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giugno 21, 2008 / Climacter

Questo cazzo di terremoto non può far passare in secondo piano la mia alopecia

Los Angeles oggi è, nelle intenzioni dei cittadini rimasti a Los Angeles, come la Londra del 1666, quando l’incendio appiccato da Nerone divorava tutto e in tanti, presumo, anziché cercare consolazione sotto una pianta di fiche gocciolanti o rifugio sul barcone di Caronte ancorato nel Tamigi, si barricavano nei loro bugigattoli, s’introgolavano rincantucciati nell’angolo meno affumicato e inginocchiati ai piedi delle immagini sacre con uno straccio bagnato d’urina di mula sulla testa, enumeravano i peccati tuttora inconfessi marcandoli con la statuetta di un Lare per non perdere il segno o, peggio, supplicare due volte per lo stesso delitto e per ciascuno d’essi -superbia ma avevo ragione, superbia ma non avevo torto, ira, però se non avessi picchiato così non avrei salva la pelle, ira, accidia,  superbia e ancora ira, ma le donne sai anche tu quanto rompono i coglioni e lussuria e avarizia ma avevo fame;- invocavano sia il perdono che il purgatorio battendosi il petto a testimonianza di sincera contrizione, giacché alle lacrime badava già il fumo. E il fumo profumava d’incenso, scommetto, al culmine di quel rito d’espiazione e come gorghi e spruzzi del Giordano era l’intreccio di lingue di fuoco che inondavano le baracche.
Los Angeles è il nucleo superespanso di millenaristi che si lasciano caricare su di un nastro trasportatore senza far nulla verso la fine dei tempi, il mattino del venticinque dicembre, Sol Invictus!, del 999, Anno Domini, mi sembra di vederli tutti quanti, ginocchioni, il busto calcato nell’imo, la faccia premuta nel letame, le braccia aperte, palmi all’insù, in schiere che rivestono d’un nero formicolante brulicame intere pianure, un manto che si solleva col sollevarsi di fiacchi pendii, mentre legioni di barbuti in tuniche bianche dagli orli strappati e impeciati di merda, inveendo, passano in rassegna le coorti, vibrando calci in culo con quanta più forza riescono a raccogliere dal delirio.
Qui non si attende il giudizio universale. Ci si aspetta qualcosa di più intimo, raccolto: giusto una Gomorra rasa al suolo con Sodoma; il terremoto battezzato con un nome degno di un Mcdonald, Big One (e se i fastfood e i ristoranti in generale non fossero deserti, tutti si accorgerebbero dei nuovi arrivati in casa McDonald, il Big Quake menù o il sorbetto Shake and Dive), è stato previsto con una accuratezza tale che se accendi il televisore puoi perderti nell’ebete contemplazione del countdown aggiornato ai millisecondi su tutti i canali locali e qualche rete nazionale.
E’ il passare dei millesimi di secondo ad altissima risoluzione, così netti che ti sembra di distinguerli uno per uno, che più di ogni altra cosa ti cattura e che, se sei recettivo abbastanza, ti svuota perfino dell’angoscia come un’ovatta che attutisca il rumore dei pensieri o come… sì, mi hai capito, anch’io caco stronzate della stessa stronzaggine che il finto Maestro di Escatologia Esistenziale falsamente tibetano Lapo ammannisce dal canale 26. Penso comunque che la gente non sia fuggita solo per l’effetto catartico e di completo abbandono-annullamento di quei numerini, e che davanti alla televisione ci siano milioni di occhi vitrei e mascelle rilassate che colano saliva. Quanto a me, è il Dovere che mi ha trattenuto in città.
Mi chiamo John Cahill. Punto. 
Qui viene il difficile perché non so da dove cominciare per parlarti di me. Il nome te l’ho dato, vedi di fartelo bastare, almeno per ora. 
continua…
 
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11 commenti

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  1. e.l.e.n.a. / Giu 21 2008 1:28 pm

    continua…
    alla prossima puntata.
    (ci scommetto).

    ciao, clim.

  2. Climacus / Giu 21 2008 2:41 pm

    ciao elena amore :). Certo che continua, dove la mettiamo se no l’alopecia del titolo? (ma l’alopecia non è una pianta?) (in un vaso accanto alla poltrona in salotto andrebbe benissimo, ma ho altre idee che mi frullano per il culo [op. cit.])

  3. ViperaVenerea / Giu 21 2008 8:20 pm

    L’alopecia sarà il punto di svolta.

  4. agrodolce / Giu 22 2008 12:18 am

    Yap, anche io aspetto il coup de theatre dell’alopecia
    (come stai? mi sei mancato)

  5. direttivo / Giu 30 2008 11:11 am

    molto

    (a scelta paticipio passato di mòllere “evocare immagini” o indicativo presente di moltàre “provare stima e ammirazione per un’opera ancorché incompiuta”)

  6. harveyz / Giu 30 2008 11:38 am

    mi piace la fine del mondo, quel posto lì, insomma. si diventa tutti più buoni e più sporchi. come in effetti siamo.
    c’è un posto in spagna che si chiama fisterre, mi pare si scriva così, ed è considerato la fine della terra. e bla bla bla.
    (amaro)

  7. direttivo / Lug 2 2008 5:25 pm

    più lo rileggo più riesco a percepire quella tensione elastica che genera i terremoti e tiene in equilibrio i funamboli.

    (ora che ho popcorn e birra possiamo andare col secondo tempo? uh, è pronto il mio big quake!)

  8. mrka / Lug 6 2008 10:05 pm

    mi piace il segno che precede tutto questo. la chiusura mi ha fatto venire in mente la fine di non è un paese per vecchi.
    un giorno in cui camminava meditando lungo una tranquilla insenatura che le rocce allungate nel mare proteggevano come una diga, scorse una tinozza d pietra che galleggiava sulle acque come una barca.Fu in una tinozza di quel genere che San Guirec , il grande San Colombano e molti monaci di Scozia e Irlanda, erano andati a evangelizzare l’Armonica. in quei tempi lontani, santa Avoye, venuta dall’inghilterra, risaliva il fiume Auray dentro un mortaio di granito rosa dove più tardi verranno messi i bambini per irrobustrirli.
    ( sono in lettura di pinguinia e del monaco che battezza i pinguini).
    rosa tutto rosa!
    m.

  9. Climacus / Lug 7 2008 1:14 pm

    cazzo, un monaco non può battezzare i pinguini se prima non unisce in matrimonio i genitori! E poi, seguendo la logica, se uno mette i bimbi nel mortaio non è per irrobustirli ma per pestarli. Del resto, marika è l’appendice sexy della logica.

    Già, Harveyz, Finisterre, il punto più occidentale della galizia, cioè finis terrae, l’estremo confine del mondo.
    “[Finisterre] È spesso visitato dai pellegrini che compiono il Cammino di Santiago di Compostela e decidono di prolungare il pellegrinaggio per circa un altro centinaio di chilometri. La tradizione vuole che i pellegrini qui compiano un bagno nell’oceano in segno di purificazione, brucino un indumento indossato durante il cammino stesso e infine raccolgano una delle conchiglie (simbolo che segna il cammino a partire da Roncisvalle) che si trovano sulla spiaggia a prova dell’avvenuto pellegrinaggio.”
    L’etimologia di mondo è incerta, ma secondo il vecchio Pianigiani deriva da locus mundus (da una radice protoindeuropea *mand- col significato di ornare), luogo pulito-preclaro-elegante-adorno perciò visibile in quanto si riferisce alla parte del pianeta illuminata dal sole.
    Ti rimando alla spiegazione un po’ farraginosa ma piacevolmente fantasiosa dello stesso Pianigiani

    http://www.etimo.it/?term=mondo&find=Cerca

    A dire il vero, direttivo, non ho più voglia di scrivere il seguito. So come dovrebbe andare avanti la storia ma trovare le parole giuste mi sembra una fatica insostenibile. Ho appena letto la trilogia di New York di Auster e mi sento spogliato di una identità, tanto che pensavo di assoldare un detective per cercarla. Non scarto l’ipotesi austeriana che il mio vero Io sia tu, ma a quel punto diventeremmo acerrimi nemici e uno dei due dovrebbe uccidere l’altro.
    Molto, dalle mie parti, lo dice il muratore che dà la molta, cioè la malta: io molto.

    L’alopecia rappresentava il momento più tragico del discorso del sequestratore al poliziotto, ciò che convinceva quest’ultimo a ottemperare alle richieste del primo, e cioè di parlare faccia a faccia col Maestro Lapo. Ma così vi svelo tutto, viperea e agrodolce.

    Agrodolce, sono passato dal tuo blog perché volevo… Non so nemmeno io cosa volevo, però mi manchi anche tu.

  10. mrka / Lug 7 2008 9:05 pm

    no, il lisoformio è solo tuo. ( ma hai mai puntato il topo sul tuo link nel mio blog?). leggo: mondo è tutto ciò che riguarda la società umana (solo?)e la sua vanità. a pinguinia, comunque, i guai sono iniziati quando il monaco ha deciso di vestire i pinguini -la lanugine piano piano è scomparsa mostrando la nudità– e prendendo a caso una pinguina col ventre molle e le gambe tozze, donandole una veste lunga fino ai piedi, seguendola con lo sguardo su tutta la spiaggia, è stato facile notare gli inseguimenti dei pinguini maschi, tutti dietro alla sua gonna, spiritati da quel mistero coperto. miodio.

  11. anonimo / Lug 11 2008 12:00 pm

    E’ vero. auster è un genio paranoico, inscatola il respiro e sfuma i contorni del corpo, degli oggetti e delle unità di tempo. Impossibile scrivere dopo averlo letto, più facile dissolversi: te ne do atto.
    E’ vero anche che mi dovrai uccidere, ma sono convinto che la cosa accadrà nel momento in cui entrambi saremo ben disposti a essere vittime e carnefici o non ne percepiremo la differenza.
    [dir]

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