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luglio 17, 2008 / Climacter

I bambini adorano Gilda

mamma dice d’aver visto un calabrone starsene appeso per le mandibole nel centro di un girasole trafficando un poco con le zampe. Appena volato via il calabrone, dal grembo del cerchio colorato di semini aranciati, mancava qualche tessera,

come quel gioco, sai, che io non ricordo bene, ma si facevano disegni appuntando a un tappeto verde da fachiro playmobìl, fatto di tozze asticelle e fitte,

fitte come capelli osservati con una gran lente, o, tolta la lente, aculei d’istrice spuntati,

s’appuntavano dei chiodi colorati dalla geometria d’alveare,
alveare nei singoli elementi svolto -un cubo che ti mostra tutte e sei le facce d’un sol fiato,- appiattiti nella mappa della città delle api,
ma chissà se c’è una città dei trogloditi
e se ci sono le donne gorilla,
qualcuna la portarono sulla nave di Annone, che sia morta nel ritorno?

Quei disegni erano pigri e invariabili, porte girevoli dell’Iper, l’Iper dove mi conducono spesso, sebbene le porte ti tocchi sempre rincorrerle, sebbene incespicando le porte t’incalzino da dietro s’incastrino i carrelli le liste della spesa si gonfino simili a gonfaloni che sbatacchiano nei vortici che originano dalla mistura di refoli dei condizionatori e zaffate che sollevano l’asfalto dei parcheggi le gomme delle macchine le suole delle scarpe i tubi di scarico e poi

nel crepuscolo delle porte girevoli
nella luce ambrata dell’interstizio
tra il sole battente e i neon spettrali

ci sono le teste di uomini e donne che sembrano modelli dove poggiare le parrucche, ogni uomo e ogni donna porta le spalle aguzze sotto le magliette di vinavil e cotone

be’, le vetrate crepuscolari scorrono mulinando, ecco le scale mobili,
ruote per criceti in fondo, immobili, invariabili come quei disegni di fiori e soli aztechi, appunto.
Ma io non ho veduto né il calabrone né il girasole, e mi sembra di aver perso qualcosa d’importante, un concerto per violino solista in un campo di frumento, fruscianti in sottofondo le spighe come in uno spot mulino bianco, con le bocche di bambini che sgranano rosari di cereali asciutti e quasi petrosi. Sai, quei denti bombati di bambini, gli incisivi smussati oltremodo spessi del Pel di Carota tutto lentiggini e malizia fanciulleschi: adocchia un baccello -sembrerebbe di fagiolo- e subito lo morsica per sentire dappresso il clonc di sarcofago deiscente che scatta sui cardini, si scoperchia e sputa una perla d’un verde smorto e dolce; sai, quel baccello si muove invece, è un bruco. Dalla bocca del bambino ora cola una linfa brunastra dal sapore diabolico, amaro unicum, l’hai mai assaggiato, Gilda? Hai mai succhiato la canna tronca di un soffione? Ne esce bile bianca. Soffioni e fiele, bruchi e bile. Le donne gorilla di Annone il Navigatore Cartaginese che giunse fino al golfo di Guinea spargendo uomini e donne lungo la costa come semenza: vivevano sull’isola all’interno di un lago all’interno di un’isola.

In conclusione, non posso perdonarmi d’aver mancato allo spettacolo del bombo e dell’eliotropio, una favola d’Esòpo scritta solo per me, secondo i miei desideri, con Gilda che interviene nel clue della situazione, Gilda che sopravviene;
 « Teneva ella in tasca le tessere mancanti del girasole.»
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20 commenti

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  1. Climacus / Lug 18 2008 8:45 am

    oh cazzo cazzo qui si piglia pel culo gozzano senza volerlo, e voi, occhi di stoviglia, commentate o me ne vado.

  2. Climacus / Lug 18 2008 12:28 pm

    commento io per primo:
    “Penso e ripenso: – Che mai pensa l’oca
    gracidante alla riva del canale?
    Pare felice! Al vespero invernale
    protende il collo, giubilando roca.

    Salta starnazza si rituffa gioca:
    né certo sogna d’essere mortale
    né certo sogna il prossimo Natale
    né l’armi corruscanti della cuoca.

    – O pàpera, mia candida sorella,
    tu insegni che la Morte non esiste:
    solo si muore da che s’è pensato.

    Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
    Ché l’esser cucinato non è triste,
    triste è il pensare d’esser cucinato.

    Guido Gozzano, La differenza (da “La via del rifugio”)

  3. e.l.e.n.a. / Lug 18 2008 1:07 pm

    dal tubolare morbido, quella lattiginosa colata era il disgustoso pegno da pagare all’improvvido strappar soffioni per gonfiare guance e disperdere al mondo i pappi fluttuanti.

    [sia poi messo agli atti, che è notizia d’ggi, che dal parco del valentino, in torino, è scomparso il papero matteo, di anni 15, pennuto mascotte di grandi e piccini, ormai incapace di prendere il volo da solo.
    gli inquirenti ipotizzano il triste destino della tavola imbandita.
    si spera che non gli tocchi in sorte proprio questo ché, appunto, triste è il pensare d’esser cucinato]

    ne sai qualcosa?

    il b.r.u.c.o.e.l.e.n.a.

  4. Climacus / Lug 18 2008 1:22 pm

    io rubo solo papere giovini, quelle vecchie e stoppose le lasso altrui. Anzi, a dire il vero, preferisco l’oche. L’orche le lasso altrui. Così ci viene l’orchite.
    Elena, dimmi che insieme ai pappi (ma che ci fa una ragazza come te con dei magnaccia?) hai anche tu qualche tessera di girasole!
    (tubolare morbido, latte disgustoso bianco, guance che si gonfiano, pappa e magnaccia: ma che, mica avrò scritto una cosa piena di doppisensi erotici? :D)
    Ciao bellezza!

  5. tulipani / Lug 20 2008 6:45 pm

    Ora sto stirando, ma dopo vengo a qui a grassettarti qualcosa per ripicca. OCCHIO. (event. x occhio dente perdente). Stirare comprende un sacco di vantaggi, anche se adesso mi viene in mente solo l’ascoltare la radio. Oggi infatti ho ascoltato una pièce (fico, eh?) che si chiama Oleanna (che fino a oggi io sapevo solo Ole Ole Anna, vecchia terra del Far West, fra le terre la più cara tutta ti vorrei per me) che mi ha tritato qualcosa dentro, e anche le magliette hanno preso una nuova piega. A dopo. Anzi, a pretto.

  6. Climacus / Lug 20 2008 7:40 pm

    triste è il pensare d’esser stirato. Usa la u, tuli, u cume ugrofinnico, e tutto si suttolineerà mugicamente!
    (ho voglia di scriverti, ma ‘sendo rimasto senza romanzi, ho dovuto riparare in uno stendhal che giaceva a impolverare quasi dimenticato, come la bandiera del milan di cui peraltro ricalca i colori. Sarò dunque un trionfo di passioni, bonapartismo e punti esclamativi e so già che mi odierò appena terminata l’ultima pagina! Certo, per parafrasare wallace [insomma, t’è piaciuto o vuoi che lo nomini altre ducento volte per die?], è difficile affezionarsi a un libro il di cui protagonista è uno stronzo, però mi compiaccio delle sue donne, soprattutto la figliola del La Mole, per la quale anch’io farei pazzie come tagliarmi una ciocca di capelli. In quanto a Oleanna, ti confesso che io mi son fermato a O Susanna.)

  7. tulipani / Lug 20 2008 8:04 pm

    Eh, mica l’ho ancora finito, Infinite Jest. Mi piace sempre, ma ne leggo troppo poco ogni volta, e ho il sospetto che le pagine lette ricrescano in fondo al volume.
    Qui mi sono piaciute molto le porte girevoli, queste trappole pluriposto multiodore che t’inghiottono e ti espellono (molto spesso senza incidenti, bisogna ammetterlo, nonostante le ansie) in altra dimensione, dove chi t’accompagna non lo trovi più, o ha un altro aspetto, si perde nella corsia dei reggiseni. Mi piace anche l’idea di questo rigonfiarsi dell’asfalto, come sospinto dalle scorie. Un po’ come se il tappeto esplodesse dopo averci scopato sotto tutta l’immondizia.
    Meriti di essere riletto, perché adesso sono troppo accaldata.
    Ricordo una Gilda Giuliani, come l’amaro Giuliani. L’avrà mai assaggiato, Gilda?

  8. Climacus / Lug 21 2008 8:09 am

    grande verità, tulip: le pagine lette ricrescono (e rincrescono pure, nel senso che poi ti piglia la nostalgia d’aver tolto loro la verginità), soltanto che non lo fanno alla fine del libro, ma all’inizio. Si aggiungono a quelle che già sono, con un senso nuovo però.
    Non sai quanto sia efficace sulla mia immaginazione la frase “sono troppo accaldata”. (è come se ti avessi già cosparsa d’olio e ora stessi grattando le pareti del freezer con le unghie per procurarmi un mucchietto di brina da farti piovere addosso, sempre che quel adesivo triangolare rosso con teschio nero sullo sportello non reciti NO FROST, perché allora tutto svanirebbe come brina al sole)

  9. tulipani / Lug 21 2008 9:25 am

    LO SO che l’asfalto si rigonfiava per ALTRO (e lo sapevo anche ieri nonostante la mia provatura). Ma mi piaceva l’idea di degrado che un asfalto sollevato suggerisce, un’opposizione malevola, terribile, inesorabile, che monterà fino a inghiottire il pavimento lucido e i neon e le scale mobili.
    Questo mio personale coinvolgimento sull’aspetto iper probabilmente mi instrada verso una lettura poco equilibrata, tant’è che la Gilda tirò fuori dal grembiule di cassiera quelle benedette tessere, e io finalmente potei completare la raccolta punti. (ma quelle virgolette in fondo mi spiazzano parecchio)

  10. Climacus / Lug 21 2008 11:35 am

    le virgolette in fondo si ricollegano alla fiaba d’Esopo sul bombo e l’eliotropio scritta solo per me: la fiaba ovviamente non esiste ma, coll’espediente del virgolettato, è come se ne citassi il finale. Insomma, mi gustava l’idea di citare qualcosa che non c’è. Questo mi sembrava aprire orizzonti di significato più lati, per esempio l’interpretazione scanzonata secondo cui la fiaba d’Esopo e il mio testo siano la stessa identica cosa.

    La tua idea dell’asfalto è veramente sfiziosa, però la parte in cui dico “zaffate che sollevano l’asfalto dei parcheggi le gomme delle macchine le suole delle scarpe i tubi di scarico …” è una anfibolia (anfibologia è più corretto?) che andrebbe letta così: l’asfalto dei parcheggi, le gomme delle auto, le suole delle scarpe e i tubi di scarico sollevano zaffate …
    Non avrei dovuto rivelarlo :(
    (che bello, finalmente posso chiacchierare con te e darmi un sacco di arie)

  11. tulipani / Lug 21 2008 12:22 pm

    Mah, sarà. Però mi piace di più il cataclisma sotterraneo di macchinari e condizionatori che premono e sbuffano verso la superficie.
    Vedi? Anche il finale mi stava anfibologizzando. Non lo capivo perché sintatticamente immaginavo che fosse un pezzo di discorso diretto introdotto da “Gilda che sopravviene”, e allora “ella” non si sapeva più chi fosse.
    (sto strenuamente resistendo sulle mie posizioni per ammettere le gaffe :)

  12. tulipani / Lug 21 2008 12:23 pm

    NON ammettere (il mio inconscio è più onesto di me)

  13. Climacus / Lug 22 2008 7:22 am

    ammettere o non ammettere, questo è il dilemma.
    Dovrò forse ammettere che mi è venuto il dubbio d’aver usato le virgolette sbagliate?
    “Il mio inconscio è più onesto di me” è una gran massima. E’ lui che ci tradisce quando spariamo palle, non noi. Noi saremmo attori perfetti senza di lui.

  14. Ubikindred / Lug 22 2008 5:12 pm

    Ah beh, amico clim, quelle ce le ho pure io :-D

  15. mrka / Lug 23 2008 12:42 pm

    One, two, three

    I come from Alabama,
    With the banjo on my knee,
    I’m bound for Louisiana,
    My true love for to see.

    It rained all night the day I left,
    The weather it was dry,
    The sun so hot I froze myself,
    Susanna, don’t you cry

    Oh, Susanna,
    Oh, don’t you cry for me,
    I come from Alabama,
    With the banjo on my knee.

    I had a dream the other night
    When everything was still
    I dreamt I saw Susanna
    Coming up a hill
    Buckwheat cakes was in her mouth
    Tears were in her eyes
    I said I’d come to take her home
    Susanna don’t you cry.

    Oh, Susanna,
    Oh, don’t you cry for me,
    I come from Alabama,
    With the banjo on my knee.

    Oh, Susanna,
    Oh, don’t you cry for me,
    I come from Alabama,
    With the banjo on my knee

    Oh, Susanna,
    Oh, don’t you cry for me,
    I come from Alabama,
    With the banjo on my kne

  16. Climacus / Lug 23 2008 1:19 pm

    evviva, è arrivata la guercia :)

  17. Climacus / Lug 24 2008 7:09 am

    tulip, come sempre avevi ragione. Non erano le virgolette ma i due punti a ingannare, così ho messo un punto e virgola, sono andato accapo e ho cominciato il virgolettato con la maiuscola!
    (ciò non toglie che più rileggo questo coopmonimento e più mi sembra una cagata)

  18. mrka / Lug 24 2008 12:37 pm

    i bambini odiano la guercia, direi.
    ( nel foglio che mi hanno scritto al pronto soccorso, la dottoressa ha scritto tobrasex collirio. tobrasex collirio? tobradex!)
    bene, torno nel frigo.

  19. Andylarock / Ago 22 2008 9:08 pm

    playmobil
    rewind the feel
    sentire le zampe osservate
    del calabrone,
    del bombo,
    frutto nevralgico di Gilda,
    della stazione quasi assente,
    dell’amaro diabolico di
    Gilda, fatto di macerazione di
    bombi,
    a ritmo di bonghi
    e zampe ritorte sui cocci,
    sui crocchi,
    sui nubili arrocchi,
    schianto di vetri sui pigri e
    girevoli sbocchi,
    viaggio,
    trip,
    casello,
    stazione,
    ri-frazione,
    pedaggio,
    velocità di rito e
    tempo + spazio secondo
    i principi di Cenva,
    immoto e perpetuo,
    Gilda ritrovata in triste fallo,
    stallo,
    in fase,
    ra-pallo,
    movimento ed imballo di
    bambini corrotti,
    rotti,
    ce-rotti,
    disnfetto,
    Gilda sul petto!

  20. Climacus / Mar 7 2009 9:11 am

    vedi andy, il tuo sound è metropolitano, mentre il mio sa più di raul casadei, con quel bel tepore di letame

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