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gennaio 8, 2011 / Climacter

Un Articolo di Costantino Vitaglian

(S) Prologo

Tu sei Costantino Vitellano? Vitaglian? Bene, Vitagliano. Siamo tutti vitagliani. Ma basta indugiare sulle fanfaluche. Oggi è sulle fiche del mondo del porno che indugiamo.

Fica (settentrionale figa) sostantivo femminile [latino tardo fīca per fīcus «fico»; il significato figurato di vulva, vagina è già presente nel greco antico σῦκον (sycon) «fico»]. (fonte: Treccani.it; le modifiche apportate da me non cambiano la sostanza ma rendono più leggibile il testo)

Porno: proviene in ultima analisi dal greco antico πόρνη (porne) «meretrice, puttana» in quanto distinta dalla etèra [gr. ἐταίρα, letteralmente compagna], la cortigiana, ovvero la prostituta d’alto bordo che nel mondo greco [come nel cosmo di Silvio Pelvico] gode di diritti, considerazione e prestigio sociale superiori a quelli di qualsiasi altra donna, attraverso il francese “pornographe” pornografo, ossia “scrittore che tratta di puttane”.

Ovviamente non condivido la tua ammirazione per Jenna Jameson che, ricostruita com’è, ha rinnegato la sua natura di essere vivente col derogare allo statuto di biodegradabilità degli organismi: ci vorranno 400-500 anni prima che cominci a decomporsi e altri 500 perché il processo si concluda, sempre che non si trovino materiali ancora più resistenti all’ingiuria del tempo. Ora, spiegami tu come si possa considerare eccitante una donna perfetta e perfettamente idiota che non invecchi e non faccia i vermi. A parte questa divergenza d’opinioni, tuttavia, il tuo articolo polemico in risposta a Mrkaa, la quale sosteneva che alla non più giovane protagonista dello spot Orzobimbo,

da me osannata come ultima frontiera dell’erotismo, fosse da preferire Sasha Grey, mi ha dilettato e convinto a tal punto che mi sono ritrovato a meditare sul fatto che avrei potuto scriverlo io, tal quale ma senza refusi. Se sei d’accordo, quindi, lo ricopierei senza refusi per pubblicarlo sul mio blog, indicando a chiare lettere di fuoco il nome dell’autore, cioè il tuo nome, e specificando che, come tributo a una lunga collaborazione di carattere intellettuale, me lo hai ceduto per accrescere il prestigio del suddetto blog, prestigio già affermatosi ma tuttora e sfortunatamente sottodimensionato rispetto alla incommensurabile bravura mia e di tutti quelli che contribuiscono a farne un’opera di somma edificazione spirituale e bla bla bla.

Così parlò Vitaglian

Sasha Grey? A nessuno, sebbene la mia popolarità, fregherà nulla, ma io preferisco attori e attrici degli anni d’oro del Porno, quelli delle megaproduzioni in stile Spielberg Lucas Cameron Cecil B. de Mille ecc. Lo web ci ha fottuti tutti, fratelli. Lo web esalta la quantità a scapito della qualità, è il mercato ideale, è perfino pavloviano. Ci propinano terabyte (Tera mi pare poco, ma ignoro cosa gli subentri) di roba scadentissima, non proprio amatoriale, l’attrezzatura è infatti di buona qualità e le attrici sono delle gran professioniste, ma quasi amatoriale. Basti avere una villa con piscina in un posto dove fa sempre caldo e ci sono tipo gli incendi che qualche volta devastano la villa con piscina di un potenziale attore-produttore-regista per essere stimati potenziali produttori-registi e magari attori, perché per essere attori non serve più neppure un grande arnese, e tu sai che non mi riferisco a un rastrello né a un succhiello, cazzuola o pennello, è sufficiente essere muscolosi, abbronzati, depilati dove conta. Se sei muscoloso e tutto il resto, puoi fare da spalla a un attore vero che, essendo un gran professionista, brigherà le cose in modo tale da dare a intedere allo spettatore, cui non frega un cazzo, che tu, produttore-regista, sei il tipo scafato con una grande esperienza alle spalle, cinquemila donne scopate e più di trecentocinquanta titoli all’attivo ecc. e che lui, lui che davvero ha tipo 600 titoli all’attivo, lui altri non è che la spalla.

Ogni video comincia con la tipa che sale le scale esterne per accedere in veranda, da dove guadagnare infine a quattro zampe l’ingresso nella casa del produttore-regista, tipa fighissima e ben oliata che, tallonata dalla macchina da presa, si ferma tra terzo e quarto gradino – sta ancora salendo le scale, tu eri già in camera da letto, scommetto, ma non devi avere fretta, oltretutto in camera da letto non arriveremo mai, generalmente si fotte sui divani – si piega, scosta le mutandine microscopiche da cui occhieggia un non-proprio-microscopico buchino del culo, emette qualche gemito, infila un dito prima nel buchino del culino poi in bocca, spenzola la lingua da cui si stacca una colata lunga di bava che sembra sbòra (in italiano sborra, il settentrionalismo sbòra è più espressivo), supera la soglia sempre a quattro zampe e trova due arnesi (quelli dei vicini di casa del regista-produttore) non proprio grossi né propriamente all’apice del turgore ad aspettarla, come per caso, e infatti lei sorride un po’ stupita come fosse sul punto d’esclamare – toh, ci sono degli arnesi semiturgidi che mi aspettano, che coincidenza – poi si profonde in un miagolio lungo e roco, li afferra entrambi ma si getta sul più grosso dei due per, diciamo, coprirlo di baci e tenere carezze. Ecco. Per tutto il resto del filmato non c’è una sola invenzione spettacolare, le cose procedono monotone, lo spettatore si masturba con scarsa partecipazione, ripromettendosi una maggiore efficienza operativa al momento della doppia penetrazione, perché la DP è sempre vissuta in modo trepidante, ma quando si accorge che nemmeno la DP lo ha coinvolto troppo, traccheggia di moto uniforme fino al doppio cumshot facciale con ingoio e… e… gargarismi varii, il quale doppio eccetera si risolve però in una pasturazione talmente frugale per la povera attrice, costretta ad aggiungervi del suo in termini di saliva per simulare una più abbondate mescita, che lo spettatore eietta due goccioline di liquido torbido e bigio – nessuno avrebbe il coraggio di definirlo sperma, sembra la risciacquatura di latte in cui immergono le mozzarelle appena confezionate – bestemmia digrignando i denti e dice tra sé e sé, contemplando malinconico certe macchie gialle sul soffitto – Jenna Jameson, quella sì che mi faceva schizzare…-

Jenna

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5 commenti

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  1. non so se mettere la firma / Gen 9 2011 4:53 pm

    Quella Jenna potrebbe benissimo chiamarsi Cristina, comunque.

  2. non so se mettere la firma / Gen 9 2011 7:34 pm

    Che fine hanno fatto i commenti?

    • Climacter / Gen 10 2011 9:34 am

      quanti ce n’erano? Ho ritrovato quello su Cristina che era finito, non so perché, tra i commenti in attesa del giudizio del moderatore, che sono io. Forse Jenna è considerato un insulto? “Sei una Jenna!” “Mai conosciuto una Jenna come te!” “Sei priva di scrupoli, peggio di una Jenna.” Mah.
      Non sono sicuro che a Costantino piacerà quello che hai detto, lui è un patito delle bombe sexy al plastico. Io, invece, oltre a Acca Larentia qui a destra, che davvero mi aiuta a superare le lunghe ore di solitudine e vuoto esistenziale, trovo straordinariamente eccitante… Ehi, ma l’ho già scritto!

  3. mrkaa / Gen 14 2011 9:17 am

    fuori le vere identità. tu chi sei realmente, cristina? ;p
    ( questa cosa dei commenti nei post sbagliati è tipica di wordpress, fattene una ragione)
    un giorno mi farai un post su tina?

  4. Climacter / Gen 15 2011 9:34 am

    Sono Cristina Chiabotto prima che diventassi – io che sono Cristina Chiabotto – brutta e insensata. Per diventare brutta e insensata agli occhi di una moralista morbosa quale io sono, ma questo l’ho capito solo dopo una lunga riflessione – non ho dovuto fare altro che presentare real tv nuda con degli squarci in verità non grossi nella pelle da cui la mia anima si effondeva abbacinando di risa argentine e liquidi riflessi argentei lo spettatore, il quale, brancicante nella ricerca vana di pelo e capezzoli e solchi lubrichi e aperture ataviche odorose ma sempre specchiantesi nel gioco estenuante di pelle bagnata barbagli lustrini arcobaleni vampe bianche, io condannavo a tornare presso di sé dopo aver vagato famelico sopra e intorno a me (spingendosi fin quasi dentro di me – e vi si sarebbe spinto gioioso se solo avesse trovato una di quelle aperture ataviche che citavo e non sempre e solo piccoli squarci nell’epidermide) con la morte nel cuore. Come avrei potuto perdonare la mia tracotanza? Non ho potuto e, cedendo anzi al ricatto del senso di colpa, che venivami come da fuori e per azione di una misteriosa potenza, se diabolica o divina lo ignoro (ma propenderei più per la seconda ipotesi), ho escogitato una punizione che fosse allo stesso tempo umiliante e liberatoria, decidendo di confinarmi in una sorta di purgatorio col tingermi il biondo naturale dei miei capelli angelici d’un nero ingrato, corvino e perciò saprofago, e dunque blasfemo, odiato da Dio e dagli uomini, rassegnandomi all’esilio della bruttezza insensata.
    Sono, ormai l’avrai capito, la Cristina Chiabotto innocente, quella che avrebbe dovuto chiamarsi e dirsi (una buona) Cristiana.

    Ti scrivo un post su Tina Cipollari solo se tu mi fai l’imitazione della Arcuri che elogia il romanzo di Alfonso Luigi Marra (l’ha già fatta abbastanza bene la Littizzetto, spiegando tra l’altro che lo “strategismo”, oggetto di culto, è un’insulsa, volgare mignottata. Tu perciò sostituirai a “strategismo” lo “stragismo sentimentale”, pronunziando stragismo in modo che sembri che ti sia mangiata per sbaglio la /te/ di strategismo e facendo così percepire che strategismo è una epentesi vernacolare di stragismo).

    Tu eri stata tra i primi ad accorgerti delle potenzialità di quello spot. Dopo che su twitter scrivesti della “arcuri edicolante” io avrei impiegato due settimane per capire a cosa alludevi. Ancora non so se sei tu ad essere troppo avanti o io troppo indietro.

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