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aprile 28, 2006 / Climacter

Fottila!

Un giorno di un anno passato da qualche anno, un mio caro amico di biella, ch’era stato il fidanzato di quella che sarebbe diventata una mia amante, che prima però era stata amante del mio migliore amico e che alla fine tornò a essere fidanzata di giovanni, il ragazzo di biella di cui vado parlandoti, si presentò a casa mia con una bottiglia di champagne e la nuova fidanzata. Giovanni era molto amico anche dei miei genitori, soprattutto dei miei genitori, infatti lo sciampagna era un regalo per loro, mica per me. Abbiamo stappato lo sciampagna di giovanni lo scorso natale: mai bevuto un vino così buono, lo giuro sui miei poveri natali. Comunque giovanni era considerato un figlio acquistato da poco. La sera che, ciucco e drogato di psicofarmaci, andai a schiantarmi in auto contro un muro, giovanni era di fianco a me. Fu lui a dirmi di stare attento alla curva. Io gli dissi che la curva, prima di allora, non c’era mai stata, poi sbandai, poi la macchina si accartocciò, poi uscimmo incolumi dall’abitacolo, io bestemmiavo perché mi faceva male un ginocchio, giovanni, che aveva sbattuto la testa contro tutto ciò che poteva essere abbattuto a testate, corse da me, dolorante, per assicurarsi che stessi bene. Arrivò la polizia. Poi arrivò mio fratello, che era in zona. Arrivò mio padre. Tutti si faceva pressione  perché giovanni, che intanto peggiorava, andasse in ospedale, io, ancora ubriaco, non escludevo lesioni interne, ematomi subdurali, ipotiroidismo. L’agente della pula mi fece qualche domanda sulla dinamica dello schianto, le parole mi si strozzavano in gola oppure inciampavano nel ciarpame che mi tappezzava la bocca, alla decima frase sconnessa, prima che potessi dire che un gatto mi aveva tagliato la strada e che io, per non tirarlo sotto, wuuum, avevo scartato a sinistra, wuuum, lei mi capisce, signor agente, wuuum, si va piano ma la macchina s’imbarca, capisce, sentenziò che in ospedale dovevo andarci io, per un prelievo, perché era evidente che non mi reggevo in piedi, ciucco come uno straccio, e che mi avrebbero ritirato la patente, ecc. Prima però occorreva aspettare il carro attrezzi. La macchina ostruiva parte della carreggiata e la pula dovette occuparsi di dirigere il traffico fino alla rimozione del cadavere ferroso. Ma il carroattrezzi arrivò con due ore di ritardo, il poliziotto mi disse che oramai avevo smaltito la sbornia e che comunque non gli sembrava giusto infierire, avendo io perso macchina, rispetto verso me stesso e probabilmente un amico, che intanto stava sempre peggio. "No," continuava a ripetere giovanni, "se vado in ospedale, carlo si ritrova nella merda fino al collo". Era vero, però, quando papà ci riaccompagnò a casa e giacemmo, io e giò, nella mia camera da letto, che qui non esiste la camera degli ospiti, perciò se vuoi che ti ospiti, mara, chiedimelo pure, sarò felice di giacere con te, non riuscimmo a chiudere occhio, giò infatti tossiva e si contorceva, io lo ascoltavo tossire e contorcersi, con un misto di pietà, paura e sadico compiacimento.  Il mattino dopo, i miei genitori lo adottarono. Stette male per una settimana ma, per sua fortuna, perché ho fondate ragioni per ritenere che sia stato un bastardo a non farsi accompagnare al pronto soccorso, sebbene lo ammiri per la devozione e il coraggio, sebbene lo detesti per la sua stolidità, incurante di comprendere che io desideravo una punizione severa, il carcere, la pena capitale, e dunque abbia agito contro il mio interesse credendo di farmi cosa gradita, cosa gradita un cazzo; per sua fortuna aveva riportato solo ammaccature superficiali, che gli ricoprivano, pare, il 90 per cento della superficie corporea.

Ti stavo raccontando che giovanni, passato ormai qualche anno dall’incidente, tornò nel mantovano a mostrarci la donna della sua vita con una bottiglia di sciampagna (che doveva essergli costata mezza gamba) per i miei genitori e niente per il sottoscritto, salvo la fidanzata, che essendo bella colta intelligente, mi avrebbe fatto impazzire d’invidia. Aspetta che finisca il racconto e converrai con me che giovanni aveva finto d’essere in balia di dolori inenarrabili per indispettirmi. Converrai con me, inoltre, che lui aveva architettato l’incidente nei minimi dettagli: ubriacatura, psicofarmaci, curva e gatto erano opera sua. Ma il racconto non lo finisco, perché già mi accorco da come sollevi il sopracciglio che non mi credi, che forse fai parte del piano di giovanni per portarmi alla rovina. No? Non mi stai assecondando? Giuralo!

Bene.

Dicevo che casa mia è sprovvista di camere per gli ospiti, sicché mi toccò accompagnare i piccioncini allo hotel meno squallido della zona, il Parisinus.

Affittata una matrimoniale, vollero che salissi con loro a vedere la camera. Tutti sanno che ho il terrore degli ascensori, giò meglio di chiunque altro. Ricordo benissimo di averglielo confessato subito dopo l’incidente. Ah, se avessi saputo che lui stava annotando ogni mia debolezza per rovinarmi e prendere il mio posto nel cuore di papà e mamma, rubarmi la stanza gli amici i libri la vita! No, non puoi capire, tu hai una vita, io esisto semplicemente, questo fa di me l’uomo che sono, un uomo inverosimile che amo, amo di un amore altrettanto inverosimile, un unicum, fatto di castighi, desiderio di morte, ideazioni suicidiarie la cui realizzazione è sempre procrastinata, perché il piacere sta nel rimandare il piacere stesso per moltiplicarne il gusto, e la profondità di un’esistenza, la sua dignità, la si giudica per quell’unico orgasmo sempre differito che è ultimo atto vitale prima che si chiuda il sipario. Ed è allora che l’appagamento concreta il senso dell’esistere e l’amore si legittima. Se non ne sei convinta, prova.

La camera che vidi aveva il soffitto basso. Impossibile respirare. Con i mobili a ridosso l’uno dell’altro, e millimetrici spiragli per muoversi, pareva di essere in un sottomarino. E giovanni fece quello che mai avrebbe dovuto fare: chiudere la porta a chiave. E la sua fidanza rimarcò che là dentro non si respirava e si abbandonò come una puttana sul letto, guardandomi lasciva e spregevole. Impallidii al pensiero di doverla possedere, perché già mi aspettavo l’ordine di giovanni, che sapeva annullata la mia volontà e, sotto il gravame di un soffitto così schiacciante, poteva disporre di me a piacimento. Per umiliarmi, ecco tutto. Per umiliarmi.
E tu non puoi immaginare quanto mi sentii devastato, deprivato della dignità da quella coercizione mai attualizzata, da quell’ordine mai sopravvenuto, da quel "fottila" che mai udii proferito, un’umiliazione che attende vendetta, perché giovanni mi tiene in pugno ed è troppo scaltro. Capisci? Troppo scaltro, cazzo. 
 

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13 commenti

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  1. anonimo / Apr 28 2006 2:00 pm

    non escludo che il protagonista del tuo racconto sia omosessuale.
    Climacus

  2. Climacus / Apr 28 2006 2:04 pm

    sì, questa è una storia di omosessualità. Peccato manchino dei paragrafi.

  3. anonimo / Apr 28 2006 2:06 pm

    è la logica che latita.

  4. Climacus / Apr 28 2006 2:07 pm

    è logica kafkiana, baby

  5. Flounder / Apr 30 2006 11:43 pm

    l’ipotiroidismo da trauma è una delle principali cause di decesso tra i giovani blogger
    (questo giovanni è un bastardo)

  6. Climacus / Mag 1 2006 8:54 am

    mi stai assecondando, eh flo? Lo capisco da come ti stringi nelle spalle e annuisci ironicamente, come a dire -certo, ti secondo, stronzetto-, affinché io creda che tu non mi stia secondando. Ma io sono scaltro. Meno scaltro di giovanni, che ha organizzato il temporale di ieri, proprio mentre ero sul punto di decidere di uscire per farmi un giro in bici e riconciliarmi con la vita. Aspetto da un momento all’altro l’ordine di giovanni, fottila!, cui non potrò sottrarmi. Il comando mi giungerà per telefono, durante le prove con la mia band. Devi sapere che il mio amico pinazza, tastierista, porta sempre con sé la fidanzata, così può ubriacarsi e obbligarla a guidare per quei 120 km che separano entrambi dal cascinale salaprove. Ah, sarò costretto a fotterla sotto gli occhi di pinazza, che è un nazifascista e porrà fine ai miei giorni! Merda, giò, non puoi farmi questo! Flo, prega per me e per la ragazza di pinazza.

  7. Climacus / Mag 1 2006 9:11 am

    Mara, ricordi quando ti dissi che pinazza non può votare? L’ultima volta che l’ho incontrato mi ha detto: -pensa un po’, se avessi potuto farlo, avrei dato il voto al centro sinistra, perché, cazzo, a me quell’uomo (berlusconi, ndr) sta troppo sulle palle.- L’ultima volta che ho incontrato pinazza, aveva la maglietta del boia chi molla. Gli ho chiesto se l’aveva fregata a buffon. Così, per non so quale strana associazione di idee (calcio-pressing-buffon(i)), mi è venuto in mente uno dei momenti peggiori della storia della televisione italiana, quando vianello conduceva la versione mediaset della domenica sportiva, antonella elia faceva la valletta, berlusconi era ormai al termine di una campagna elettorale vittoriosa, la prima, la peggiore. La elia prese la parola di punto in bianco e chiese -ma lei, signor vianello, per chi voterà alle prossime elezioni?-
    Che merda!

  8. mrka / Mag 1 2006 2:33 pm

    e la risposta di vianello?
    la ragazza di pinazza ora me la immagino una sosia di antonella elia, prima maniera. maledetto!

  9. Climacus / Mag 1 2006 3:39 pm

    non fotterei mai antonella elia prima maniera o periodo cubista, sosia o non sosia, comando post ipnotico o minaccia di morte. Sarebbe come fottere una bambola gonfiabile che ti domanda -hai finito, uh? hai finito, uh? hai finito, uh? hai finito, uh? hai finito, uh?- guardandosi le unghie -hai finito, uh? hai finito, uh? hai finito, uh? hai finito, uh?- e poi scoppia a piangere quando le fai notare che ti sei rotto i coglioni, fanculo lei e le sue unghie, -sei un bastardo, stavo per venire, venire, venire, stavo, per, venire- e piange.
    Vianello fece finta di non aspettarsi la domanda, anzi, la prese un po’ per il culo, dandole della deficiente -hai finito, uh? posso andare, uh? posso, uh?-, poi disse che lui aveva avuto “la fortuna di entrare in un’azienda dal volto umano e pulito che crea benessere per milioni di italiani, amministrata brillantemente da un autentico galantuomo di cui è patente la probità morale, la serietà, l’onestà, il coraggio, la dedizione alla famiglia, la solidità di valori, la lungimirinza, la correttezza, l’entusiasmo, la passione, l’intelligenza, la nobiltà d’animo, la gentilezza, la vocazione per missioni delicate e alte, quali la gestione della res publica, il buon cuore, la generosità, la presenza di spirito, la pacatezza, la voglia di fare e costruire un futuro per tutti gli italiani onesti, lo spirito di sacrificio, l’umiltà, la serenità, la simpatia, la bellezza” e che sicuramente avrebbe votato per quell’uomo, sapendo di fare cosa giusta. ” Ma come mai me lo chiede, Antonella? Lei è ancora indecisa? Ci avrei giurato, con quel cervellino che si ritrova eh eh eh! (risate e applausi)

  10. mrka / Mag 1 2006 11:02 pm

    noto solo ora la scrittina sulla sorella.

  11. Climacus / Mag 2 2006 10:04 am

    sorella nata morta? sì, è vero. i genitori dovrebbero pesare le parole, pure se queste vengono pronunciate senza l’intenzione di ferire e con schietta, idiota innocenza di fronte a bambini che si suppone troppo piccoli per intendere e che invece d’istinto comprendono anche troppo e dentro si portano una ferita e un odio che dura. L’odio per una tomba, ahimè.

  12. TirNanOg / Mag 3 2006 11:27 am

    …ho avuto anche io un amico giovanni…si chiamava sara…
    Un abbraccio.

  13. ViperaVenerea / Mag 13 2006 3:19 pm

    Giovanni mi piace, Pinazza mica tanto. Se incontri il tuo amico Pinazza mandalo affanculo da parte mia (“Vip, che è una che non conosco e non ti conosce, ti manda affanculo perché odia i fascisti”, una cosa del genere).
    Però Giovanni mi piace e vorrei che continuassi a scriverne.

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