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dicembre 24, 2010 / Climacter

fanfan

                                                                                       cara Marina;

 

Mi chiedevi se esisteva un blog dove continuassi a tenere (tenermi in) esercizio. Non c’era, ma ora che mi sono quasi affrancato da twitter, che in fatto di abbrutimento, come dici tu, è forse peggiore di facebook, il quale facebook ho pure frequentato e, dopo vicissitudini (parola che associo a Houdini) di segno opposto (ti dirò: prima che Calma FdD, al secolo Mauro C., staccasse la spina al macchinario dei socialnetwork, l’esperienza fu proficua [profica?] poiché parte della venerazione che lui ispirava alle sue innumerevoli ammiratrici egli la dirottava, per emanazione, su chi come me tribolava per emularne lo charme mediatico), ho abbandonato, mi è venuto il ghiribizzo di aprirne uno nuovo – si parlava di blog, giusto? a proposito, giuro che non capisco, inciso nell’inciso, perché la mia scrittura si debba ingarbugliare incapricciandosi con queste parentesi interruzioni e riprese e reticenze e sviamenti e accalappiamenti per la coda se poi il primo a dimenticare l’argomento portante, ovvero la spina dorsale semantica e sintattica del ragionamento e a dover tornare a monte del discorso sono io… no, proprio non lo capisco (ma lo accetto, come fosse, per usare un’espressione che gongola dalla boria, una mia autentica cifra stilistica) ! -, giusto per non dimenticare che cosa si prova ad essere esercenti di un emporio di fanfaluche.

 

 Le fanfaluche mi evocano un ibrido fantasioso di lepidottero, una specie di farfalla su cui sia stata innestata una talea di libellula.

 

Perché scegliere proprio una libellula in funzione di marza, quando nel sostantivo fanfaluca, o almeno nella sua immagine esteriore, si sente sì l’attrazione gravitazionale  fanfa[luca] – farfa[lla] ma non vi è quasi traccia di un’affinità sonora, se non nel breve tratto fonetico lulaluca , con libellula?

 Pensa, ho fatto una scoperta del cazzo.

Ricercando or ora sul dizionario fanfaluca, mi sono ricordato, riguardando l’etimologia, d’aver in passato dato una scorsa a quel medesimo vocabolo. Se a livello conscio, prima della nuova ricerca, non mi sarei sovvenuto dell’etimo della parola neppure s’ cervellandomi per una settimana (la grafia di s’ cervellarsi è un regalo di Meneghello (libera nos a Malo) – lui la usa ad esempio per mas’ cio [maschio in dialetto vicentino] – e mi consente di operare una sorta di iato nel digramma, così da pronunciare separatamente la / s / e la / c / dolce; tempo fa, rimembri ancora? lo scervellarsi fu uno degli argomenti di una nostra telefonata)

 

[dal lat. mediev. famfaluca, che è dal gr. πομϕόλυξ -υγος «bolla d’aria»]

 (fonte: Treccani.it)

 

risulta invece abbastanza chiaro, ed è questo il motivo d’interesse della scoperta, che l’inconscio aveva registrato e trattenuto l’informazione, non solo “avvisando” la mia parte consapevole che quella cosa non mi giungeva nuova ma che anzi l’avevo già letta in passato, ma, fatto mirabile, addirittura riverberando la bolla d’aria nella libellula:

 

bolla – bell(u)la;

  

e dunque senza necessità alcuna di smascherarsi “avvertendo” il conscio, ma conservando le peculiarità di processo che agisce sotto la soglia della coscienza.

Ecco, mi è venuto in mente che il mio nuovo blog dovrebbe essere pieno di fanfaluche così.

 

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4 commenti

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  1. non so se mettere la firma / Dic 24 2010 3:33 pm

    Eh, non resistevo. Bisognava assolutamente commentare. Prima di leggere bene, naturalmente. Così da poter formulare un giudizio sintetico a priori.

    BELLO. L’emporio di fanfaluche è il miglior regalo di Natale che potessi farmi (l’ho so che l’hai fatto a un sacco di gente, ma è un po’ come si diceva dell’amore libero, che l’amore offerto a uno non è sottratto ad altri).

    E chi arrivasse qui per caso, si ascolti attentamente: si accorgerà di star già meglio.

  2. Climacter / Dic 24 2010 5:07 pm

    Giudizio sintetico a priori? Ah, che figata trascendentale! Per non dire poi che proprio ieri notte finivo di leggere la Kritik (quella praktischen, però), ma si sa che il filo di Aracne che lega noi due è intessuto anche di queste piccole coincidenze.

    Davvero si diceva così dell’amore libero? :)

  3. mrkaa / Dic 27 2010 3:08 pm

    figata. anche tutta questa colonnina alla mia destra. in effetti tu hai bisogno di spazio. praterie immense. il titolo del blog mi piace. lo prenderò come un gentile omaggio alle sostanze uscite dalla bocca di senza volto ne la città incantata.

    • Climacter / Dic 27 2010 6:05 pm

      hai ragione, mrkaa. Più grande è la prateria e meno mi sento perduto, dammi solo un albero ben piantato su cui costruirci la baracca e il capanno degli attrezzi. Desidero sentirmi conativo: se sei conativo, infatti, puoi continuare a godere del fare prescidendo dal risultato ultimo, che è un nulla di fatto. Niente più sensi di colpa per non aver ottenuto ciò che ci si era riproposti o perché l’attività si è conclusa in un obbrobrio. Si vive per lo sforzo creativo e nello sforzo creativo, non per il prodotto. Il conseguimento è vano e non viene neppure contemplato come possibilità. Per i bisogni e il loro soddisfacimento, mi affido alla carità :D
      (wordpress è un palo della cuccagna, grazie d’avermelo indicato. Ti prego, datti un gravatar!)

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