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marzo 7, 2008 / Climacter

Crotalus Adamanteus
Percorso ipertestuale (Wikipedia): Voce A  Roald Dahl, biografia, bibliografia
Voce B Roald Dahl, biography
                 Sottovoce B1 Newfoundland 
                           B1,1 BSES Expeditions
                           B2 Black Mamba  Nota: "
In July 1934, he [Roald Dahl, ndc] joined the Shell Petroleum Company. Following two years of training in the UK, he was transferred to Dar-Es-Salaam, Tanganyika (now Tanzania). Along with the only two other Shell employees in the entire territory, he lived in luxury in the Shell House outside Dar-es-Salaam, with a cook and personal servants. While on the job, supplying oil to customers across Tanganyika, he encountered black mambas (a type of snake) and lions, amongst other wildlife."
Voce C Black Mamba
Voce D Dendroaspis Polylepis (mamba nero) Nota: serpente dei sette passi
Sottovoce D1 Classificazione (regno/philum/classe/ ordine:
Sottovoce D2 Squamata
Voce E Squamata  Nota: i membri maschi degli squamati, soli tra i vertebrati, posseggono un
Sottovoce E1 Emipene (pl. emipeni) nota: i maschi possono usarne solo uno per volta. Vi sono prove che vengono alternati
Voce F Hemipenis  Nota: "
Only one is used at a time, and some evidence indicates males alternate use between copulations."
Immagine Fa: "
An everted hemipenis of a North American rattlesnake (crotalus adamanteus)"
Voce G
Crotalus Adamanteus
Ci ho riflettuto a lungo. L’incantesimo della poesia è imparentato con il mistero seminale (semiologia) che lega la cosa alla parola che la designa. Si potrebbe ricostruire il capostipite di tutti i linguaggi, eppure il mistero continuerebbe ad esistere e non si sarebbe fatto un solo passo in avanti nella spiegazione del perché agli oggetti concreti come a quelli astratti siano stati associati proprio quei suoni articolati e non altri. Credo che parte del fascino della poesia stia proprio nell’evocare il più antico tra i riti e di risalire a quel gesto originario di assegnazione di un nome a ciò che prima di allora ancora non sapeva parlarci: quando il Crotalus Adamanteus entra a far parte dell’ars poetica, è come se fosse nominato per la prima volta.
Ars Poetica
"The Crotalus Adamanteus’ venom contains a thrombin-like enzyme (TLE), called crotalase, that is capable of clotting fibrinogen, leading to the secondary activation of plasminogen from endothelial cells. Although the venom does not activate platelets, the production of fibrin strands can result in a reduced platelet count, as well as the hemolysisred blood cells. Even with this defibrination, however, clinically significant bleeding is uncommon (Hasiba et al., 1975). Nevertheless, the venom does exhibit high hemorrhagic activity (Minton, 1974). It also contains a low-molecular-weight basic peptide that impedes neuromuscular transmission (Lee, 1972) and can in theory lead to cardiac failure. This peptide is similar to crotamine from C. durrisus terrificus and makes up 2-8% of the protein found in the venom. In general the venom can be described as highly necrotizing, mildly proteolytic and containing a large phosphodiesterase fraction. It stimulates the release of bradykinin that can result in severe pain, as well as profound, transient hypotension.[14] "

Gli oggetti cominciano a parlare nello stesso istante in cui noi diamo loro una voce.

Nota: questo post nasce solo grazie alla collaborazione con Amelia (http://amelia1.splinder.com
il blog, purtroppo, lo troverete chiuso) e alle parole che mi scrisse e che riporto di seguito:

"trovo anch’io – e per fortuna l’ho scoperto istintivamente prima di leggere Manganelli e il suo Rumore sottile della prosa – che ci sia più letteratura o poesia nella parola radice quadrata, cromo esavalente, scalpello, malta, che in cuore, vita o amore."

Sono d’accordo con te, Amelia. E penso che tu debba continuare a dimostrare quanto affermi riprendendo a scrivere. La verità delle tue parole risiede nella bellezza dei tuoi scritti.

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25 commenti

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  1. amelia1 / Mar 7 2008 11:33 am

    hai deciso di portare a com/mozione qualcuno che ha già una sommossa dentro?

  2. Flounder / Mar 7 2008 11:56 am

    ame’, hai chiuso un’altra volta?

    clima, non ho capito niente di questo post. niente.
    ma per darmi un contegno ti dirò che il mio tempo di protrombina è di circa 1.1.
    e che non ho mai visto un emipene. o forse sì, ma non lo sapevo, pensavo fosse solo un pisello piccolo.
    mi linki una foto di emipene?

  3. e.l.e.n.a. / Mar 7 2008 12:44 pm

    un crotalus adamanteus è per sempre.

  4. Climacus / Mar 7 2008 1:13 pm

    l’importante è che la tua com/mozione non sia di sfiducia (nei miei confronti. Non sopporterei di veder cadere il mio governo)

    Flou, mo’ ti spiego tutto.
    Tempo fa mi capitò di leggere un post di vipera
    (http://diavolorosso.splinder.com)
    che parlava dello sciroppo di lumaca come rimedio efficacissimo contro la tosse. Feci una ricerca per vedere se la bava di lumaca avesse proprietà terapeutiche scientificamente comprovate (lo sciroppo è infatti ottenuto dalla bava delle lumache e pare puzzi di merda). Questa ricerca si trasformò in un vero e proprio romanzo, e questo grazie alla forma ipertestuale di wikipedia che, rendendo possibile l’accesso a un numero sempre più ampio di lemmi con un semplice click sui vocaboli appartenenti a una data definizione che sono a loro volta definiti in quanto lemmi contenuti nell’enciclopedia, ti permette di seguire percorsi meravigliosamente tortuosi, saltando da una pagina all’altra, da una branca dello scibile all’altra seguendo semplicemente la scintilla della curiosità che una parola può innescare. Ricordo che partendo dalla voce A lumaca e passando per B mollusca e poi per C gasteropoda ecc. mi ritrovai non so come alla voce X Nautilus Nota: “Considerato estinto in seguito ai ritrovamenti fossili risalenti al Paleozoico, il Nautilus, un mollusco cefalopode tetrabranchiato, è stato osservato per la prima volta in vita solamente nel 1829, pertanto è classificato come fossile vivente.”, che ovviamente mi condusse alla sottovoce X1 Fossile Vivente Nota: sono considerati fossili viventi a) gli unici individui viventi di gruppi considerati estinti;
    b) “organismi che mantengono caratteri primitivi del gruppo che invece si è altamente differenziato” (e che vengono così a somigliare ai “progenitori” del gruppo)
    c) organismi come gli squali e lo stesso nautilus che sono rimasti immutati per lassi lunghissimi di tempo (anche per l’efficienza dell’originaria struttura che non ha reso necessari evidenti “aggiustamenti” evolutivi

    Come rappresentante del tipo a) il curatore della Voce sceglieva il pesce Latimeria Calumnae, perciò al percorso ipertestuale si andava ad aggiungere la Voce Y Latimeria Calumnae o Celacanto. La storia del celacanto è talmente affascinante che, anziché citare dettagli per me significativi classificati come Nota, vale davvero la pena di riportarla per intero:
    ” Il primo ritrovamento in Sudafrica

    La prima prova dell’esistenza di celacanti viventi si ebbe nel 1938 quando Marjorie Courtenay-Latimer, curatrice di un museo di East London, Sudafrica, nell’esaminare il bottino di pescatori locali alla ricerca di fauna marina insolita, si imbatté in uno strano pesce blu fra il pescato di una barca di pescatori andati a caccia di squali presso il fiume Chalumna. Dopo aver riportato il pesce al museo, si accorse che non era in grado di classificarlo e così decise di chiedere informazioni al collega professor James Leonard Brierley Smith; nel frattempo il pesce fu imbalsamato da un tassidermista e quando Smith ne vide le spoglie lo identificò come un celacanto, una specie nota solo dai fossili. La specie del pesce fu chiamata Latimeria chalumnae, in onore della scopritrice e delle acque in cui fu pescato, e da allora il celacanto fu considerato un fossile vivente.

    Le Comore

    A quel punto fu organizzata una ricerca mondiale per nuovi esemplari di celacanto, con un premio in denaro di 100 sterline, una somma decisamente ragguardevole per i pescatori africani dell’epoca. Quattordici anni dopo fu trovato un esemplare alle Comore: si pensava che fosse un altro ritrovamento unico, ma si scoprì che il pesce era noto agli abitanti delle Comore: i pescatori dell’isola di Anjouan non riuscivano infatti a capire perché fosse valutato tanto un pesce immangiabile come quello, da loro chiamato gombessa o mame, che ogni tanto finiva nelle loro reti per sbaglio. Oggi tuttavia sono ben consci dell’importanza della scoperta e del fatto che si tratti di una specie in pericolo e, ogniqualvolta un celacanto viene pescato, subito viene ributtato in mare.

    Il secondo esemplare, pescato nel 1952 dal pescatore Ahmed Hussain, fu inizialmente catalogato come una specie del tutto diversa, Malania anjounae (nome derivato da Daniel François Malan, primo ministro del Sudafrica ai tempi, e dall’isola di Anjouan), ma in seguito si scoprì che la mancanza della pinna dorsale era dovuta soltanto a un incidente avvenuto in giovane età all’esemplare. Ironicamente, Malan era un creazionista, e dopo aver scoperto che il supposto antenato di tutte le forme di vita terrestri era stato battezzato col suo nome, ebbe una reazione di insofferenza e disgusto.

    La seconda specie

    Nel 1997, Arnaz e Mark Erdmann stavano godendosi la loro luna di miele in Indonesia quando, al mercato di Manado Tua sull’isola di Sulawesi, si accorsero della presenza sulle bancarelle di quello che sembrava un gombessa, ma era marrone anziché blu. Dopo che un esperto ebbe notato la foto del pesce da loro pubblicata su internet, si procedette ai test del DNA, che dimostrarono che quella specie, chiamata dagli indonesiani Rajah laut (re del mare), non era collegata al celacanto delle Comore. Da allora la nuova specie fu chiamata Latimeria menadoensis.

    L’area marina protetta di St. Lucia in Sudafrica

    Il 28 ottobre 2000, nelle acque protette dell’area di St. Lucia, al confine con il Mozambico, i tre sommozzatori Pieter Venter, Peter Timm, e Etienne le Roux trovarono un celacanto alla profondità di 104 metri. Dopo essersi autorinominati “SA Coelacanth Expedition 2000″, il gruppo ritornò alla carica, questa volta dotato di equipaggiamento fotografico e altri sommozzatori pronti a seguirli. Il 27 novembre quattro di essi (Pieter Venter, Gilbert Gunn, Christo Serfontein e Dennis Harding) trovarono 3 celacanti, dei quali uno era lungo tra 1,5 e 1,8 metri, mentre gli altri misuravano circa 1/1,2 metri. I subacquei riuscirono a fotografare e filmare gli animali, ma purtroppo una volta riemersi Dennis Harding morì a causa di un’embolia cerebrale nello sforzo di aiutare Christo Serfontein che aveva momentaneamente perso conoscenza.

    Fra il marzo e l’aprile del 2002, il sommergibile Jago e il gruppo di sommozzatori Fricke Dive Team riuscirono a trovare nella stessa zona un gruppo di 15 celacanti, di cui una femmina incinta, riuscendo anche a raccogliere campioni di tessuto degli animali.”

    (Wikipedia)

    Stamane, partendo da Roald Dahl, sono arrivato fino al serpente a sonagli. La descrizione del veleno del serpente mi ha ricordato lo scambio di opinioni che avevo avuto con Amelia riguardo alla poeticità di termini scientifici. Non ho alcun timore a rivelare che il brano in inglese riportato con il titolo di Ars Poetica è per me poesia pura. E’ poesia pura anche perché l’ho decontestualizzato. Decontestualizzandolo, ho ottenuto (forse) ciò che dichiaro nella breve riflessione sulla poesia come ripetizione simbolica del gesto originario di nominazione.
    Capito?

  5. Climacus / Mar 7 2008 1:54 pm

    l’emipene non è bello a vedersi: ha un sistema di peduncoli spinosetti che lo ancorano alla topa di Signora Serpente, flou. Però posso mandarti la foto di un uomo con due piselli (senza peduncoli, ovviamente).
    Nota: il black mamba è di colore grigio verde. E’ l’interno delle fauci a essere nero. Minchia che paura.

    Elena, se ci fidanziamo (sarebbe anche ora, sono anni che ti corteggio), ti regalo un crotalus adamanteus! :D

  6. e.l.e.n.a. / Mar 7 2008 2:03 pm

    uao! come s’inanella lui, nessuno! :)

  7. Flounder / Mar 7 2008 2:56 pm

    adesso sì, clim.
    davvero.
    te lo giuro. se vuoi te lo rispiego, così non pensi che finga.

    (penso che sei un genio, sì, lo penso)

  8. amelia1 / Mar 7 2008 3:52 pm

    allora, visto che ci piace lo stesso gioco, vai alla voce
    teoria del gioco.

    dimmi se non ti porta dove penso io.
    a fare il barone rampante, per esempio.

  9. Ubikindred / Mar 10 2008 12:37 pm

    Del resto cromo esavalente somiglia molto da vicino alla parola morte ;-)

  10. direttivo / Mar 10 2008 5:19 pm

    non solo condivido
    non solo apprezzo

  11. Climacus / Mar 11 2008 12:00 pm

    nel mio pc si annida un orso troione che il mio avg non riesce a estirpare.
    (è vero, l’esistenza che meno è pressoché priva di preoccupazioni. Non riesco a spiegarmi dunque perché mi stia venendo un’ulcera da stress e per quale motivo alla solita extrasistolia si sia aggiunta da poco un’insistente tachicardia. Forse il mio corpo cerca di rimediare alla lacuna di premure esteriori procurandomene di autoreferenziali?)
    Flou, la prima volta che qualcuno mi disse che, secondo lui, ero un genio, è stato in terza media. Peccato che quel qualcuno insegnasse italiano, storia e geografia e che io avessi una fiducia cieca in quel qualcuno. Affrontai così i primi anni di liceo da genio e in terza fui bocciato.
    Mi convinsi in tal modo che ero un idiota e affrontai i successivi anni di liceo da idiota, finché, in quinta, non ci venne assegnato un compito in classe in cui veniva richiesto di analizzare il concetto di famiglia in Verga, mi si accese una lucina nella testa e sfornai una tesina che fece dire all’insegnante di Italiano e Latino che il genio rimasto fino ad allora quiescente si era finalmente risvegliato in me e che non capiva perché mi fossi crogiolato così a lungo nella mediocrità prima di uscire allo scoperto. Gli anni dell’università furono una corsa sfrenata atta a dimostrare la verità di due enunciati contraddittori, e cioè che a) l’insegnante era nel giusto e che b) l’insegnante aveva pronunciato una cazzata immonda. Il crollo era inevitabile.
    In uno dei primissimi colloqui con il Dottor O., lo psichiatra e psicoterapeuta che mi seguì per più di otto anni, mi venne detto quanto segue:
    “Lei è così convinto di essere un idiota che sarebbe disposto a scrivere un lungo e complicatissimo saggio filosofico a dimostrazione della sua tesi.”
    Mi innamorai di lui e fu per amore che accettai di essere un uomo qualunque e non quel prodigio di inettitudine o bravura -a seconda dei capricci del disturbo bipolare che intanto i farmaci livellavano- sul quale avevo fondato una sorta di visione mitologica del sé in quanto dover-essere (irraggiungibile: la lettura de l’essere e il nulla di Sartre mi aveva
    fornito nuove categorie di pensiero e nuovi alibi).
    Il dottor O. a volte mi manca, ma non fino al punto di invocarne la presenza.
    Ho così mantenuto una promessa fatta tempo fa ad Amelia, quella di parlarle del dottor O., per l’appunto.

    Ame, prima di passare alla teoria dei giochi, devo assolutamente trovare tutte le informazioni possibili su Cartagine e la prima delle guerre puniche per avere un’idea precisa dello sfondo su cui svolgono le vicende della Salammbo
    di Flaubert, uno dei due romanzi che sto leggendo in questo momento. L’altro è Chesil Beach di McEwan.
    (che sia davvero Flaubert lo scrittore perfetto?)

    Nel cromo esavalente ci sono miriadi di parole, Ubik. C’è la morte, c’è un solvente, un somaro, un morso tenace per il somaro e naturalmente una lente per guardarlo da vicino :)

    Già nella semplice condivisione sentirei l’apprezzamento, direttivo. Questo post, tra l’altro, mi dà l’impressione di gettare le fondamenta nel commento #4, senza il quale sarebbe davvero impossibile da comprendere. Ti ringrazio molto :)
    Ringrazio molto tutti voi :)

  12. Effe / Mar 12 2008 9:25 am

    in tutto questo, che è fascinoso (le cose esistono solo se raccontate e nominate, e non conosco altro livello di realtà), l’immagine di Dennis Harding che muore di embolia per Christo (che aveva momentaneamente perso conoscenza) è crisma e sacrificio mistico.

  13. Effe / Mar 12 2008 9:26 am

    (ovviamente, con quel tasso minimo di autoironia che Iddio, se esistesse, avrebbe dovuto usare nella creazione del mondo)

  14. Climacus / Mar 12 2008 7:24 pm

    temo che sei dio esistesse la sua autoironia sarebbe per noi disastrosa (inviare uno tsunami il giorno della vigilia di Natale, per esempio, o distruggere Lisbona durante la ricorrenza di Ognissanti), effe (sono onorato della tua visita :).

  15. tulipani / Mar 13 2008 9:41 am

    Prima di realizzare per benino che avevi stirato un’enciclopedia ipertestuale sulla dimensione lineare mi sono fatta distrarre dalle voci e ho pensato subito a una specie di copione:
    Voce A (erre arrotata, declamando e muovendo le braccia con larghi gesti d’accoglienza): “Roald Dahl, biografia, bibliografia, lettere, oggetti personali, indumenti e altre curiosità. Guardate che roba. Guarda che pezzo, bella signora” e poi
    Sottovoce (tono ammiccante, occhiata in tralice quando passa un gruppo di ragazzi con treccine rasta): “Newfouland, raga. Ho un Newfouland purissimo. Venti euro. Ti sballa solo a tenerlo in tasca”.
    Taglia corto Black Mamba (sibilando): “Back off, back off bitch. I have to Kill Bill. Back off.”

    Poi volevo dire che lo switch tra genio e idiota mi ricorda (questa volta è facile: è successo solo due giorni fa!) le prime pagine di Infinite Jest, comprato per colpa tua (irresistibile l’athlète savant). Il problema più voluminoso, con questo volume, per ora deriva dal fatto che quando a letto mi si chiudono gli occhi non lo posso infilare sotto il cuscino perché dormirei seduta.

    Poi, siccome sono un’amica, volevo anche avvisarti che stai correndo il rischio di diventarmi una blogstar.

  16. direttivo / Mar 13 2008 3:30 pm

    apprezzare infinitejest è un certificato di onorabilità intellettuale.
    la verità ci renderà liberi?
    saremo capaci di sopportarla?
    saremo capaci di sopportarlo?
    il concetto corrispondente è “cingolato”: un pensiero quasi troppo pesante.
    mi riassumo in contemplazione

  17. amelia1 / Mar 13 2008 4:36 pm

    meno male che non ho conosciuto il dottor O. l’avrei amato esattamente come te perché mi avrebbe detto le stesse cose:
    lei vive per dimostrare che non vale niente. o troppo poco. che poi
    troppo
    e
    poco
    non si dovrebbero mai usare insieme.

    si vive troppo.
    o poco.

    non c’è alternativa.

  18. Climacus / Mar 14 2008 2:01 pm

    più tardi rispondo a tutti. Adesso no, ho bevuto troppo rosso :)

  19. sbloblog / Mar 14 2008 3:02 pm

    Chi è il tuo pusher?

  20. Ubikindred / Mar 14 2008 4:08 pm

    O anche tipo: le mie tv non influenzano nessuno, ma Ciarrapico mi serve per raccogliere voti coi suoi giornali!
    :-D

  21. Climacus / Mar 14 2008 7:01 pm

    tulip, ti trovo in forma smagliante. Questo mi fa venire in mente che l’espressione “forma smagliata” l’abbiamo concepita nello stesso istante indipendentemente l’uno dall’altra, un po’ come leibniz e newton con il calcolo differenziale. Solo che newton e leibniz si odiavano e lo manifestavano apertamente, noi ci amiamo ma lo nascondiamo a noi stessi, e per questo motivo siamo costretti a concepire indipendentemente l’una dall’altro.
    Questo è il momento buono per chiedermi chi è il mio pusher, sbloblog; farlo prima mi sarebbe sembrato scortese. Comunque ne ho due: il primo mi compila le ricette, il secondo vi appone un timbro e mi passa la roba.
    Tulip, a diciotto anni credevo che sarei diventato una rockstar, nel duemilaetre credevo che sarei diventato una blogstar: ormai ho superato anche l’età per credere che quel cretino credulone fossi davvero io. L’unica caratteristica che condivido con la star è l’amore per i dadi (ho appena imparato a giocare a yahtzee).
    Direttivo e Tuli: Wallace è semplicemente arrivato prima di me ma questo non cambia la sostanza delle cose; altri 150 anni a disposizione e infinite jest l’avrei scritto io (magari copiando da Wallace, ma anche questo non cambia la sostanza, accidenti!)
    Di nuovo Tuli: ho scelto il termine voce perché era il più adatto a indicare che le tappe del percorso ipertestuale andavano intese sia come lemmi che come voci (o sottovoci) narranti.
    Direttivo, quella è una citazione da DFW, vero?
    Tuli, ricordi quando fosti tu a obbligarmi a leggere la vita istruzioni per l’uso? Quel libro continuerà a ossessionarmi finché avrò memoria. Quando lessi la storia del celacanto, la prima cosa che pensai è che poteva essere nata dal genio di Perec, e mi commossi anche un po’, anzi di più di un po’. Le morti premature di Perec e del sub, il fatto che nessuno dei due potesse raccontare quel magnifico incontro di fattori casuali e di elementi romanzeschi, lo iato magicamente colmato tra natura e finzione: insomma, c’era di che struggersi.
    Ame, il dottor O. mi ha semplicemente mostrato che non potevo continuare a martellarmi i coglioni (diceva proprio così) per ogni singolo errore commesso, soprattutto quando i giudici della mia condotta eravamo io e la mia inflessibilità di vetro. E gli errori rimanevano sovente allo stadio di intenzioni o fantasie.

  22. e.l.e.n.a. / Mar 14 2008 7:21 pm

    fantastico… tu, novello pierre menard!!!

  23. Climacus / Mar 14 2008 7:43 pm

    Elena, tu sei divina. A me “Finzioni” di Borges purtroppo era noto solo come titolo, e non sapevo nulla di Pierre Menard. Così, per merito tuo ho cercato e cercando mi sono imbattuto nel genio.
    Fatevi un favore, leggete
    qui
    .
    Grazie Ele!

  24. direttivo / Mar 16 2008 5:19 pm

    marstro: una citazione, appunto (e qui si aprano le dovute parentesi su pierre menard), scritta tutta da solo

  25. direttivo / Mar 16 2008 5:20 pm

    maestro, volevo dire, maestro

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