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ottobre 8, 2007 / Climacter

Spargere pensieri che siano utili per chi si appresta a leggere
 
Se io mi trovo in una posizione tale da non poterti vedere, significa che nemmeno tu puoi vedermi. Ma non è così e a rimpiattino, complice il paralogismo, mi scovavano sempre. Dio non dovrebbe fare la conta, uno due e tre, e non solo per ovvi motivi d’onniscienza. Se sei sopra ogni cosa, nulla può sfuggirti. E’ probabile che Dio se ne stia acquattato sull’albero della conoscenza e che gli uomini trovino nella propria ombra, nell’essere cioè inscritti nella propria ombra, il nascondiglio migliore. L’ombra è assenza di contorni. Ma Dio è zenitale.
Nel rimpiattino è dissimulata una sorta di teatralità religiosa che inconsapevolmente include in sé un’idea primitiva di predestinazione. Dialettica del celarsi-rivelarsi. Chi ha successo a rimpiattino avrà successo nella vita, dominio in cui si snoda il conflitto tra celato e rivelato (ente diveniente, che cazzo) e il successo è, secondo l’etica del protestantesimo luterano e soprattutto calvinista, il segno premonitore e annunciatore di una salvezza (tana libera tutti) già concessa.
 Qui non si tratta soltanto di un gioco che sublima il rapporto naturale tra preda e predatore. In natura il mimetismo è altrettanto sviluppato in animali che lo sfruttano per difendersi come in animali che da una mistione di superfici con l’ambiente così affinata da renderli oggetti quasi indiscernibili di un suberbo trompe l’oeil reale, tendono agguati letali. Rimpiattino, presupponendo un sistema di ricompense-punizioni che coincidono come nella maggior parte dei giochi con il ribaltamento dei ruoli, con il cacciatore che diviene preda se questa è scaltra abbastanza da fuggire e salvarsi -tana libera tutti- senza tuttavia opporre dei diaframmi simbolici (le pedine dello scacchista, le carte da gioco, ecc.) che liberino gli attori dalla responsabilità di incarnare in prima persona l’azione spesso cruenta, è l’evocazione diretta di quella drammaticità (contenuta anche nei rituali religiosi) espressa da una condizione che, ponendo l’uomo al vertice della scala evolutiva, fa di esso contemporaneamente preda e predatore di se stesso. Il rimpiattino è la prima forma d’arte e di religione conosciuta dal singolo individuo agli albori della sua propria umanità. In esso è facile ravvisare i rudimenti della tragedia greca. Quella tragedia che nasce con Niestzche e che prima di Niestzche era rimasta nell’ombra. Inscritta nella propria ombra.
E’ solo rammentando le associazioni libere cui questi pensieri rimandano che andrebbe letto il capolavoro di William Golding "il signore delle mosche". Sono le stesse associazioni che il libro, a distanza di tempo, ha generato.
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7 commenti

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  1. tulipani / Ott 9 2007 10:55 pm

    Accidenti. Adesso non so se la mia impellenza più impellente è quella di rigiocare a rimpiattino (nascondino, dalle mie parti), di leggere il Signore delle mosche, di coprirti di lodi sperticate, o di dare finalmente una svolta avventurosa alla mia vita.

  2. Andylarock / Ott 11 2007 3:59 pm

    io a rimpiattino mi annoiavo…
    ora però mi è venuta voglia di giocare a mosca cieca…
    (a proposito di Golding, attualmente casualmente sto leggendo un libro di un suo grande amico, Lovelock simpaticissimo e geniale scienzato ultra ottantente che ho visto a MN)

  3. anonimo / Ott 20 2007 7:00 am

    questo post è maestoso. E poi il bomba (o tana, dipende dalle regioni) lo vedo davvero pertinente in chiave escatologica.
    Beh, adesso conto io…

  4. Climacus / Ott 21 2007 6:00 pm

    ultimamente, ragazzi, parlo molto di dio senza conoscerlo. Prima dio era solo un interiezione. Sta diventando qualcosa di più. Una specie di sudoko in cui non tornano i conti. Non che mi senta sull’orlo di una crisi spirituale o di un afflato vocazionale. Credo piuttosto che dio sia un ottimo argomento di conversazione interiore, come la legge in senso astratto per un parlamento.
    Tuli, dài una svolta avventurosa alla tua vita stando attenta a non sperticarti troppo di lodi. Ci sono lozioni che proteggono molto bene dalle sperticazioni.
    Andy, gli scienziati ultraottantenni sono tutti razzisti. Lovelock come nome non mi suona nuovo…
    Vou, sei sempre troppo buono. Ti sarebbe bastato togliere la e di escatologica per coprirmi di merda.

  5. amelia1 / Nov 17 2007 10:53 am

    sei dio giocasse con noi, dovrebbe necessariamente stare ad alcune regole. le regole del gioco sono più ferree della legge morale. della legge individuale.

    ma dio non ci sta. per questo i suoi adepti si chiamano fedeli?
    perché sono gli unici a stare ad un gioco in cui c’è un componente invisibile?

  6. Climacus / Nov 19 2007 12:26 pm

    Più ferree e meno contraddittorie. Dio, a legibus solutus (assoluto) è superiore alla legge, anche a quella morale: insomma, se vogliamo giocare, allora Nietzsche ha ragione ed è necessaria la morte di Dio. Altrimenti il gioco non è più un fine in sé e per sé, non è libertà di creazione (ricreazione?): i fedeli partecipano ad un gioco a premi.

  7. amelia1 / Nov 19 2007 5:20 pm

    certo. si vince un viaggio. passi che sia senza ritorno, ma che sia dove gli pare e piace a dio, assomiglia parecchio ad una truffa. aggravata.
    per la truffa aggravata (dall’ingenuità dei truffati o dalla loro condizione di inettitudine) è previsto il carcere.

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