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agosto 17, 2007 / Climacter

100

Dormire con il ventilatore acceso puntato ai piedi e a velocità minima per schivare i rischi associati all’inalazione di troppa aria e all’ingestione di troppa ventilazione non dà sollievo durante la notte afosa e ti riduce a una larva umana non appena sorge il sole. Alle 5.00 am di venerdì 17 agosto, giorno dei tulipani, ho cominciato ad avvertire le prime fitte di dolore irraggiarsi dagli alluci fino alle tempie. Urinare con cautela e nella semioscurità per non nuocere al sonno degli ospiti, segnatamente mio fratello, compagna e figlia, alloggiati nella camera da letto adiacente a quella dei miei genitori che è a propria volta adiacente al bagno, mi ha solo alleggerito del gravame vescicale, lasciando inalterato il mio stato di sofferenza globale generalizzato. La pizza quattro stagioni ingollata come gli struzzi ingoiano le pietre la sera del 16 seguita da un gelato più freddo del gelato mediamente freddo deve aver avuto il suo bravo ruolo nella faccenda. Tante sono le ingerenze da valutare nel momento in cui si snocciolano gli eventi alla ricerca di cause secondarie cui accollare la funzione di attori e artefici primari perché sempre ci si impone di meditare un alibi quando si sa di essere colpevoli, che quasi si scorda il malessere dell’indigestione podale e quasi ci si riaddormenta pur continuando nell’attività ora diventata pressoché sonnambolica di tastarsi e premersi e strizzarsi le parti dolenti in un riemergere di sensazioni che è anche un regredire a stadi fanciulleschi in cui la mimesi rivolta ai (percepiti) giochi seriosi degli adulti assurge a occasione archetipica per imparare ad esplorare il corpo, proprio o altrui, proiettandosi nella figura del medico o dell’infermiera saccente, se non fosse che alla minima avvisaglia di un ritorno di fiamma della coscienza critica atta a svelarci i meccanismi di questa catarsi ipoonirica il castello di carte autoconsolatorio di cui è indubbio però anche il valore evolutivo in termini di diritto oscuramente intuito alla sopravvivenza dell’individuo come esemplare assiologico-noematico della specie intera non crolli per far riaffiorare fitte e spasmi e informarci delle pretese nostre fin troppo pretenziose di rifiutare ogni responsabilità soggettiva associabile al proprio soffrire comune.
Questo secondo me è, con una certa approssimazione dilettantesco-scimmiottatrice, lo stile di David Foster Wallace, lo Wallace che mi ha tenuto compagnia dopo la seconda decisiva sortita in bagno con quel suo modo assurdo di interpretare la letteratura come una sorta di verbosa evacuazione, tanto corporea quanto astratta.
Come sempre i pareri di altri scrittori famosi rimortati sul retrocopertina mi lasciano perplesso, per usare un eufemismo. Avrete notato sicuramente la bella citazione tratta da un articolo di Orwell sul declino della lingua inglese che fa da imprimatur autoinflitto alle apologie e apostasie. Franzen dice che infinite jest è un’opera spettacolare capace di intossicarvi con la sua comicità: è vero che ho letto solo un decimo del tomo e che probabilmente tutta la comicità si è spostata negli altri nove decimi durante il trasporto, quando il libro giaceva su un fianco e veniva sballottolato nel suo involucro dall’azione combinata di strada sconnessa-sospensioni scariche della macchina, però è anche vero che fino ad ora ho riso soltanto tre volte, perciò mi viene il dubbio che probabilmente non avrei riso ma soltanto sorriso se prima non avessi letto il commento di Franzen. A me Wallace sta mettendo addosso un’angoscia divertita e attonita o meravigliata o intorpidita o disgustata o drogata come quella che si prova la prima volta che si va al circo (da spettatori, intendo) o ci si droga.
E guarda un po’, questa prima parte di lettera, perché di e-mail si tratta, mi piace così tanto che forse ci farò un post dal titolo Wallace e Wallaciani: il Water come mezzo di intrattenimento.
Ad ogni modo, scopo della lettera era quello di trasmetterti quell’imbarazzo tutto intellettuale che provavo fino a pochi anni fa quando sentivo la locuzione-esclamazione (locuesclamazione) cerimoniosa "cento di questi giorni!" che, interpretata in senso ampio come l’augurio di godere di altri cento giorni festosi, consideravo una roba un po’ tetra e menagrama, tipo avere una vita brevissima oppure lunga o media ma infelice che insomma 100 giorni spensierati e gai son davvero pochi. Poi ho capito che bisogna interpretare la locoauguroesclamazione in senso stretto, senza staccarsi neanche di un’unghia dalla letteralità di contesto e evento in cui essa è di solito calata, e che i cento giorni sono cento anni ma non di solitudine come quelli di Garcia Marquez che insomma cento anni di solitudine son davvero un eccesso capovolto da evo consumistico. Non avendo ancora assimilato a sufficienza la lezione, tuttavia, in questo 17 agosto 2007, io voglio augurarti circa 36000 di questi giorni, sicuro che nelle prossime ore sarai festeggiata a dovere e ti sentirai alla grande oltre che grande. E allora…

Buon compleanno, Tulipani!

 
 
 

 
 
 
con tutto il cuore,
Climacus

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15 commenti

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  1. ViperaVenerea / Ago 17 2007 12:42 pm

    Climacis, finalmente! Iniziavo a darti per disperso e me ne stavo di vedetta in trepida attesa e anche ormai un po’ scoglionata, quando, ecco, oh, hai postato.
    In quanto a Wallace: Infinite Jest ce l’ho in casa e mi fa un po’ paura aprirlo. Secondo me Wallace è grande come saggista e meno grande come romanziere (almeno a giudicare dal poco di narrativo che ho letto, ossia un paio di racconti).
    Se non l’hai fatto leggi Considera l’aragosta, lì si che è impossibile non ridere. E spegni il ventilatore che bene non fa.

  2. anonimo / Ago 17 2007 2:34 pm

    WoW! Un compleanno in rete!

    1000 grazie, Climmino

    tulipani

  3. Climacus / Ago 17 2007 3:49 pm

    Non saprei, viperuzza. La Pivano dice che Infinite Jest è più o meno un capolavoro ineguagliabile, anche se la Pivano ha già scovato almeno settecento capolavori ineguagliabili che erano ineguagliabili fino a che non venivano eguagliati e magari superati da un altro ineguagliabile e allora io faccio lo scettico più che altro perché mi piace l’espressione dello scettico un tantino accigliato che mi fa l’occhio più intelligente e il mento più appuntito. Comunque io apprezzo veramente un libro solo alla seconda lettura. Ma come cazzo faccia a concedere una seconda lettura a un libro che non ho apprezzato veramente alla prima lettura, questo è un mistero che definire mistero è riduttivo e francamente credo che solo una testa di cazzo userebbe espressioni come questo è un mistero che definire mistero è riduttivo e francamente, perciò mi darei poco ascolto o punto.
    Con te sono incazzato perché sparisci quando ci sono e riappari quando sparisco io, cosa che dà ai nostri incontri quel sapore di aleatorio stocastico e stocazzico che mi rende inconsolabile avendo bisogno, sempre io, di guardarmi allo specchio e immaginarti vicina, se non proprio accanto a me, almeno dietro di me, a grattarmi la schiena o a passarmi il gilette sensor XP sulle natiche. Ho visto quanta roba hai scritto in luglio. Io che cazzo ho scritto in luglio? E poi non credo a una sola parola di quello che dici, non alla storia del grande acaro che sviluppa le foto sotto al divano, né alla storia del babino equadoreno che passa il tempo in biblioteca e si fa adottare da ciascuna bibliotecaria finché non adotta lui stesso Dahl, né alla storia che scassini le librerie per sparararti in vena harry potter in anteprima mondiale né a quell’immagine che ti ritrae un po’ a colori un po’ in bianco e nero né a quell’altra storia del motociclista che non rutta e non ha il barbone unto di grasso di cotechino che cammina con la testa china su un libro o a quella molto più verosimile del tipo che sembra stia per pisciare contro un albero e invece controlla che dentro le mutande ascellari gialle ci sia ancora tutto né, e termino, quella barzeletta di te che parti per barcellona quando so benissimo che barcellona ti fa vomitare. Vorrei però sapere come ti chiami, così faccio gli auguri di buon compleanno (ma quanti compleanni in questi due giorni!) via mail a una persona cara e non a una vipera e magari ci mettiamo anche d’accordo su quando scrivere e quando darci per dispersi. Scherzi a parte, ti auguro un compleanno e una vacanza memorabili, cara diavolorosso. Echecazzo.

    (tul, sul tuo blogghe volevo postare sta roba e non la foto di me nudo che stappa una bottiglia di spumante. Non che sia pentito di ciò che ho fatto, dico solo che se mi avessero preso di profilo l’immagine sarebbe risultata più adeguata.)

  4. Akin / Ago 17 2007 9:13 pm

    Mi associo agli auguri con sirena da stadio che, non so se immaginate, ma in quest’appartamento ha appena sfondato una finestra dal casino che ha fatto.

    Auguri, Tulip.

    E tu – si, tu – Climacus,
    sei un genio.

    Baci

  5. Climacus / Ago 18 2007 9:25 am

    ah! ti sei ribloggato!! Adesso vengo a trovarti…

  6. fuoridaidenti / Ago 22 2007 9:39 pm

    Tranne “Oblio”, ma solo perché ci sono un paio racconti dove non si capisce la fine (ne ricordo uno, “Mr. Squishy” o qualcosa del genere) perché sono stati tradotti male (hanno preso fischi per fiaschi) e considerato com’è articolata la prosa di DFW, se non traduci perfettamente c’è caso che prendi il cazzo per il banco dell’acqua (espressione partenopea, intraducibile, ovviamente, ma siamo in tema e allora ce la lascio).
    (Non so se sono arrivato ad esprimere un pensiero di senso compiuto, ma ne dubito). Tranne Oblio, dicevo, qualsicosa abbia scritto DFW, quei saggi tipo “Tennis TV Trigonometria” ecc. ecc. oppure “Una cosa divertente” ecc.ecc. o “Verso l’occidente” ecc. ecc., mi sembrano superbi assai Infinite Jest in primis e per quel che ricordo c’è poco o nulla da ridere, io lo ricordo tragico addirittura in certi punti mah!

    Auguri, con ritardo ma sinceri

  7. eddiemac / Ago 27 2007 9:02 am

    no, dico, tulip, non potresti compiere gli anni un po’ più spesso?
    (poi ci sarebbe quella cosa dell’anzianità, lo capisco, ma insomma, fallo per noi, come dicono i calciatori)

  8. Climacus / Ago 27 2007 1:38 pm

    Palla contesa è della difesa, Eddie.

    E’ vero Calma, Infinite Jest è come dici tu. Non riesco a smettere di leggere, me lo sto sparando in vena a dosi massicce. Wallace mi esalta. Sebbene ci siano davvero dei momenti in cui sbellicarsi dalle risate, credo che quando l’avrò finito lo ricorderò come un testo tragico oltre che irripetibile.

  9. Andylarock / Set 10 2007 1:35 pm

    Culo!

  10. Andylarock / Set 10 2007 1:39 pm

    Scherzavo.
    Volevo solo dire che ultimamente ho scoperto un romanziere eccezionale, definito da molti critici il migliore europeo vivente. Credo non si siano sbagliati di molto.
    Bjorn Larsson. Ha uno stile narrativo che pare ad un intreccio tra Hemingway, Stevenson e Celan. Sono andato ad ascoltarlo a Mantova è l’ho scoperto anche un grande esperto di lingue, grammatica e saggistica, oltre ad essere un simpaticone. Lo consiglio.

  11. Climacus / Set 13 2007 2:03 pm

    culo chi non lo dice!
    grazie per la dritta, garbus.
    io invece ti consiglio, se già non la conosci, alice munro, scrittrice canadese che ha il dono di farti sentire migliore.

  12. Andylarock / Set 17 2007 1:29 pm

    MMM… la conosco ma non l’ho mai letta. Mi hanno accennato qualcosa di “In fuga” edito da Einaudi. Intendi quella?

  13. Climacus / Set 17 2007 1:56 pm

    sì, proprio lei, anche se io ho letto “Nemico, amico, amante…”, una raccolta di racconti, uno più bello dell’altro.

  14. Andylarock / Set 28 2007 9:12 am

    Sbattersi per scrivere è un lavoro veramente duro. Si è sempre in giro a cercare, a pubblicizzarsi, a incontri letterari di amici di amici di quello e quell’altro, a presenziare a concorsi, a leccare il culo a qualche giunta perchè ti mettano in programma in qualche evento culturale, a leccare il culo a questo e quello per avere informazioni, a rompere le scatole a tutte le librerie di zona perchè ti espongano, ma per lo meno si conosce molta gente interessante (insomma trovarsi faccia a faccia con gente come Bonnefoy o Chandra o Ames o la Merini non è cosa da tutti i giorni). Alla fine l’ultima cosa che guardi (almeno per quanto mi riguarda) sono le vendite. In poche parole scrivere oggi vuol dire viaggiare e non essere quasi mai a casa, a meno che non si voglia essere uno di quegli autori che non muove un dito fuori casa(una specie di Pessoa) . Ma in tutto questo casino, tra una settimana me ne torno a vivere a Castel. Cvindi tieni bene aperti gli occhi perchè verrò a romperti i ciglioni…

  15. Climacus / Set 30 2007 2:02 pm

    ti aspetto, minchione :)

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