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novembre 10, 2007 / Climacter

SUMMMA THEOLOGICAE

ANGELICI DOCTORIS SANCTI THOMAE AQUINATIS

PRIMA PARS

QUAESTIO XIV

De scientia Dei

in sexdecim articulos divisa

ARTICULUS 10

Utrum Deus cognoscat mala

Ad decimum sic proceditur. Videtur quod Deus non cognoscat mala.

1. Dicit enim Philosophus, in III De anima, quod intellectus qui non est in potentia, non cognoscit privationem. Sed malum est privatio boni, ut dicit Augustinus. Igitur, cum intellectus Dei nunquam sit in potentia, sed semper actu, ut ex dictis patet, videtur quod Deus non cognoscat mala.

2. Praeterea, omnis scientia vel est causa sciti, vel causatur ab eo. Sed scientia Dei non est causa mali, nec causatur a malo. Ergo scientia Dei non est malorum.

3. Praeterea, omne quod cognoscitur, cognoscitur per suam similitudinem, vel per suum oppositum. Quidquid autem cognoscit Deus, cognoscit per suam essentiam, ut ex dictis patet. Divina autem essentia neque est similitudo mali, neque ei malum opponitur: divinae enim essentiae nihil est contrarium, ut dicit Augustinus, XII De civ. Dei. Ergo Deus non cognoscit mala.

4. Praeterea, quod cognoscitur non per seipsum, sed per aliud, imperfecte cognoscitur. Sed malum non cognoscitur a Deo per seipsum; quia sic oporteret quod malum esset in Deo; oportet enim cognitum esse in cognoscente. Si ergo cognoscitur per aluid, scilicet per bonum, imperfecte cognoscetur ab ipso: quod est impossibile, quia nulla cognitio Dei est imperfecta. Ergo scientia Dei non est malorum.

Sed contra est quod dicitur Prov. 15,11: infernus et perditio coram Deo.

Respondeo dicendum quod quicumque perfecte cognoscit aliquid, oportet quod cognoscat omnia quae possunt illi accidere. Sunt autem quaedam bona, quibus accidere potest ut per mala corrumpantur. Unde Deus non perfecte cognosceret bona, nisi etiam cognosceret mala. Sic autem est cognoscibile unumquodque, secundum quod est. Unde, cum hoc sit esse mali, quod est privatio boni, per hoc ipsum quod Deus cognoscit bona, cognoscit etiam mala, sicut per lucem cognoscuntur tenebrae. Unde dicit Dionysius, 7 cap. De div. nom., quod Deus per semetipsum tenebrarum accipit visionem, non aliunde videns tenebras quam a lumine.

Ad primum ergo dicendum quod verbum Philosophi est sic intelligendum, quod intellectus qui non est in potentia, non cognoscit privationem per privationem in ipso existentem. Et hoc congruit cum eo quod supra dixerat, quod punctum et omne indivisibile per privationem divisionis cognoscitur. Quod contingit ex hoc, quia formae simplices et indivisibiles non sunt actu in intellectu nostro, sed in potentia tantum: nam si essent actu in intellectu nostro, non per privationem cognoscerentur. Et sic cognoscuntur simplicia a substantiis separatis. Deus igitur non cognoscit malum per privationem in se existentem, sed per bonum oppositum.

Ad secundum dicendum quod scientia Dei non est causa mali: sed est causa boni, per quod cognoscitur malum.

Ad tertium dicendum quod, licet malum non opponatur essentiae divinae, quae non est corruptibilis per malum, opponitur tamen effectibus Dei; quos per essentiam suam cognoscit, et eos cognoscens, mala opposita cognoscit.

Ad quartum dicendum quod cognoscere aliquid per aliud tantum, est imperfectae cognitionis, si illud sit cognoscibili per se. Sed malum non est per se cognoscibile: quia de ratione mali est, quod sit privatio boni. Et sic neque definiri, neque cognosci potest, nisi per bonum.

 

(http://www.thelatinlibrary.com/aquinas/q1.14.shtml)


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16 commenti

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  1. ViperaVenerea / Nov 10 2007 5:23 pm

    Non ci provo nemmeno a tradurre. Cos’è?

  2. Climacus / Nov 11 2007 10:02 am

    è un brano della Summa di Tommaso D’Aquino in cui, come nelle migliori dispute medievali (esercizi di dialettica che opponevano maestro e studenti oppure filosofi di scuole diverse), si procede a dimostrare in accordo o contrariamente agli argomenti addotti da altre fonti illustri (Aristotele, la Bibbia, Sant’ Agostino, ecc.) la verità o falsità delle possibili risposte alla questione da cui prende avvio la disputatio, nel caso specifico se Dio conosca o meno il male.
    Tommaso, una volta accertato che, con Aristotele, l’intelletto che è puro atto non conosce privazione e che, con Agostino, il male è assenza (privazione) del bene, conclude che Dio, non esistendo mai in potenza ma sempre come atto, non può conoscere il male.

    E’ interessante il 3° paragrafo della dimostrazione in cui, appurato che la conoscenza procede per somiglianze o per opposti (conosco il finito, deduco che debba esistere l’infinito), per giungere alla conclusione che Dio non conosce il male, Tommaso è costretto ad affermare che l’essenza divina non è l’opposto del male. Un’ affermazione simile è già insita nella concezione secondo cui il male sia privatio boni, che esclude l’opposizione bene-male riducendo il secondo termine ad un non essere del bene (ma allora il male è causato dal bene? oppure il male semplicemente non è ed esistono solo gradi di bene?), però resta lo scandalo dell’asserire qualcosa di profondamente contrario a ciò che la dottrina ufficiale ci porterebbe a pensare.

    Ho riportato questi passaggi della dottrina tomistica perché entrano di diritto nella sfera delle mie ossessioni, parte della quale è occupata dalla teodicea: come si giustifica il male del mondo se si crede in un ente supremo (in cui peraltro io non credo)?

  3. Climacus / Nov 11 2007 10:07 am

    a proposito, ieri era il mio compleanno

  4. anonimo / Nov 14 2007 3:31 pm

    credo che il problema della derivazione del male si crei quando si identifica l’essere supremo come il sommo bene, altrimenti non c’è contraddizione.
    l’essere supremo, essendo supremo, fa un po’ come gli pare, quindi libero di mandarci peste, morte, desolazione, frigidità, filosofia.
    credo anche che applicare delle categorie all’essere, sia decisamente da supponenti :)

    eddie

  5. Climacus / Nov 14 2007 7:55 pm

    infatti io tendo a identificare l’essere supremo con il sommo bene e così mi trovo spiazzato, come dida dopo un rigore. Ma forse spiazzato è eccessivo. Meglio sviato. Sai, se decidessi di credere, pretenderei sia l’inferno che il paradiso. Perché è inutile credere a un essere supremo che non sia in rapporto con l’uomo. Più precisamente: in rapporto con me. Diciamo che inferno e paradiso sono i termini estremi di questo rapporto.
    E poi vorrei dire che la prospettiva di tendere unicamente al piacere un po’ mi schifa. Meglio tendere alla felicità. La felicità è più nobile e bella. Come si fa a credere in Dio e a pensare contemporaneamente che in Esso non risieda la felicità, che esso non sia il sommo bene?

  6. stayhard / Nov 15 2007 12:27 pm

    Cari Cartografi, il forum si sta lentamente popolando.
    Ad oggi siamo in 18.
    Eccoci, uno ad uno: 

    vis 
    hoover 
    azur 
    vener 
    turboscopa 
    biandbo 
    Misery 
    boycotto 
    rosso 
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    -cla- 
    supportiles 
    al 
    dido 
    quale? 
    madeinfranca 
    libertango 
    Lavinia 

    Avanti, chi manca all’appello?

  7. appenaintempo / Nov 15 2007 3:48 pm

    Io mi ricordo che uno dei due era cattivo. O Tommaso o Agostino. Uno dei due di sicuro lo era. Oppure tutti e due.

  8. eddiemac / Nov 15 2007 3:50 pm

    credo dipenda dalla definizione di dio, e dalla definizione di felicità.

    credo che la questione dell’essere supremo = sommo bene non sia rilevante, per dire, in ottica politeista. eppure l’idea di felicità non credo sia prerogativa dei monoteisti.

    alcune filosofie orientali identificano la felicità con l’atarassia, o con l’annullamento, e pur tendendo alla felicità, non hanno bisogno del concetto di dio, che è indifferente ai fini dell’annullamento.

    oppure, in un’ottica panteista, l’universo intero è dio, e dio è in rapporto con te, in quanto parte dell’universo.
    è anche interessante notare che in un’ottica panteista, la bestemmia è una mera tautologia :)

  9. Climacus / Nov 17 2007 10:23 am

    Eddie, credo che abbraccerò la tua complicatissima religione, anche se so che mi dispiacerà tantissimo abbandonare l’uso delle maiuscole :)

    Appenaintempo, Agostino aveva un carattere terribile. Fosse nato ai nostri giorni, sarebbe sicuramente finito in riformatorio. Tommaso invece doveva continuamente guardarsi alle spalle e rigare dritto, perché su di lui incombeva perenne il sospetto che fosse un eretico. Fosse nato ai nostri giorni, sarebbe probabilmente un neurochirurgo con l’hobby della pirateria informatica.

  10. appenaintempo / Nov 20 2007 12:11 am

    Oh vedi, mi pareva che uno era un tipo da “botte da orbi”.

  11. ViperaVenerea / Nov 22 2007 11:26 pm

    Hei, auguri in ritardo!

  12. Climacus / Nov 23 2007 9:00 am

    grazie Vip :)

  13. Ubikindred / Nov 23 2007 10:26 am

    Comunque io ricorderei un paio di questioni interessanti:
    1) Agostino era un noto buffone…e poi non puoi andare a puttane (oltre che esserne figlio…sic traduntur) fino ai 40 anni e poi ti svegli una mattina e…zac! Sei diventato santo! E tutti quelli che fanno quel che facevi tu fino all’altroieri…zac! All’Inferno…
    2) Tommaso se la menava di bestia…come quando ha messo il suo tomone nella cattedrale di Notre Dame, così che Dio se lo potesse leggere per dargli il parere (e i contemporanei dicono che l’abbia fatto davvero e che durante la notte si poteva vedere il libro a mezz’aria sfogliato da una mano invisibile…chissà che si facevano nel medioevo!?)…no, dico, leggermente ambizioso il tipo!

    Comunque, dato che per assunto non è accettabile un universo irrazionale, quanto, al limite, a-razionale e dato che in un’ottica panteistica, anche Eddie sarebbe Dio e ciò è palesemente contrario ad ogni raziocinio, se ne evince che il panteismo non può essere.
    Q.D.E.

  14. Ubikindred / Nov 23 2007 10:33 am

    P.S.
    Anche l’identificazione di Dio come sommo bene può funzionare purchè si ammetta che la nostra interpretazione del bene e del male possa essere ben lungi dall’essere perfetta. Se la morte della cara nonna in un universo quantistico, evita la sparizione della intera popolazione del Pakistan, per dire e tu non lo sai…Dio è stato buono o cattivo a lasciar morire tua nonna?

  15. Climacus / Nov 23 2007 12:49 pm

    ma perché proprio mia nonna! (haha)
    senti, Agostino sarà pure andato a puttane, ma nel frattempo si trovava a seguire un percorso spirituale tutto rovi spinosi e ortiche. Aderì persino al manicheismo (e fu proprio questa sua iniziale infatuazione a renderlo poi così acido). Voglio dire che era un uomo di straordinaria intelligenza che aveva incontrato il male di vivere, il cancro dell’anima. E si sa, se parli di droga all’ex eroinomane, non aspettarti da lui un atteggiamento conciliante, aspettati piuttosto il bastone o il malleus malificarum.
    Questa cosa di Tommaso non la sapevo. Riesco solo a dire una cosa: MINCHIA!
    PS. il panteismo è una minchiata. Molto meglio il paneddismo :D

  16. Ubikindred / Nov 27 2007 2:10 pm

    Appunto, insopportabile come quelli che hanno appena smesso di fumare e che si trasformano in rompicoglioni inenarrabili.
    E copmunque altro che male di vivere…S.Agostino il male di vivere l’ha fatto venire a tutti gli altri, lui e Paolo di Tarso, altro esaltato del cacchio…

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