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febbraio 5, 2008 / Climacter

Ti faccio una sega se mi fornisci un’indicazione su come mantenere un atteggiamento di compassato nonsobenecosa di fronte al dilagare di ottiche reazionarie ed estremiste e alla montante intolleranza delle persone senza barricarmi dietro l’atteggiamento ipocrita dell’uomo di sinistra a corto di principii e pienamente risucchiato nelle contraddizioni di un relativismo culturale che non sa dare indicazioni su nulla

mi è bastato farle credere che sono interessato ai problemi ambientali
e mostrarmi preoccupato per quello che succede ai negracci in kenya
e difendere le ragioni di chi vuole il matrimonio tra froci, come se i froci fossero come me e te e mica dei depravati che si son rotti della fica o vallo a capire come gli gira preferiscono rompersi il culo
ma tu hai mai fatto sanguinare il culo di una troia
socheciandrestipazzoperilculorottodiunatroia
ma poi che cazzo me ne frega se
se
cioè, il marcio c’è sempre stato, e c’è pure chi ci sguazza bene nel marcio
perché io sono convinto che certa gente ci prova gusto a mangiare merda
e guarda che lì in india hanno ragione con la storia delle caste che se tu sei un paria, uno che non può manco mendicare, se tu sei un paria sei meno di uno scarafaggio
la povertà e la miseria sono anzitutto genetiche, non so se mi spiego,
vedresti come s’acquieterebbero quelli che tutti i giorni è una rottura di coglioni per i diritti dei deboli  le pari opportunità e tutte le frociate che farfugliano i senzapalle se solo la nostra religione come la loro contemplasse la trasmissibilità dei caratteri, delle tare e delle…
delle eccellenze…

 avresti dovuto sentire come le sparavo grosse con quella puttana
tumiconosci
se m’entra un ladroincasamicacipensosuduevolteaspararlo
finirò in cella, io, io che mi sono difeso
e chi è il ladro se non il paria che non accetta la sua condizione
no, amico, queste sono cose troppo intellettuali
il ladro non ha voglia di lavorare, è come quei comunisti di una volta
con la sindrome di peter pan e robin hood
ecco, io non ho fatto altro che abiurare, sai cosa vuol dire?
ho raccontato tutto l’opposto di quello che penso veramente
e lei ci è cascata, porcoddio,
che l’ho pure filmata mentre la sbattevo contro il muro
avessi visto il naso com’era ridotto, era
cazzo ne so, poltiglia, l’ho massacrata quella troia, quella troia che era, sì, che era più stupida di flaviavento, era.

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14 commenti

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  1. Climacus / Feb 6 2008 5:46 am

    non serve precisare che sarebbe folle identificare le opinioni del parlante con quelle dell’autore soltanto perché il testo utilizza l’artificio retorico della narrazione in prima persona.

    autentica è invece la preoccupazione esplicitata nella parte in grassetto.

  2. direttivo / Feb 6 2008 2:19 pm

    concordo con la preoccupazione grassoccia: il relativismo culturale ha fatto il suo tempo, a seconda dei casi.

  3. tulipani / Feb 8 2008 9:41 am

    Preterizionista!

    Comunque io saprei fornirtela un’indicazione su come mantenere un atteggiamento di compassato nonsobenecosa di fronte al dilagare di ottiche reazionarie ed estremiste e alla montante intolleranza delle persone senza barricarti dietro l’atteggiamento ipocrita dell’uomo di sinistra a corto di principii e pienamente risucchiato nelle contraddizioni di un relativismo culturale che non sa dare indicazioni su nulla.
    Solo che il premio mi fa una sega.

    Baci :)

  4. Climacus / Feb 8 2008 7:12 pm

    tuli, non posso credere che tu abbia letto la versione per soli uomini del post. In quella per sole donne il premio ti faceva un cunnilingio :D (preterizionista va al di là delle mie capacità di comprensione, ma so che è un complimento preterintenzionale)

    direttivo, questo post nasce sì dopo un lungo travaglio ma anche d’impeto, dopo che mi è capitato di sentire qualcuno dire senza vergogna che, siccome non aveva visto mai il funerale di un orientale immigrato in italia, allora era ovvio che i cinesi mangiassero i cadaveri dei propri estinti. Io provo a riassumere, ma so che così facendo cadrò nella più bieca banalità.
    Il pensiero della destra nel suo complesso (non necessariamente la destra fascista cui faccio massacrare una flavia vento simbolo di una certa sinistra imbecille fortunatamente minoritaria che purtroppo c’è e dà pure fastidio) è per sua natura un pensiero “forte”. Il conservatorismo ha certezze inattaccabili che derivano dalla ultra-semplificazione della realtà e di ogni sua possibile lettura e dalla chiusura ad una dialettica autocritica; non conosce dubbi perché scarta a priori le idee che gli vengono opposte bollandole come minchiate da segaioli; propone valori morali decrepiti a prezzi scontati ma solidi e ben definiti; sa con precisione quali sono le soluzioni per ogni questione, è solo sui metodi per applicare le sue ricette miracolose che ammette dibattiti e insicurezze.
    E’ insomma un tipo coi muscoli e il cazzo duro e una miopia che lo costringe ad avvicinarsi alle cose fino a toccarle con la mascella prominente per avere un vago barlume di comprensione della loro superficie, miopia che non gli è d’ostacolo perché non si è mai reso conto che essa è un difetto e non la condizione normale e che qualcuno ci vede molto meglio di lui (ecco, dal suo atteggiamento sulla miopia si capisce anche che non è esattamente un genio).
    Schiacciato da una parte da questo pensiero forte e stupido e dall’altra parte messo alle strette dal radicalismo di sinistra, anch’esso piuttosto burino e offuscato, mi chiedo semplicemente come faccia il pensiero debole che relativizza persino gli assunti cardinali del proprio stesso sistema di valori e che, tutto dubbi e vertigini, è l’ex grande conquista della saggezza e della cautela del moderato di sinistra che mi sono sempre vantato di essere, mi chiedo come faccia questo tipo di pensiero debole a sopravvivere, se già è un miracolo che sopravviva a se stesso.
    A me pare oltretutto che l’economia a scala planetaria, interconnessa ma priva di regole, abbia ulteriormente limitato le opzioni di scelta. La globalizzazione è già avvenuta e non poteva non avvenire data l’attitudine di fondo del capitalismo a irretire tutto (da ogni singolo aspetto della vita degli individui fino agli assetti geopolitici), cosa che rende risibile il messaggio no global ma che è anche il punto di partenza per una revisione seria delle idee di una sinistra che vuole tornare ad essere combattiva, chiara e (mi fa schifo la parola) competitiva. Se non ci si assume la responsabilità di innovarsi e di sospendere l’esercizio dello scetticismo sui propri principii, di proporre verità che non possano essere oggetto di dubbi e tentennamenti, se non ci si riorganizza insomma, beh, addio amico socialdemocratico, è stato un piacere averti tra noi a rompere un po’ i coglioni.

  5. Climacus / Feb 8 2008 7:16 pm

    ah, grillo ha ragione su una cosa: internet può essere un formidabile strumento per l’esercizio della democrazia.

  6. Ubikindred / Feb 11 2008 2:06 pm

    In tutto questo vi è però un errore di fondo. Mettere costantemente in dubbio i propri principi, lungi dall’indebolirli, li rafforza vieppiù.
    E’ chi ha principi intoccabili e verità rivelate che li vede crollare inesorabilmente sotto le tempeste del tempo.
    Il pensiero debole è in realtà il più forte, come la canna che si piega al vento, se è uno strumento gnoseologico correttamente utilizzato.
    Il punto è che però per dubitare di qualunque cosa, bisognerebbe prima riuscire a mettersi d’accordo su cosa si crede. E questo non è relativismo, ma nella maggior parte dei casi, semplice approfondimento.
    L’ignoranza porta all’unione purtroppo…
    P.S.
    Affermazione del tutto condivisibile ;-)

  7. direttivo / Feb 11 2008 3:57 pm

    bella ed articolata la tua versione in prosa, chiosa di quel nonsoche tricipite e indefinito che ti preoccupa.
    Malamente rapido snocciolo le tre teste del secondo me:
    – esistono valori a sinistra (assoluti come pace, uguaglianza, diritti. non conoscono relativismi.)
    – esiste una cultura a sinistra
    (è pensiero storico, dialettico, analitico e, questo sì, relativo più che relativista)
    – esistono metodi a sinistra (incroci tra valori e cultura, il vero come, la lezione più spesso saltata)

  8. amelia1 / Feb 12 2008 6:23 pm

    se la sinistra comincia ad avere delle idee chiare – o delle verità, chiamiamole con questo nome – genera, come la destra e il suo gusto retrò, solo delle caricature. forse, ma forse, l’unica certezza è cambiarle al volo. come dice il post, con quell’opportunismo così diffuso che starne fuori è bieco.
    comunque io mi sento bieca. non fosse altro per il suono che la parola produce.

  9. Climacus / Feb 12 2008 8:33 pm

    un cosa va specificata, e cioè che in un dibattito come questo il termine verità è sempre utilizzato nella sua valenza ideologica: nel discorso politico non esistono verità astoriche (verità autoevidenti, verità rivelate, ecc.), esistono piuttosto verità metastoriche, principi cioè nati all’interno del processo storico di genesi-approfondimento-consolidamento
    delle idee e radicatisi per azione del consenso comunitario perché rispondenti a requisiti come razionalità attuabilità pratica moralità (in senso amplissimo) e altri ancora non così facilmente identificabili fino ad assumere la connotazione di assunti teorici validi oltre il contesto culturale sociale ecc in cui sono nati cresciuti ed evoluti. Dignità della persona. L’esercizio della politica come perseguimento dell’interesse collettivo e non di quello privato. Eguaglianza. Ne devo dire altri?
    Quando ubi afferma che occorre prima riuscire a mettersi d’accordo su cosa si crede, ammette implicitamente la presenza di una di queste verità geneticamente storiche assurte a valori metastorici che è il principio del consenso in democrazia. E’ il consenso all’interno di una comunità che stabilisce quali valori idee credenze debbano essere tollerati incoraggiati scoraggiati repressi sanciti in una costituzione ecc. La vera questione è: quanto grossa deve essere questa comunità?

  10. amelia1 / Feb 12 2008 9:08 pm

    ma non esiste più una comunità, santiddio. possono perciò mai esistere delle regole – stratificate, sedimentate, che partano, ma sì, dal rispetto dell’uomo, se vogliamo avvicinarci al non plus ultra – se non si possono materialmente condividere.

    la globalizzazione esiste da un bel po’, eh. e non è che si viva più un guscio-comunità possibile.

  11. Climacus / Feb 13 2008 11:21 am

    ho letto la tua biografia della kovalevskaja e giuro che non ho più voglia di parlare del problema dell’individuazione (individuazione nel senso filosofico di caratterizzazione e specificazione di assunti ancora eccessivamente astratti e universali) di principii validi ma troppo generali che è la vera difficoltà cui il testo faceva riferimento. Se il percorso di ‘discesa’ dall’universale (libertà, eguaglianza ecc.) al particolare è equivoco, la solidarietà potrebbe essere scambiata per paternalismo, l’umanesimo per populismo e via di questo passo. E’ in questo stadio intermedio dell’idea che la sinistra deve proporre concetti chiari che non so fino a che punto siano attuabili senza una sospensione del dubbio.
    L’affermazione secondo cui non esiste più una comunità può essere condivisibile solo se viene interpretata come chiosa nominalista il cui implicito messaggio è quello di ricordare che di comunità ne esistono a decine di migliaia, forse milioni.

  12. Climacus / Feb 13 2008 11:22 am

    (biografia straordinaria, come ho già avuto modo di dire)

  13. direttivo / Feb 13 2008 1:11 pm

    le comunità si moltiplicano e delocalizzano, ogni nodo è un incrocio su cui insistono più famiglie di princìpi. il relativismo potrebbe essere una conseguenza macroscopica, non una causa.
    (vado, ché mi sento vieto)

  14. amelia1 / Feb 13 2008 1:24 pm

    ottima discussione. se ci fosse stato anche un bicchiere di valpolicella – in cui si riflette il mondo e finalmente si de-forma – sarebbe stata ancora meglio.

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