ideata dallo stesso Cosby, a beneficio di un pubblico bianco d’istruzione medio-medioalta sedicente liberal faceva cagare il cazzo.
 
– Tu sì che sai come spremere un paio di testicoli fino all’ultima goccia, baby.
– Aspetta d’avermi pagato, e vedrai che anche con i portafogli non me la cavo male.
(risate sintetizzate in sottofondo)
 
 
L’asserita morte di Cosby mi ha insufflato l’idea a mio avviso desolante, terribilmente desolante anzi, di inventare una sit-com, parola già tendente al dissueto, pornografica colma di divertentissimi scambi di battute come quello più sopra che vivacizzino il mortifero sul piano diegetico avvicendarsi di… insomma, delle solite cose che si vedono nei pornazzi; scoppi di rude salacità inquadrati in una trama organizzata, fabula pianificata, intreccio intricato sapientemente miscelati, plot-fabula-intreccio, a formare un congegno di precisione che non si limiti a registrare stancamente lo scorrere di ovvietà sullo zerbino roullant abborracciato da un nous demiurgico e cioè per definizione privo della facoltà di creare nel cui sangue schiumi oltretutto il veleno obnubilante dell’esigenza grettamente biologica di fornicare fino allo sfibrarsi non tanto dei lombi quanto dei neuriti, contornati – gli scoppi di salacità – dal campionario di risate, risatine, gridolini, mugugnii, applausi, fischi, deprecazioni, ovazioni, commenti isolati o corali, osanna, acclamazioni e di nuovo risate, becerate, vociferii, putiferi, schiamazzi, sollazzi prefabbricati che sortiscono ogni volta che sono debilitato, solo, inerme, depresso e vorrei averti vicina lontana presente assente ubiqua reale o campionata a seconda delle bizze del mio arbitrio l’effetto di spingermi ancor più tra le braccia pietose della morte.
 
 
– Questa musica non sarà troppo tonitruante per essere la sigla della Sitcom?
– Infatti è l’inno della Comintern. Torniamo a scopare?
 
(brotolii sintetizzati, quasi un diffuso borborigmo collettivista)
 
 
La migliore sitcom mai concepita:
 
 
 
[l’immagine della cameretta coi poster, dal titolo “there’s a lot more now”
di Katia Mamadjanian, è stata sottratta al ‘Reliquiario di Visioni a Soqquadro’ (http://bestiario.tumblr.com) da Romulus Climacter il giorno 13 febbraio 2011, alle ore 10.06]
Annunci

One Comment

Lascia un commento
  1. Climacter / Gen 19 2011 6:09 pm

    ma che cazzo ne so, sitcom mi ha fatto venire in mente comintern

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: