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luglio 17, 2006 / Climacter

Ce l’hai presente quello spot?

Di me si dice in giro, e non occorre girare tanto, cioè, basta passare una giornata con mio fratello, e mio fratello sarà il primo a contartelo, che io sia un adulto dappertutto tranne che nella testa. Cioè, l’età adulta, ecco, mi aveva accresciuto i piedi a dieci anni, che già portavo le scarpe che porto adesso, e poi mi salì per le gambe, tanto che a undici anni erano cosparse dei peli che pure ora le fanno cespitose e nerissime di peli, e continuò a salire e salire, fermandosi però al naso e ai sopraccigli, che sono una cosa indistinguibile, i sopraccigli e il naso, e più su di lì non le piacque andare. E infatti porto il cappellino uguale uguale al cappellino con visiera che mi regalarono per il mio settimo o ottavo compleanno, non uno più largo o più serio, proprio lo stesso. E così il mio carattere è rimasto di indole piccina e imprudente, scioccamente giocherellona, nonostante io somigli a un ragazzo di trent’anni che ha già i capelli che si diradano sulle tempie e sul cocuzzolo della testa e che perciò il cappellino gli torna utile e, nonostante che abbia imparato a somigliare anche nei modi e nei costumi a quel ragazzo ormai uomo a tutti gli effetti con pochi capelli, per certi aspetti e sotto tanti punti di vista so di agire come un bambino e pur sapendolo e lagnandomene con lo psicologo, magari sentendomi complessato, non so fare nulla -e se lo sapessi anche fare non me ne importerebbe e resterei così come sono-, non so fare nulla per essere grande e responsabile anche nella testa. C’è mio fratello che ti direbbe un sacco di cose cattive sul mio conto ma se mamma lo sentisse, vedresti mio fratello, che ha dodici anni più di me e venticinque meno della mamma, per cui la mamma mi mise al mondo che aveva 25 + 12= 37 anni, un’età piuttosto tarda per una donna che voglia ingravidarsi e assumersi i rischi del parto e che perciò le ha fatto preferire me a mio fratello, lo vedresti tutto trafelato e sulla difensiva a rintuzzare la rampogna di mamma. Ti chiederai com’è che ho imparato parole difficili alla stregua di rampogna se sono di mente ristretta e io ti capirò e, per educazione, eviterò di giudicarti aspramente. Papà ereditò dal nonno tantissimo sapere enciclopedico, cioè, morto il nonno, la treccani passò al papi che subito la cedette a me. "Giocaci tu che io non ho tempo," mi disse una volta con una certa enfasi, perché scandì bene tutte le lettere, e non con l’intenzione di recapitarmi un qualche messaggio cifrato, ché non mi riteneva capace di capire l’esplicito, immaginiamo il sottinteso, ma per la mamma, così che lei potesse sentire quanto disprezzo c’era in quella frasucola. Papà non mandava giù il fatto che mamma mi difendesse sempre, anche quando mettevo il termometro nella minestra o tagliavo la coda alle lucertole (l’iguana del vicino) e si arrabbiasse se lui o mio fratello in tali circostanze mi apostrofavano con epiteti affatto sprezzanti, tipo quella volta che misi il termometro nella minestra e mi dissero ‘testa di merda’ perché il mercurio ruppe la cannuccia e il vetrino e finì sulla tovaglia. A me piacquero tantissimo le sfere perfette formate dal mercurio, perché il mercurio, fuori dal termometro, è fatto di palline, e mi stupii anche che in natura esistesse la perfetta sfericità. Comunque io non usai le pagine della treccani per farci barchettine e aereini, ma le lessi, non tutte, con avidità. E ne uscii magari con una sintassi ancora un po’ claudicante, che forse è il fio che mi tocca pagare alla testa puerile che l’età adulta non m’ha baciato, ma con un bagaglio di nozioni e cognizioni davvero ingente.
Voglio tornare indietro nel tempo, ché a chi scrive è concesso il prodigio di saltare nel passato, e raccontarvi di ciò che capitò a un amico mio nel pieno di un’estate così torrida che di così torride a memoria d’uomo non se ne registrarono mai e mai si registrerano nei secoli dei secoli. Il caldo era talmente improbo da ricacciarti nel letto appena ti provavi a cacciare un piede fuori per arrancare fino in cucina, aprire il freezer e succhiarti un ghiacciolo, sicché non c’era altro da fare che restarsene a letto. Ma il mio amico, diversamente da chi scrive, di starsene a letto tutto il santo dì non voleva saperne, incapace di discernere quale sia il momento propizio per il moto e quale per la stasi. Lui era sempre iperattivo, anche se i termometri scoppiavano da soli per via del caldo e le case erano invase da piccole sfere perfette che a guardarle si restava incantati. Il giorno più caldo di quell’estate rovente, prese il motorino e andò in piscina, dove rimase tutto il giorno, nonostante la piscina fosse deserta perché la gente preferiva intrupparsi nei centri commerciali, dove l’aria condizionata refrigera più che altrove e volentieri si suda l’uno addosso all’altro. Ustionato e già pronto a sviluppare melanomi, il mio amico si rivestì con cautela per non levarsi di dosso la pelle, riprese il motorino e fece ritorno a casa che già imbruniva. Cioè, calava la sera.
-Hai dimenticato di nuovo di metterti il casco!- disse sua madre quando lo vide che sistemava il Ciao in rimessa.
-Certo che l’ho messo!- disse il mio amico, e qui finisce il prologo e comincia la storia vera e propria, perché la madre, figgendo gli occhi in faccia al figliuolo, fece una di quelle espressioni sconvolte che si fanno tipo quando si inorridisce per aver visto uno che non ci ha più la pelle ma muscoli sanguinolenti esposti, le si scarmigliarono i capelli da soli e andò a barricarsi in casa, senza pronunciare una sola parola di senso compiuto. Giunta in casa, proruppe in un pianto matto e disperatissimo.
-Mamma, che c’è mamma?- urlava intanto il mio amico, che avrebbe voluto essere un fantasma per attraversare la porta inchiavardata e squassare per le spalle la madre, credendola impazzita per il sole e per la quale provava empiti di una pena e di una preoccupazione tutta filiale.
La risposta gli giunse dopo un buon quarto d’ora d’attesa e aveva il sinistro ùlulo della sirena e l’atro scintillìo del lampeggiante. Giunsero sia la polizia che l’autoambulanza.
A dirla tutta, giunsero sei auto della polizia e due autoambulanze. E poi i pompieri. E poi un elicottero dell’esercito, di quelli grossi e mal sagomati, che possono capire un intero reggimento. Qualcuno, alla vista di Carlino, il mio amico, rese temporaneamente l’anima al signore, cioè perse i sensi. Qualcun altro si fece il segno della croce nominando il nome di dio invano. Qualcun altro avrebbe di già sparato a Carlino, se un militare col megafono, certo un colonnello o magari un generale, dall’elicottero che stazionava a pochi metri da terra, giusto sopra il cortile nel mezzo del quale Carlino giaceva braccato e con le brache piene, non avesse intimato agli uomini di non fare fuoco. Ah, in quale abominio si fosse trasformato Carlino non sappiamo proprio dire, né abbiamo cuore di dirlo.
-A Soresina,- gridò la madre di Carlino, affacciandosi da una finestra, -non si dicono le bugie!- Ed è vero, Carlino il casco mica l’aveva messo.
 
Io comunque vi avevo avvertito che ci ho la testa cazzuta di un bambino.
 
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31 commenti

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  1. Climacus / Lug 17 2006 3:14 pm

    Ma sì, ma sì, latte burro e formaggi Soresina! A me quello spot dava i brividi.
    Daniele, l’Italia mi è piaciuta contro la Germania, la Francia contro il Brasile. La finale è stata bruttina. La Francia, senza brillare, ha giocato meglio, soprattutto Henry. Come Henry prendeva palla, il cuore prendeva a palpitarmi e il buco del culo mi si tappava. Durante i rigori ho battuto il mio record personale, raggiungendo le 240 pulsazioni al minuto. Due pulsazioni in più e sarei morto. Prima della partita ho sognato Berlusconi che diceva che anche uno che non sa un cazzo di calcio avrebbe fatto marcare Zidane a uomo e Lippi che se ne andava sbattendo la porta e con la voglia di mandare Berlusconi a cagare.

    Andy, io sono un tipo a posto, con la testa sulle palle.

  2. mrka / Lug 17 2006 3:27 pm

    ma neanche una piccola barchetta?
    indovina quale parte risulta la mia preferita.

    sì, insomma, quella dove esce tutto quel caldo bianco. con le case dalle pareti gonfie e le palline di mercurio saltellanti, sui pavimenti lisci di cera.

  3. Climacus / Lug 17 2006 3:34 pm

    credevo ti piacesse la parte in cui parlo delle mie gambe

  4. Climacus / Lug 17 2006 3:41 pm

    che poi, se avessero sparato a Carlino, mica me la sarei sentita di intitolare ‘sta merda “i resti del Carlino”. Certo che fa caldo. Ti va una granita?

  5. e.l.e.n.a. / Lug 17 2006 7:58 pm

    a me, invece, il pezzo che mi è piaciuto di più è quello del passaggio della treccani, del sapere enciclopedico. e, soprattutto, quel “Giocaci tu che io non ho tempo” che, appunto non sottintendeva niente, se non il fatto di giocarci con le parole. di saperle prendere sul serio o burlandosene, di trasformarle, di distruggerle come si fa con certi giocattoli, di aprirle, guardarci dentro e rimontarle. magari accorgendosi che ne era rimasto fuori un pezzo. e poi farne costruzioni ardite e piste con curve e rettilinei e sciarade semplici o difficilissime…

    ciao, clim… posso avere anche io una granita? se è siciliana, per me, mandorle e gelsi. grazie :)

  6. Climacus / Lug 17 2006 10:25 pm

    altro che granita siciliana, elena! Per un commento così bello ti meriti, senza esagerare, la Sicilia intera! Ti bacio

  7. Climacus / Lug 17 2006 10:41 pm

    (nessuno cui piacciano le mie gambe)

  8. anonimo / Lug 18 2006 2:50 pm

    “…e fece ritorno a casa che già imbruniva. Cioè, calava la sera.” UHAUAHAHUAUHAUHAAUHAUAH ^_^ !!

  9. Climacus / Lug 18 2006 8:57 pm

    gli idioti, e si suppone che il narratore sia idiota, quando parlano con gli altri è come parlassero a se stessi, perciò hanno bisogno di chiarire ciò che era già chiaro e cioè che l’imbrunire è l’imbrunire e che rendere l’anima temporaneamente al signore significa doversela riprendere, sia che lo si voglia, sia che non lo si voglia. Capito?

  10. anonimo / Lug 18 2006 9:50 pm

    Uupppsss… c’avevo colto una battuta sottile tra le righe di quella frase li’… “Ustionato e già pronto a sviluppare melanomi… fece ritorno a casa che già imbruniva.” … pensavo avessi poi dato ironica precisazione del doppio senso di “imbrunire”, nel senso di cominciare a scurirsi di pelle (per via del sole), oltre che di “farsi sera”. Comunque scrivi proprio bene, un po’ baricco e un po’ barocco, vien fuori abba nice, Complimenti ^_^

  11. junior / Lug 18 2006 10:21 pm

    le tue gambe fanno cagare.
    ma lo dico con affetto

  12. Climacus / Lug 19 2006 9:07 am

    Ehi, grazie mille! Però mi dispiace che tu voglia restare anonimo. Ieri mi sono un po’ arrabbiato per la risata, perché in quel momento, un tale che di pseudonimo è Unverofico e che nella fototessera mostra addominali a tartaruga stava visitando il mio profilo, e credevo che commento e risata fossero suoi, per burlarsi di me. Così mi sono impermalito, alla faccia degli addominali di Unverofico, che magari rideva pure delle mie gambe. Scusami. Se ti va di passare ancora da queste parti, potresti firmarti? Il doppiosenso di cui parli non era nelle mie intenzioni, ma è molto carino. Quasi quasi me ne approprio, convincendomi a suon di vergate che, mentre scrivevo, vedevo Carlino imbrunire sul far della sera :)

    Ju, mi piacerebbe dirti affettuosamente che sei un bastardo (rido), però, per onestà intellettuale non posso, perché hai ragione. Io e mio padre, spesso, ci scambiamo di telefonino e non solo. A volte lui usa la mia golf per andare in discarica, altre volte io uso la sua macchina per seguire un corteo funebre. Il punto è questo: mio padre è poco più alto di Pedroza, il motociclista (mio fratello dice che Pedroza è il nuovo Biaggi, e credo si riferisca alla modestia e alla dirompente simpatia di entrambi), io lo supero di almeno dieci centimentri, eppure quando lui guida la mia golf, non deve spostare il sedile in avanti e così, quando io guido il suo autocarro, non devo spostare il sedile indietro. Questo dimostra che le mie gambe, oltre che estremamente pelose, sono anche corte! (a che serve avere un pisello che mi raggiunge le ginocchia, se queste poggiano sulle caviglie?)

  13. tulipani / Lug 19 2006 5:11 pm

    Senti, ma è proprio bello bello bello. (soddisfatta infine nell’ultimo commento anche la curiosità sul pisello, che l’età adulta aveva così rapidamente risalito da non concedere a noi lettori la soddisfazione di una sosta esplicativa)

  14. Climacus / Lug 19 2006 6:02 pm

    Il tuo ultimo post è bello bello bello, Tulip. La scelta multipla è un marchingegno di una sottigliezza mirabile che pare inventato per stemperare l’emozione ma che alla fine ti frega, il marchingegno, perché l’emozione ti piglia tutta intera e dopo aver riso ti commuovi, tu, proprio tu che, data la presenza del marchingegno stemperaemozione, credevi di poterne uscire bello fresco come un fiore e incolume.
    Ricordo che quando giocavo a calcio nella categoria esordienti, che è quella che viene subito dopo i pulcini, c’erano due ragazzini che, a guardarli in faccia avresti detto ragazzini, a guardarli sotto la doccia non avresti detto ragazzini e neppure ragazzi. Ricordo che uno dei due un giorno, negli spogliatoi, fece un raffronto tra il proprio e il pisello dell’altro ometto e, tutto contento, in dialetto, annunciò: “veh, Marco, se ‘l tuo l’è ‘n aereo, el mio l’è come mìnim en deltaplano!”

  15. TirNanOg / Lug 19 2006 6:45 pm

    …e allora ben tornato!!!
    e cos’hanno che non va, le tue gambe???

  16. Climacus / Lug 19 2006 7:38 pm

    grazie Tirna, sono felice di essere tornato anche se so che dovrò aspettare altri quattro anni per parlare di calcio con una donna senza provare l’impulso irresistibile di prendermi a calci, e questo è triste. Ho letto la tua penultima poesia e, come ai tempi del liceo, sono uscito a fumarmi una sigaretta e a fregare le caramelle al baretto di ragioneria (lo scientifico e ragioneria confinavano). In matematica sono sempre stato una pippa :))

  17. tulipani / Lug 20 2006 2:40 pm

    Non potevi inserire nel tuo commento un marchingegno stemperaemozioni da lusinghe?
    (Se potessi diventare un maschio per 20 minuti, come collocazione sceglierei sicuramento uno spogliatoio di un campo di calcio.)

  18. anonimo / Lug 28 2006 12:37 pm

    Ehi, grazie mille a te per quel che dai da questi scritti ^_^ E, sbrodolando ben bene il mio ego a destra e a manca, un po’ come il mugnaio intento a seminar grano sulle di lui terre nella speranza che qualcosa, sopravvivendo a merli e passeracci, arrivi a buttar radici in quelle stesse di lui terre e cresca rigoglioso fornendo cibo e benessere alla di lui cara famiglia che tanto si preoccupa e lo sostiene nel di lui intenso ed agricolo mestiere di seminar il di lui grano a destra e a manca, stavolta mi firmo -Jack Viaggiante

  19. anonimo / Ago 2 2006 2:12 pm

    perbacco. un grave errore mi portò a inserire un miracoloso commento nel post precedente.

  20. anonimo / Ago 2 2006 2:56 pm

    al bando gli anonimi!

  21. junior / Ago 2 2006 8:13 pm

    secondo me non dovresti fregare le caramelle al baretto perchè il baretto, benchè basso, ti renderà pan per focaccia con tutti quei trucchi che conosce

  22. anonimo / Ago 6 2006 12:49 pm

    Splinder mi disconosce ma giuro che sono io.
    L’altro ieri mi sono detto: “ah, finalmente in vacanza!”, mugolando di piacere.
    Ieri mi stavo già rompendo i coglioni.
    Così sono andato in libreria e ho raccattato Fante, DeLillo e Thoreau dallo scaffale nascosto in una nicchia dietro le guide turistiche, uno scaffale segreto, sperando di fare buona impressione sulla cassiera, che certo avrebbe esclamato wow come tributo alla raffinatezza dei miei gusti. La cassiera però non riusciva a vedermi come un tutto abbastanza coerente ma piuttosto come un insieme slegato di componenti funzionali tipo ingranaggi, così non è riuscita ad apprezzare nulla di me che non fosse un gomito oppure un quadricipite femorale. Nessun commento dunque sulle scelte di lettura sofisticate del mio orecchio o del mio menisco.
    DeLillo mi strappa risate a singhiozzo e mi istupidisce con maestria. Cosmopolis è un libro che parla una lingua artificiale progettata per extraterrestri. Dietro questo progetto si scorge il genio, davanti si scorge un fanatico, sopra si intravedono spirali di fumo che salgono dalle pagine, sotto, involutissimi apparati radicali che affondano in un marasma semiotico. La cassiera avrebbe dovuto esclamare wow.
    Il Walden. Boh, era da molto che volevo impadronirmene. Lo leggeva Pirsig all’inizio dello zen e l’arte della ecc. Dite quel che vi pare, ma lo zen e l’arte ecc. rimane uno dei miei libri cult.
    Fante. Me ne hanno parlato molto bene. Vi dirò.

    Non so bene dove vorrei trovarmi. Una spiaggia. Un bosco. Sopra un albero. In una cattedrale, accanto all’organista, mentre aziono l’enorme mantice. In una caverna. Su una nave da crociera, unico passeggero. Allo zoo. Cazzo ne so.

  23. anonimo / Ago 7 2006 12:29 pm

    Eh, anonima marika, ho letto il commento al post precedente e mi hai fatto venire voglia di incarnirmi come fanno le unghie dei piedi nel santone texano, e in particolare nei piedi del santone texano, per salvarti dalle tentazioni del consumismo e dalle lusinghe dell’estremismo cattocomunista, onde riportarti a una dimensione preindustriale dove Dallas è il centro dell’universo e Dallas non è la metropoli che tutti conosciamo, ma una fattoria dove si raccoglieranno i 10 sopravvissuti alla catastrofe nucleare del 2008 per dare inizio a una nuova epoca in cui l’uomo e la natura non saranno antagonisti bensì compagni solidali nel rapido viaggio verso l’estinzione totale.

  24. anonimo / Ago 7 2006 12:34 pm

    ju, io uso il barometro per misurarmi la lunghezza del pene.

  25. anonimo / Ago 8 2006 10:40 am

    la congiura dell’anonimato estivo è una maledizione, clim. vai al mare?

  26. Climacus / Ago 8 2006 2:36 pm

    quest’anno non combino nulla. Sto a casa a curarmi i brufoli. (somma tristezza) E tu?

  27. anonimo / Ago 13 2006 4:57 pm

    carlo accendi quel telefono, sono stanca di parlare sempre con i tuoi brufoli!

  28. Climacus / Ago 14 2006 12:04 pm

    ok, prometto che tengo il telefono acceso e smetto di trastullarmi con il barometro. Per i brufoli sto usando una pomata funghicida che sui brufoli non ha alcun effetto ma almeno previene le verruche. I miei amici bastardi dicono che ho la lebbra. Questo mi fa venire in mente una conversazione con una tipa di pittsburgh cui spiegavo, in inglese chauceriano, che a pranzo avrei mangiato coniglio. Lei mi chiede come cazzo si possa mangiare coniglio, come se il coniglio fosse un parassita intestinale e non una delizia culinaria. Io replico che il coniglio è buonissimo, e che ancor più buona e la leper, perché mi sembrava plausibile che leper, data la somiglianza, significhi lepre. Al che lei mi chiede se mi capita spesso di cucinare uomini infetti. E io dico, no, cazzo, la leper è la versione selvatica del coniglio. Al che lei mi spiega che leper significa lebbra. E io mi maledico per aver mangiato leper e aver contratto la lebbra.
    Comunque, con questa amica di pittsburgh intavolo sempre conversazioni interessanti. Da tempo soffre di mal di schiena e non può lavorare né pagare l’affitto. Dice che deve farsi ridurre le tette, che, essendo enormi, le causano i dolori di cui sopra. Io sostengo che rimpicciolirsi le tette chirurgicamente è un crimine contro l’umanità, e inveisco contro di lei. Aggiungo che dovrebbe smettere di mangiare porcate al mcdonald e perdere qualche chilo. Una donna grassa con le tette piccole, dico, imitando Arturo Bandini, è qualcosa di contrario alla natura. I manufatti delle civiltà preistoriche sono un’ apoteosi di donne grasse dalle tettone che caracollano fin sotto l’ombelico, e tali civiltà ben conoscevano lo ius naturae. Lei dice che le stesse civiltà, nei totem, veneravano l’uomo cazzuto, sicché anch’io rappresento un qualcosa di contrario alla natura.
    John Fante non mi dispiace. Chi ha letto “la strada per Los Angeles”, immagino abbia conservato due momenti di altissimo valore letterario, come la guerra di Bandini contro i granchi e l’immolazione delle donne amate (pagine prese da riviste erotiche) nella vasca da bagno.
    Cosmopolis di DeLillo mi ha lasciato interdetto. Sembra un’incompiuta.
    Thoreau, a quanto ho capito, è un pazzo fottuto.

  29. mrka / Ago 28 2006 6:58 pm

    mangio troppo,prima di dormire. tu per caso hai tentato di depilarti i baffi con un silkepil da donna? e per una pura coincienza le lame rotanti si sono infilate nei peli del naso, sfuggendo al controllo delle tue mani, andando a scorticare e corrugare la bocca, il mento, le gengive? sempre meglio del sogno della lontra leopardata e dei serpenti ( alcuni piccoli, altri immensi) nel prato di una clinica. perchè la lontra era leopardata? è l’unica domanda che mi viene.

  30. mrka / Ago 28 2006 7:03 pm

    mi sono letta tutti i commenti di questo post. la follia è una cosssa meravigliosa. ( alle caviglie? hai controllato bene?)

  31. appenaintempo / Nov 15 2007 3:46 pm

    C’avevo una enciclopedia, da piccolo, che si chiamava “sapere”, credo. O qualcosa del genere. Anche se mi pare che ci fosse un superlativo nel titolo, però non saprei dire dove. Son sicuro che “rampogna” non c’era. Oppure ho saltato quel pezzetto.

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