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aprile 5, 2008 / Climacter

Nota (il traduttore)

You know and do not know,
what it is to act or suffer.
You know and do not know,
that action is suffering,
And the suffering action.
Neither does the agent suffer
Nor the patient act.
But both are fixed
In an eternal action,
an eternal patience
[…]

Thomas Stearns Eliot, Murder in the Cathedral

Ero indeciso se tentare una traduzione complicata o lasciar perdere. Anche conoscendo poco l’inglese, mi pare che il brano si capisca senza difficoltà, almeno in superficie. Aggredire il nocciolo di senso una volta sollevata la scorza è tutt’altra questione. Una questione di portata amletica, potremmo dire, date le affinità che corrono tra il personaggio shakespeariano e il Thomas Beckett di Eliot.
Nella versione originale si conserva la caratteristica saliente dei versi citati, la musicalità, intesa non tanto come vuoto rincorrersi di assonanze, quanto come una vera e propria architettura armonica imperniata su modulazioni costruite intorno a una spina dorsale melodica,
act-action-agent-patient-patience, cui vanno ad aggiungersi la struttura contrappuntistica (it is, that is, suffering; suffering, does the, but both) che rende più complesso e profondo l’accordo centrale a tre voci suffer-neither-(suffer)-patience e il basso continuo know-do not know; neither-nor; in an-an, con quel fixed dalla doppia valenza intrinseca ed estrinseca ad espletare la funzione già specificata dal suo stesso significato, quello cioè di giunzione, cerniera tra gli elementi "musicologici" e concettuali; questo piccolo e straordinario ricettacolo di ordine e bellezza, così superno e abissale da togliere il fiato, nell’italiano di un traduttore inesperto (e forse nell’italiano in generale) andrebbe disperso.

Tu ignori e sai
che cosa sia l’agire e il subire;
Allo stesso tempo sai e ignori
che azione è sopportazione,
la sofferenza azione.
Non patisce colui che agisce
né tantomeno agisce chi subisce;
ma entrambi sono congiunti
in un eterno agire,
un eterno patire […]

Henry Francis Cary (1772-1844)

[...]  

"Love, that in gentle heart is quickly learnt,
Entangled him by that fair form, from me
Ta'en in such cruel sort, as grieves me still:
Love, that denial takes from none belov'd,
Caught me with pleasing him so passing well,
That, as thou see'st, he yet deserts me not.
Love brought us to one death: Caina waits
The soul, who spilt our life." Such were their words;
At hearing which downward I bent my looks,
And held them there so long, that the bard cried:
"What art thou pond'ring?" I in answer thus:
"Alas! by what sweet thoughts, what fond desire
Must they at length to that ill pass have reach'd!"
Then turning, I to them my speech address'd.
And thus began: "Francesca! your sad fate
Even to tears my grief and pity moves.
But tell me; in the time of your sweet sighs,
By what, and how love granted, that ye knew
Your yet uncertain wishes?" She replied:
"No greater grief than to remember days
Of joy, when mis'ry is at hand! That kens
Thy learn'd instructor. Yet so eagerly
If thou art bent to know the primal root,
From whence our love gat being, I will do,
As one, who weeps and tells his tale. One day
For our delight we read of Lancelot,
How him love thrall'd. Alone we were, and no
Suspicion near us. Ofttimes by that reading
Our eyes were drawn together, and the hue
Fled from our alter'd cheek. But at one point
Alone we fell. When of that smile we read,
The wished smile, rapturously kiss'd
By one so deep in love, then he, who ne'er
From me shall separate, at once my lips
All trembling kiss'd. The book and writer both
Were love's purveyors. In its leaves that day
We read no more." While thus one spirit spake,
The other wail'd so sorely, that heartstruck
I through compassion fainting, seem'd not far
From death, and like a corpse fell to the ground.

Divine Comedy, Hell, Canto V

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15 commenti

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  1. netta / Apr 6 2008 9:27 am
  2. Climacus / Apr 7 2008 11:22 am

    grazie d’essere passata, netta. Per me è importante anche un semplice punto, così da non sentirmi in abbandono. Ero indeciso se tradurre o meno. Anche conoscendo poco l’inglese, mi pare si capisca senza difficoltà quanto sta scritto. Nella versione originale si conserva l’armonia musicale, le modulazioni costruite sulla spina dorsale melodica
    act-action-agent-patient-patience, la struttura contrappuntistica (it is, that is, suffering; suffering, does the, but both) che complica e approfondisce l’accordo a tre voci suffer-neither-suffer-patience, il basso continuo know-do not know; neither-nor; in an-an, con quel fixed che espleta la funzione già specificata nel suo stesso significato, quello cioè di giunzione, cerniera tra gli elementi musicologici e concettuali; questo piccolo e straordinario ricettacolo di bellezza nell’italiano di un traduttore inesperto (e forse nell’italiano in generale) andrebbe disperso.

    Tu ignori e sai
    che cosa sia l’agire e il subire;
    Allo stesso tempo sai e ignori
    che azione è sopportazione,
    la sofferenza azione.
    Non patisce chi agisce
    né tantomeno agisce chi subisce;
    ma congiunti sono entrambi
    in un eterno agire,
    un eterno patire […]

  3. netta / Apr 7 2008 12:13 pm

    va bene…la traduzione a me pare corretta e fedele… io,lo sai, mi sto vivendo un momentaccio… e quella cosa li che hai trascritto, anche in inglese, me la sono subito sentita addosso.. Grazie!

  4. Ubikindred / Apr 7 2008 2:41 pm

    Ah, maledetti poeti inglesi! :-)

  5. Climacus / Apr 10 2008 11:07 am

    ho provato un senso di pena quando qualcuno mi fece leggere un articolo sul Manifesto che parlava della nuova edizione italiana di Luce d’Agosto di Faulkner:
    “Per troppo tempo il lettore italiano ha conosciuto uno dei più grandi romanzi del Ventesimo secolo in una traduzione che, seppure d’autore, non gli rende giustizia. Per errori, omissioni e gratuite invenzioni [minchia!], il vecchio Luce d’agosto tradotto da Elio Vittorini rasenta infatti i confini dello scempio letterario. Finalmente, grazie alla cura di un fine conoscitore come Mario Materassi, questo capolavoro è stato ora restituito al suo originale splendore (Adelphi, pp. 425, euro 23).”
    Io conoscevo il libro nella traduzione di Vittorini e lo trovavo magnifico. Quell’articolo, invece, mi suggeriva che non potevo considerare magnifico un romanzo vittima di uno scempio. Che cosa dovevo fare? Sentirmi in colpa per l’errore di valutazione di cui non ero responsabile oppure cercare di aggirare l’ostacolo con un fine stratagemma? Scelsi la seconda via: Luce d’Agosto di Elio Vittorini è un romanzo magnifico.

  6. Ubikindred / Apr 17 2008 12:49 pm

    Ma poi, che Vittorini abbia fatto uno scempio parmi affermazione a dir poco da comprovare. mi sa più che altro di trovata pubblicitaria per spingere l’acquisto della nuova traduzione (anche se Adelphi è di solito rigorosa), del resto anche la traduzione del pindemonte dell’Iliade oggi è considerata troppo poco letterale e rispettosa del testo…

  7. Climacus / Apr 18 2008 2:25 pm

    non so, io conosco la traduzione dell’odissea di pindemonte. Per l’iliade scelgo monti.
    L’affermazione, come dici tu, va presa con le pinze: io ho solo parlato di quanto mi sono sentito avvilire alla notizia. Credo poco all’ipotesi dello scempio. Ma faulkner, purtroppo, è morto vecchio, sicché luce d’agosto è ancora protetto da copyright e non posso verificare per conto mio.
    Possibile che nessuno si sia accorto di Cary (lo sguardo di Satana)?

  8. Ubikindred / Apr 18 2008 6:15 pm

    Ops! :-D

  9. Ubikindred / Apr 21 2008 2:05 pm

    Oddìo, almeno il mostro di Frankenstein aveva una sua tragica grandezza, questo qui sembra più un’invenzione dei fratelli Vanzina…

  10. Ubikindred / Apr 21 2008 2:36 pm

    Vabbè, io ho Sgarbi assessore, è una bella lotta tra poveri…

  11. Ubikindred / Apr 22 2008 3:44 pm

    Beh, di sicuro nessuno chiamerebbe uno scoiattolo, Hegel…quantomeno se ama gli animali, ecco… ;-)

  12. Climacus / Apr 22 2008 7:42 pm

    la mia cavia (pace all’anima sua) si chiamava Aristotele. A mia madre però il nome non piaceva, e lo trasformò in Temistocle.

  13. direttivo / Apr 23 2008 2:39 pm

    ti si potrebbe chiosare a mottetti arguti, a titoli di saggi, ciò non ci renderebbe saggi a pieno titolo ma per lo meno arguti a motteggiare.

    la traduzione come mezzo di trasporto(Vincent Mountains)
    la versione, alla fine ognuno ha la sua(Ippolito Pine O’Mounts)

  14. Climacus / Apr 25 2008 11:53 am

    No novelist is dearer to me than Robert Musil. He died one morning while lifting weights. When I lift them myself, I keep anxiously checking my pulse, and I am afraid of dropping dead, for to die with a weight in my hand like my revered author would make me an epigone so unbelievable, frenetic and fanatical as immediately to assure me of ridiculous immortality.
    Milan Kundera

  15. Climacus / Apr 25 2008 12:43 pm

    « Dove mai ho letto che un condannato a morte, un’ora prima di morire, diceva o pensava che, se gli fosse toccato vivere in qualche luogo altissimo, su uno scoglio, e su uno spiazzo cosí stretto da poterci posare soltanto i due piedi, – avendo intorno a sé dei precipizi, l’oceano, la tenebra eterna, un’eterna solitudine e una eterna tempesta, e rimanersene cosí, in un metro quadrato di spazio, tutta la vita, un migliaio d’anni, l’eternità, – anche allora avrebbe preferito vivere che morir subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere in qualunque modo, ma vivere!… Quale verità! Dio, che verità! È un vigliacco l’uomo!… Ed è un vigliacco chi per questo lo chiama vigliacco. »
    Fëdor Michajlovič Dostoevskij

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