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marzo 18, 2006 / Climacter

Se vuoi, ti racconto di quella volta che l’ignoranza mi ha salvato
(dalla raccolta la gravità della situazione stazionaria)
Sono le tre del pomeriggio e fuori fa freddo. Ho mangiato alle 12.30, poi sono andato in bagno. Lo sciacquone a tutta forza produce un la. Un la perfetto, senza sbavature, meglio del tututu del telefono, che perde qualche hertz lungo i cavi, trasferendoli alle rondini che vi si appollaiano, sebbene sia inverno e l’unica rondine montata sui fili sia l’opera bizzarra dello scultore Bassani, autore delle Grandi Mosche col Passamontagna. Il la perfetto gorgogliato dallo sciacquone mi serve per esercitarmi nel solfeggio. Se mi accorgo d’aver sbagliato l’intonazione di una nota, ecco che tiro lo sciacquone e accordo nuovamente la mia voce allo sciaguattio stentoreo dell’acqua. Un giorno supererò l’esame di ammissione per il conservatorio, portandomi da casa la tazza da cesso e l’insostituibile diapason idraulico. Alle 13.45 ero così concentrato sugli intervalli di nona da adempiere al noioso laborio d’evacuazione senza rendermene conto, come fossi un cavallo che canta. Nulla al mondo v’è di più lasso del cavallo. Ho sentito dire che il cavallo affoga persino se tiene la testa ben al di sopra della superficie, imbarcando acqua da dietro fino al collasso degli organi interni. Poi, ano e genitali accuratamente detersi, mi sono coricato nel letto, confortato dal tepore della coperta elettrica e lusingato dal buon profumo di sapone che la nuda porzione di corpo mondata di fresco spargeva di sotto le lenzuola. Adoro stendermi senza boxer, che normalmente appallottolo all’altezza delle caviglie, e curo la mia igiene intima con inflessibile maniacalità, olio di gomito e scaglie di Marsiglia, così da procurarmi pruriginosi eczemi e grappoletti d’emorroidi.  
Ho dormito poco, e, mentre dormivo, credo di essermi fatto una sega. Non so. Avevo il pisello sanguinante. Fossi stato sveglio, avrei maneggiato il coso con più cautela, come imitando la mano della fata turchina. Certe donne, quando ti toccano, cambiano aspetto, struttura fisica, visione del mondo; sono come muratori. Ecco, nel sonno devo aver imitato una donna muratore, fantasia erotica discutibile ma pur sempre innocente e priva di morbosità. 
Scendo al piano terra con i boxer che mi legano i piedi, mi pulisco il pisello nel lavandino, passandomi del sapone attorno al glande. Il filetto, il frenulo o come preferite chiamarlo, è lacerato. Ha smesso di sanguinare, sicché mi infilo un altro paio di boxer e, già che ci sono, anche se non mi scappa, faccio pipì.
Spingo come un forsennato per un paio di minuti, ma non esce neppure una goccia. Ammetto di essere un po’ spaventato, data la predisposizione all’ipocondria, benché mi sforzi di rimanere calmo. Così mi seggo, deciso a rimanere sulla tazza finché non vedrò l’oro acquoreo della vescica zampillare lucente dalla punta. Tutto inutile. Il tempo passa, le gambe mi si informicolano, ma dalla già menzionata vescica non filtra il benché minimo barbaglio.
 
L’ambulatorio del medico è a due passi da casa. Considerata la vicinanza, mi risolvo ad andare a piedi: camminare velocemente, traendo profondi respiri, mi aiuta a distogliere i pensieri dall’ansia e dal battito accelerato del cuore. Sarà lui a spedirmi, se necessario, al pronto soccorso (il medico, non il cuore, spero); la situazione, a mio avviso, non è ancora così grave da richiedere l’intervento del 118. Va detto che, tachicardia a parte, non sento dolore. Mentre stavo accovacciato sul water, ho buttato fuori tutta l’aria dai polmoni, in una ripetuta, rievocata, rielaborata, almeno in chiave allegorica e con netta coscienza dell’atto, evacuazione, appiattendo l’addome, ammassando i muscoli stiracchiati e il grasso del ventre sotto la gabbia toracica, poi ho fatto pressione con una mano, vibrando colpi energici a pugno chiuso, nel punto in cui, suppongo, si trova la vescica. Niente. Niente fitte, solo una specie di innaturale mancanza di sensibilità, come se, là dentro, ci fosse un vuoto da colmare.
Uretere, uretra: durante la breve, devastante passeggiata, quando acquisto consapevolezza  e confesso a me stesso, reso sordo dalle preoccupazioni, che sono bagnato fradicio -sudore plebeo, non certo oro del bassoventre- e che le gambe cominciano a tremarmi, per non focalizzare l’attenzione sul pensiero che innesca una serie incontrovertibile di reazioni che mi conducono all’infermità, alla fissità spasmodica, carica di un terrore immobile e tremolante che segna l’acme dell’attacco di panico (sto per morire, è così ovvio, il cuore non reggerà), mi concentro con tutte le forze (il palazzone già si vede) sui termini uretere-uretra. Non riesco più a distinguerli e, nonostante la loro differenza mi sia ancora chiara, non so quale dei due corrisponda -nomina sunt consequentia rerum- al tratto finale del tubicino, quel tubicino che probabilmente, per un minuscolo calcolo, forse a causa del ristagnante riflusso della sega, si è occluso. Sì, l’uretere o l’uretra sono intasati, ecco tutto. Non so perché ( l’immagine di un tubicino trasparente di gomma con un sassolino che lo ottura, ingenuamente didascalica, non ha nulla di terribile, pare piuttosto attagliarsi a un libro di testo d’anatomia per le scuole elementari) ma, mentre suono il campanello dell’ambulatorio, non sono più così agitato.
E’ la prostrata ad avere un potenziale distruttivo, una nefasta influenza sulla mia psiche: quel nome va taciuto, oppure, come faccio in questo istante, non appena la porta scatta, aprendosi, -prostata, prostata, prostata,- va urlato ai quattro venti, va disperso insieme a questo miraggio invernale, bandito dalla realtà inconsistente di un sobborgo ibernato e deserto (spazzato dal vento, sporcato dalla neve unta e nerastra che si è raccolta ai bordi dei marciapiedi), va destituito di ogni fondamento. Io sono il creatore di ciò che mi attornia; ciò che vedo esiste in funzione del soggetto conoscente, è opera mia, qualcosa di più di un sogno, d’accordo, ma non ha importanza, perché prostata è ora puro flatus vocis, nulla più di una scoreggia sviata ai piani alti, in direzione corde vocali. Sovverto gli accenti -prostàta-, francesizzo, forte della pronuncia blesa -prostatà-, cazzeggio -passò un soldatino col tamburo et voilà, prostatà tatà tatà taratatà-, salgo le scale (l’ambulatorio è al secondo piano di un condominio, un fabbricato nuovo e scevro da pretese di stile, dipinto di rosa all’esterno) -tatà-, fisso per un momento la targhetta dorata sulla
porta -dott. Prostatà (Massari), medico chirurgo-, entro nella sala d’aspetto -tadaaa- e, finalmente…
… finalmente mi imbatto in un nucleo familiare così imponente da estendersi ai pronipoti, ai cugini di terzo grado, alle false parentele costruite ad hoc; un nucleo familiare di Pakistani, credo, oppure di immigrati bengalesi che non sanno una sola parola di italiano e tengono in mano con apprensione un plico di documenti, in cima al quale risalta una tessera verde.
-Tu sai a cosa serve la prostata,- dico a una delle dodici donne che affollano la sala; è un’ affermazione, non una domanda.
La donna è proprio carina, con quegl’occhioni enormi e la pelle serica e tante altre cose che noterei se non fossi sul punto di morire avvelenato dal piscio che mi circola in corpo: si stringe nelle spalle, manco avesse decriptato il significato del mio delirio; – io,- e punto l’indice accusatorio verso di me, -io non so a cosa cazzo serva. Voglio dire… uhm… ne ignoro la funzione, capisci?-
Un cugino di secondo grado della fanciulla mi si para davanti, agitando le mani, scuotendo la testa, un cipiglio scocciato stampato in viso. Dice -noi aspettiamo che sono due ore!-
Dice -noi finisce, poi andare tu, cazzo!-
[…]
Lo sciacquone della tazza da cesso produce un la bemolle. Ecco perché non supererò mai l’esame d’ammissione al conservatorio in primavera.
 
Frammenti e frattali
-Avanti il prossimo-
Il dottor Massari non riceve su appuntamento e non ha una segretaria personale che sbriga le faccende più banali, come quella di trillare un campanellino che accompagna l’uscita del paziente appena visitato e annuncia al capofila dei postulanti che il suo momento, dopo tanta trepidante attesa, è giunto, che la sua ora ha il tinnio e forse il fiocchetto che rendono gaia la vacca al pascolo Proserpina. Evviva Proserpina. Il dottor Massari esige che il paziente col suo fardello di lastre-ricette-responsi obiettivi, uscendo dallo stanzino decrepito con le macchie di muffa a sbaffare ogni angolo, non richiuda la porta dietro di sé ma la lasci spalancata, così che la voce del medico, senza tentennamenti, possa giungere nella sala d’aspetto, insinuante, e vellicare l’orecchio dei suoi cento e più morituri.
Il dottor Massari, con l’approssimarsi delle feste, si prescrive 90 giorni di riposo, suddivisi in tre diversi scaglioni, Pasqua Estate Natale, per dedicarsi all’unica sua passione, la caccia al cinghiale. Ama essere rincorso dall’animale ferito, confidando nella buona mira dei suoi compagni tiratori e adora raccontartelo, tastandosi con mano la soffice ispidezza del nembo sale e pepe di barba che dagli zigomi rocciosi gli cade ben oltre il pomo d’Adamo. Quando narra, il dottore è gaio. Quando visita, il dottore, per un tic nervoso, arriccia il naso e delle labbra fa un gomitolo. 
Sono le tre del pomeriggio, credo, e fuori si gela. Dico di avere la precedenza sui patriarchi, i profeti e tutta la biblica marmaglia. Ma il popolo, come il mar Rosso, già si riversa nell’antro di Massari. Li seguo. Vedendomi tremendamente itterico, Massari si occuperà di me per primo. 
 
[…]

(potrebbe terminare così, oppure continuare.)

 

 

 

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17 commenti

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  1. e.l.e.n.a. / Mar 18 2006 10:25 am

    che bello incontrarti, clim…
    ti vedo al di là dello schermo… se allunghi la mano ci possiamo toccare…

    (poi leggerò, leggera)

  2. Climacus / Mar 18 2006 10:31 am

    Toccare in che senso? (ciao Elena :))

  3. brezzamarina / Mar 18 2006 4:17 pm

    per me questo finale va benissimo…ma leggerei con piacere anche un eventuale seguito..

  4. saltino / Mar 18 2006 7:28 pm

    “Lo sciacquone a tutta potenza produce un la. Un la perfetto, senza sbavature”, a Vicenza è successa la stessa cosa alla stessa ora.

  5. Climacus / Mar 19 2006 10:07 am

    Ciao Brezza :)
    Ho deciso di continuare perché, più che il materiale raccontato o il modo, adoro la voce narrante. No, non credere che io sia narcisista fino a questo punto. La voce narrante, infatti, è femminile. Non saprei come definirla: non la voce suadente di un’attrice consumata, di questo sono sicuro; la immagino ricca di squittii, come fosse sul punto di ridere, almeno nella prima parte. Poi la vorrei insicura. Insomma, io sento raccontare questa fesseria dalla voce di Carmen Consoli.
    H0 deciso di proseguire anche grazie al tuo commento, Brezza :)

    Saltino, ho trasformato potenza in forza, tu non trasformarmi vicenza in massa ;)

  6. brezzamarina / Mar 19 2006 1:53 pm

    grazie :-) (io pero’ quella voce che dici tu non riesco ancora a sentirla..), comunque adesso, almeno dal mio punto di vista, deve continuare per forza..

  7. Flounder / Mar 19 2006 10:06 pm

    per me una prostàta con crema e frutta fresca, grazie.

  8. Climacus / Mar 20 2006 9:48 am

    per farti dispetto, ti servirei una prostrata con un bel piatto di fave e un buon chianti, fffssssh fsssssh fsssssh

  9. Climacus / Mar 20 2006 10:30 am

    Ecco

    pròstata

    ghiandola presente solo nel maschio (davvero?), situata nel bacino, dietro la sinfisi pubica e davanti al retto (davanti al recto non c’è nulla). È attraversata dall’alto verso il basso dalla prima porzione dell’ uretra (uretra o uretere?) (uretra prostatica), nella quale viene riversato il liquido prostatico prodotto dalla stessa pròstata. La pròstata, molto piccola nel bambino, comincia ad accrescersi durante la pubertà, raggiungendo nell’età matura 4 cm di larghezza, 3 cm di altezza e 2,5 cm di spessore. La faccia superiore della pròstata, o base, è quella che presenta il punto di penetrazione dell’uretra, mentre posteriormente presenta una doccia trasversale detta ilo, in cui penetrano i dotti eiaculatori. La superficie compresa tra l’imboccatura dell’uretra e l’ilo corrisponde al cosiddetto lobo medio, che può andare incontro ad aumento di volume nell’anziano. Nel suo complesso la pròstata è contenuta in una membrana fibrosa, detta loggia prostatica, ed è formata da circa trenta unità ghiandolari, ciascuna fornita di un dotto escretore che si apre nell’uretra prostatica. La pròstata è suddivisa in un lobo anteriore, un lobo medio e due laterali. Il lobo anteriore, situato davanti all’uretra, è piccolo e costituito da poche ghiandole; il lobo medio, tra l’uretra e i dotti eiaculatori, è talvolta sprovvisto di ghiandole, mentre più voluminosi e ricchi di ghiandole sono i lobi laterali, situati dietro ai dotti eiaculatori. Il liquido prostatico è opalescente, leggermente acido, molto ricco di enzimi e di acido citrico, il quale probabilmente stimola la motilità degli spermatozoi. Durante l’ eiaculazione, il liquido prostatico si riversa nell’uretra, combinandosi alle secrezioni del testicolo e delle vescichette seminali.

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    anuria

    sospensione totale, transitoria o permanente, della secrezione di urina. È una condizione grave in quanto determina l’accumulo nell’organismo di liquidi e di sostanze tossiche normalmente eliminati con l’urina. Una delle cause più frequenti di anuria è l’insufficiente flusso di sangue verso il rene (e quindi l’insufficiente filtrazione del sangue e produzione di urina) in caso di gravi emorragie, estese ustioni, insufficienza cardiaca, stati di shock. Altra causa frequente di anuria è l’ostruzione delle vie urinarie: calcoli, tumore che comprime tali vie ecc. Più raramente l’anuria è dovuta a una malattia dell’apparato di filtrazione del rene, che può insorgere in modo acuto ( insufficienza renale acuta) o evolvere progressivamente (insufficienza renale cronica).

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    vescica urinaria

    organo muscolomembranoso, destinato a raccogliere l’urina convogliata dagli ureteri e a trattenerla fino a quando, sotto lo stimolo della minzione, le sue pareti si contraggono per espellerla attraverso l’uretra. È situata in posizione mediana, nel piccolo bacino, in sede extraperitoneale, sotto la sinfisi pubica; nell’uomo ha rapporto inferiormente con la prostata e le vescicole seminali e, posteriormente, con il retto; nella donna ha relazione con l’utero e la vagina. Le sue pareti risultano costituite da tre tuniche sovrapposte, che dall’esterno all’interno sono una sierosa, una muscolare e una mucosa. La regione della vescica urinaria in cui si trova l’orifizio d’inizio dell’ uretra, attraverso cui l’urina viene emessa, è detta collo vescicale: ivi si trovano fibre muscolari lisce (sfintere vescicale), che regolano la ritenzione e l’emissione dell’urina. La capacità della vescica urinaria è di 250-300 ml, ma può anche aumentare sino a 400 ml (il mio amico Torre, in un’unica minzione, riusciva a riempire un boccale da un litro), data la sua possibilità di dilatazione; la pressione esercitata sulla mucosa interna dalla presenza di abbondante liquido e la tensione conseguente delle pareti mettono in moto il meccanismo muscolare che provvede all’espulsione dell’urina.

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    uretere

    ciascuno dei due canali che collegano i reni alla vescica, portandovi le escrezioni urinarie. È un condotto muscolo-membranoso della lunghezza di 25-30 cm (l’uretere destro è più corto di circa 1,5 cm) e del diametro di 6-8 mm, che decorre accollato alla parete posteriore dell’addome e del bacino. Può essere suddiviso in una porzione addominale, che origina dal bacino renale con un segmento imbutiforme (infundibolo) e continua con un tratto di maggior calibro (fuso addominale), in una porzione pelvica e in una intramurale, che decorre nello spessore della parete della vescica. La parete dell’uretere è costituita da tre tuniche, di cui una mucosa, una muscolare e una avventizia.

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    uretra

    porzione terminale delle vie urinarie che convoglia l’ urina dalla vescica all’esterno. Presenta profonde differenze nei due sessi. Nella donna mette in comunicazione la vescica urinaria con il vestibolo della vagina, dove si apre il meato uretrale, ed è lunga circa 3 cm. Nell’uomo si estende dal collo della vescica all’estremità libera del pene e veicola anche lo sperma; è lunga circa 16 cm e può essere divisa in tre segmenti: prostatico (circondato dalla prostata), membranoso intermedio (che attraversa il piano perineale), cavernoso o penieno (che corre nel pene); sbocca all’esterno con il meato uretrale, sull’apice del glande. È provvista di numerose ghiandole, tra cui le bulbo-uretrali (o di Cowper) e quelle prostatiche; vi sboccano i dotti eiaculatori.

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    pene

    organo genitale esterno maschile che contiene anche la parte terminale dell’ uretra. Può essere distinto in tre porzioni: la radice, sita profondamente nello spessore del perineo anteriore e posta sotto la sinfisi pubica; il corpo, dalla forma cilindrica; il glande, rigonfiamento simile a un cono arrotondato al vertice, coperto da mucosa e rivestito da pelle retrattile; il prepuzio, che è assicurato al glande dal frenulo o filetto, all’altezza del solco balano-prepuziale che lo separa dal corpo. Sull’apice del glande si apre il meato urinario, che rappresenta l’orifizio terminale dell’uretra. Costituito principalmente da formazioni e tessuti erettili (corpi cavernosi e corpo spugnoso), il pene possiede la proprietà di aumentare di dimensioni e di consistenza passando dalla fase flaccida alla fase di erezione, diventando adatto alla penetrazione durante il coito.

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    còito

    accoppiamento etero- o omosessuale che implica la penetrazione allo scopo di raggiungere l’appagamento sessuale o la procreazione. A seconda delle modalità di penetrazione si distinguono il còito vaginale, orale e anale (vedi anche rapporti sessuali).

    rapporti sessuali

    relazioni fisiche basate sullo scambio di piacere sessuale. Sono influenzati dagli aspetti fisiologici e psicologici della persona, oltre che dai condizionamenti culturali dell’ambiente sociale. Il punto di vista medico sui rapporti sessuali, prima strettamente biologico e classificatorio delle anomalie, è passato attraverso una valutazione psicologica per giungere poi a una comprensione più globale, che considera la funzione sessuale all’interno di una rete di altre funzioni fisiche e psicologiche e tenta di curarne i disturbi in un’ottica interdisciplinare. Tale cambiamento culturale ha contribuito a una migliore conoscenza del proprio corpo e della sua sensibilità, permettendo il riconoscimento del carattere individuale del piacere, inteso come ricerca personale a espressione variabile e non codificabile rigidamente. Rimane il rischio di costituire nuovi miti di buon funzionamento e „normalità“ sessuale, soprattutto se si privilegiano gli aspetti di „efficienza“ e „prestazione“ a scapito di quelli di „gioco“ e „comunicazione“. I rapporti sessuali possono essere considerati come un tipo di linguaggio, una modalità di dialogo, le cui caratteristiche fondamentali sono reciprocità e accettazione: tutto ciò che contribuisce al benessere, al piacere e all’approfondimento della comunicazione delle persone coinvolte nel rapporto è da considerarsi positivo; tutto ciò che è accettato, desiderato e apprezzato dal partner diviene soddisfacente, al di là degli stereotipi culturali sul sesso „normale“. Al contrario, ogni prevaricazione o forzatura, impedendo la reciprocità e lo scambio, conduce a una vita sessuale frustrante e finisce per impoverire la relazione nella sua globalità. Poiché molti disturbi dei rapporti sessuali non sono su base organica, ma su base funzionale e psicologica, l’area di competenza medico-biologica è ridotta: comprende i più rari casi di malformazioni o malattie degli organi genitali, e soprattutto aspetti preventivi di malattie a trasmissione sessuale e consulenza contraccettiva: la possibilità di controllare la propria fertilità nei rapporti sessuali eterosessuali è oggi riconosciuta come importante presupposto per la serenità del rapporto stesso. Riguardo ai rapporti sessuali alcune errate convinzioni vanno smentite: in gravidanza l’attività sessuale non è rischiosa e può continuare, eventualmente variando le modalità in funzione delle modificate caratteristiche corporee, soprattutto negli ultimi mesi; nelle donne dopo la menopausa non cessa l’interesse per i rapporti sessuali, o, se ciò avviene, è dovuto a inibizioni psicologiche e condizionamenti culturali: dal punto di vista fisiologico l’abbassamento del tasso estrogenico non si accompagna a diminuzione del tasso di testosterone (connesso con il desiderio sessuale), che anzi può aumentare. Va pure abbandonato lo stereotipo di un fisiologico spegnimento dell’attività sessuale in età avanzata, che porta alla colpevolizzazione di desideri e comportamenti: anche in età senile i rapporti sessuali possono essere molto coinvolgenti e gratificanti; alla relativa diminuzione di funzionalità degli organi genitali si contrappongono infatti il perfezionamento e il rafforzamento della comunicazione, tramite la finezza e l’esperienza acquisite con il passare degli anni. L’attività sessuale è un processo che dura tutta la vita: come tale, può essere soggetto a fasi alterne e variazioni delle modalità di espressione, senza per questo perdere il suo significato.

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    bocca

    organo necessario all’introduzione e all’elaborazione del cibo; con la lingua e i denti costituisce’apparato boccale. Costituisce la prima porzione dell’apparato digerente ma è parte anche delle vie respiratorie e degli organi della fonazione. Il punto di passaggio tra la cavità orale e la cavità faringea è detto istmo delle fauci. La bocca, completamente rivestita da mucosa, è delimitata anteriormente dalle labbra, lateralmente dalle guance, posteriormente dall’istmo delle fauci, in alto dalla volta palatina, in basso dal pavimento, costituito da un piano muscolare (muscolo miloioideo) su cui appoggia la lingua. Le arcate alveolo-dentarie dividono virtualmente la bocca in due parti: una esterna alle arcate, il vestibolo della bocca, e una interna, o cavità orale propriamente detta. Tra gli elementi di maggior importanza presenti nella cavità della bocca vanno ricordati i denti, la lingua e gli sbocchi dei canali escretori di molte ghiandole salivari, delle parotidi (dotti di Stenone), delle ghiandole sottomascellari (dotti di Wharton) e di quelle sottolinguali (dotti di Rivino). La mucosa boccale è assai ricca di terminazioni nervose sensitive che, particolarmente abbondanti sulla lingua, rappresentano gli elementi fondamentali per il senso del gusto; nella bocca si verificano le prime modificazioni dei cibi ai fini della digestione, e precisamente la loro masticazione e insalivazione, nonché la formazione del bolo alimentare. La mucosa che riveste la parete interna delle labbra e delle guance è rosea o rossa, mentre quella che riveste le zone ossee e parte dei denti è più biancastra e viene denominata gengiva. La gengiva giunge fino alla base della corona dei denti, formando intorno a essa una struttura anulare, detta cercine gengivale, cui corrisponde il colletto di ciascun dente.

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    anorgasmìa

    (o inibizione dell’orgasmo), incapacità di raggiungere l’ orgasmo dopo una normale fase di eccitazione sessuale. Non dev’essere confusa con la frigidità, la mancanza di desiderio e l’ impotenza. Può essere primaria, se il soggetto non ha mai sperimentato l’orgasmo; o secondaria, se non riesce più a raggiungerlo. Si parla anche di anorgasmìa assoluta e di anorgasmìa situazionale. Nonostante l’anorgasmìa possa riguardare uomini e donne, è molto più frequente tra queste ultime, per inibizioni di ordine psicologico e culturale. Alcuni distinguono l’anorgasmìa femminile in anorgasmìa clitoridea (la donna non riesce a raggiungere l’orgasmo mediante stimolazione della clitoride) e anorgasmìa vaginale (la donna non riesce a raggiungere l’orgasmo con la penetrazione); ma quest’ultima è talmente frequente da essere considerata da molti come una variante fisiologica della normale sessualità femminile. L’anorgasmìa può avere un’origine psicologica o più raramente organica (ossia derivare da malattie neurologiche, dall’assunzione di farmaci ecc.). Il trattamento è psicologico e psicoterapico.

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  10. Climacus / Mar 21 2006 10:09 am

    L’Urologia attraverso i secoli: il trionfo dell’anatomia

    Leonardo da Vinci (1452-1519) fu, tra le tante cose, un meraviglioso illustratore anatomico come dimostrano le sue famose Tavole Anatomiche. I suoi studi erano basati su autopsie, condotte in gran segreto in quanto proibite dalle autorità. L’intenzione era quella di dimostrare l’esattezza dell’anatomia descritta da Galeno di cui in molti casi Leonardo ripete gli errori. Quando Leonardo, sulla base delle sue autopsie, si accorge di alcune inesattezze di Galeno, si limita ad illustrare ciò che vede senza però mai sottolineare gli errori del suo illustre predecessore. Nel caso dell’apparato urinario clamorosamente Leonardo dimostra di ignorare completamente l’esistenza della prostata.

    Ed è proprio l’intenzione di dimostrare l’esattezza dell’anatomia galenica a stimolare gli studi anatomici sui cadaveri. E siccome chi cerca trova, le autopsie rivelano che molte delle verità assolute descritte da Galeno non sono poi tali.

    A partire dalla fine del ‘400 il castello anatomico di Galeno incomincia a vacillare. Le prime spallate, per quanto riguarda l’anatomia renale, le danno Berengario da Carpi (professore di anatomia a Padova e Bologna) e Gian Matteo Ferrari da Gradi che mettono in dubbio l’esistenza del filtro renale.

    Ma è Andrea Vesalio, medico belga chiamato a Padova ad insegnare anatomia e (finalmente) chirurgia, a dare la spallata definitiva all’anatomia di Galeno. Nel 1543 Vesalio pubblica il “De humanis corporis fabrica” che sancisce la fine dell’antica anatomia.

    Contemporaneo di Vesalio ed egli stesso professore a Padova è Gabriele Falloppio, che descrive la vascolarizzazione del rene, i calici renali e le papille renali. Negli stessi anni a Roma Bartolomeo Eustachi scopre le ghiandole surrenali.

    Nella seconda metà del 1600 Lorenzo Bellini descrive la filtrazione dell’urina nei reni.

    L’invenzione del microscopio offre nuove possibilità di scoperte. Nel 1661 Marcello Malpighi, considerato il fondatore della microscopia clinica, descrive i glomeruli renali e la vascolarizzazione microscopica del rene. Il 1600, grazie alle scoperte di Bellini e Malpighi fu il secolo nel quale l’anatomia dell’apparato urogenitale e in particolare del rene comincia a delinearsi in modo più chiaro ponendo così le basi per le conoscenze del meccanismo della diuresi.

    A Copenaghen Thomas Bartolini (1616-1681) descrive finalmente la prostata così come la conosciamo oggi.

    Negli stessi anni a Parigi Jean Riolan, uno dei medici più illustri della Scuola di medicina di Parigi, dichiara che la ritenzione urinaria può essere causata da una tumefazione della prostata.

    Nel 1700 a Padova, Giovan Battista Morgagni (1682 – 1771) descrive una grande varietà di patologie dell’apparato urogenitale; nel suo trattato, per la prima volta nella storia, individua l’ipertrofia della prostata che colpisce i soggetti più anziani e descrive la vescica da sforzo; a quei tempi l’età media era sui 40 anni e pochi individui di sesso maschile arrivavano all’età della prostata. Pertanto l’ipertrofia prostatica era misconosciuta, e sicuramente non aveva l’impatto epidemico presente nella nostra società. Morgagni inoltre classifica i tumori dei reni e della vescica, riconosce le stenosi dell’uretra e le malformazioni ureterali. La sua opera fa di lui il padre dell’anatomia-patologica moderna.

    Negli stessi anni preziosi contributi alla conoscenza dell’anatomia prostatica vengono dati da Gian Domenico Santorini (1681 – 1737).

    urologiadolo.it ®

  11. Climacus / Mar 21 2006 10:22 am

    Anatomia prostata

    La Prostata e’ un organo ghiandolare a forma di castagna rovesciata, formata da tessuto fibromuscolare e ghiandolare, che giace appena al di sotto della Vescica (vedi foto n.1), pesa solitamente, all’incirca dai 15 ai 20 grammi e racchiude l’uretra posteriore, che e’ lunga circa 2,5 cm.

    Anteriormente risulta coperta dalla porzione prostatica del muscolo sfintere striato dell’uretra e da una fine lamina connettivale (fascia pre-prostatica). E’ unita alla metà inferiore della sinfisi pubica dai legamenti puboprostatici.

    Lateralmente è in rapporto con i fasci mediali del muscolo dell’ano, mediante interposizione del plesso venoso vescico-prostatico.

    Posteriormente è in contatto con la faccia anteriore dell’ampolla rettale (ciò spiega la palpazione della prostata attraverso l’esplorazione rettale).

    Superiormente è in contatto in avanti con la vescica urinaria, mentre dietro con le vescicole seminali, ampolle deferenziali e dotti eiaculatori.

    Inferiormente è in contatto con il trigono urogenitale mediante il suo apice.

    Tradizionalmente La Ghiandola prostatica risulta divisa in ben 4 Lobi : Anteriore – Mediano – e due Laterali, ma oggigiorno si usa piu’ comunemente la suddivisione secondo McNeal.
    Per McNeal, la Ghiandola Prostatica risulta composta da una zona Periferica, che contiene quasi il 70% del tessuto ghiandolare, seguita dalla zona Centrale, che ne ha all’incirca il 25%, ed una zona di Transizione, che ne contiene solamente il 5%, mentre lo stroma fibromuscolare anteriore non presenta strutture ghiandolari. Solamente una sottile banda di Tessuto connettivo, separa la Zona Periferica, da quella Centrale.
    Il segmento di Uretra, che attraversa la ghiandola prostatica, viene denominata Uretra Prostatica, che risulta divisa in una parte Prossimale ed una parte Distale, in corrispondenza del Collicolo Seminale. (per questo motivo influenza il modo di urinare).
    Questa divisione risulta importante, per le patologie che possono scaturire dalla ghiandola Prostatica, infatti i Tumori si ritiene, che nascano quasi esclusivamente dalla zona periferica, le Ipertrofie Prostatiche Benigne, dalla zona di transizione, mentre le prostatiti, si possono localizzare sia, in sede periferica che in sede Peri-Uretrale, dando sintomatologie solitamente differenti.
    All’interno della Prostata e’ presente una grande quantita’ di tessuto muscolare, che deriva principalmente dalla muscolare logitudinale esterna della Vescica. Questa muscolatura nell’uomo, costituisce lo sfintere muscolare liscio involontario, dell’uretra posteriore.
    La Prostata risulta attraversata da tre canali maggiori, (Uretra e Dotti ejaculatori di Dx e di Sx) e da un canale centrale di piccolo diametro, detto Utricolo e da numerosissimi canalicoli minori, in numero uguale agli acini.

    CANALI MAGGIORI.

    A destra ed a sinistra della Prostata, decorrono i dotti ejaculatori, i quali confluiscono e sboccano nell’uretra, all’altezza del “veru montanum ” , questi, fanno defluire lo sperma contenuto nelle Ampolle deferenziali.

    Al centro, invece troviamo il canale maggiore, che e’ l’Uretra, rappresenta il canale attraverso il quale, l’urina contenuta in vescica, defluisce all’esterno.

    UTRICOLO
    Rappresenta un piccolissimo dotto, che sbocca sul Veru montanum, tra i due dotti ejaculatori.

    CANALICOLI MINORI
    Anche questi sboccano vicino il veru montanum, durante l’ejaculazione portano all’esterno, il liquido prodotto dagli acini, che si mescolera’ con lo sperma che proviene dalle vescicole seminali, passando nei deferenti. Il liquido prostatico e’ di grande importanza per la motilita’ e vitalita’ degli spermatozoi, prodotti nei Testicoli, i quali durante episodi di Prostatiti Acute, possono degenerare alterando notevolmente il loro potere fecondante.
    La Prostata, si trova situata posteriormente alla sinfisi pubica, i Vasi Deferenti e le Vescicole Seminali, sono in stretta relazione con la sua superficie postero-superiore.

    VESCICOLE SEMINALI E AMPOLLE DEFERENZIALI

    Le prime possono essere considerate come un diverticolo a fondo cieco dell’ampolla deferenziale, di dimensioni di 6×3 cm, contribuiscono alla formazione del liquido seminale, che viene depositato nelle ampolle deferenziali. Sono in rapporto con il retto, quindi si possono palpare con l’esplorazione rettale. Presentano una capacità circa 5 ml di liquido seminale, il quale durante l’orgasmo si mescola al secreto prostatico, prima di essere eiaculato all’esterno.

    COLLO VESCICALE.
    Rappresenta la zona di base vescicale, che durante l’atto della minzione, si apre prendendo la forma ad imbuto e permettera’ all’urina di defluire all’esterno, attraversando l’uretra.

    APPORTO EMATICO.
    La Ghiandola Prostatica, come le Vescicoli Seminali, risultano irrorate dalle Arterie Vescicali inferiori, dalla pudenda interna e dalla rettale media, mentre le Vene provenienti dalla Prostata, drenano nel plesso periprostatico, che presenta connessioni con la Vena dorsale profonda del pene e con le Vene iliache interne.

    FUNZIONE della PROSTATA.
    E’ quella di produrre e di conservare il Liquido prostatico, che e’ il maggiore nutrimento per gli Spermatozoi, contenuti nelle Ampolle deferenziali. Il secreto prostatico è rappresentato da un liquido lattescente, leggermente acido (PH 6,5) e contiene numerosi enzimi, zinco ed acido citrico, quest’ultimo sembra stimolare la motilità degli spermatozoi.
    Questi due liquidi, durante l’orgasmo, mescolati insieme, vengono spinti nell’Uretra ed all’esterno con l’Ejaculazione.

    Informazioni medico-scientifiche sulla prostata e sulla prostatite
    Prostata, Prostatite acuta, Prostatite cronica, Prostatite batterica, cure prostatite, terapie prostatite, sintomi prostatite, infezioni.
    Dottore Specialista in Urologia, Dirigente Medico di 1° Livello U.O.C. di Urologia di Colleferro (Roma), Famiano Meneschincheri.

  12. Climacus / Mar 21 2006 10:28 am

    Prostatite

    SINTOMI URINARI : (vedi foto sintomi urnari)
    I sintomi urinari che verranno minzionati qui di seguito, si possono verificare, sia nel Paziente affetto, da Ipertrofia Prostatica Benigna, che da Prostatite, per iperattivita’ del muscolo detrusoriale. Cio’ che li differenzia e che ci indirizza per porre diagnosi differenziale e’ il tempo di insorgenza, tardiva per l’Ipertrofia Prostatica, veloce per la Prostatite. Inoltre mentre per l’Ipertrofia Prostatica, rappresenta una patologia di origine ostruttiva, per la Prostatite, invece, trattasi di origine flogistica / infettiva.
    Una situazione di origine ostruttiva, comunque si puo’ trovare anche nei Pazienti Giovani, in quanto possono mostrare, su base flogistica o congenita, una rigidita’ del collo vescicale, detta Sclerosi del Collo Vescicale.
    A) Esitazione all’atto della minzione ;
    B) Minzioni imperiose e frequenti, con emissioni di poca Urina, pollachiuria
    C) Sgocciolio Terminale;
    D) Minzioni notturne, nicturia;
    E) Diminuzione della potenza del getto urinario;
    F) Sensazione di svuotamento urinario incompleto.

  13. Flounder / Mar 21 2006 2:13 pm

    clim, tu sei pazzo :-D
    (sono in esilio volontario alle Meteore, travestita da uomo e con un paio di baffoni)

  14. Andylarock / Mar 21 2006 9:23 pm

    Ha, pazzo è dir poco!
    Leggendo questo post e commenti a seguito non so se pisciarmi (visto il tema) addosso dal ridere. (;-9)

  15. Climacus / Mar 22 2006 8:04 am

    Flo’, allora sei tu il cantante dei ricchi e poveri, quello alto con i baffi che faceva il basso!

    Andy, a causa di un eccesso di informazione, sto maturando nevroticamente tutti i sintomi urinari dell’ Ipertrofia Prostatica. E’ una vera fortuna che non abbia studiato le disfunzioni sessuali causate dall’iperattività del muscolo detrusoriale, altrimenti, adesso come adesso, oltre allo sgocciolio post minzione, alla pisciata notturna, all’impellenza di urinare, alla frequenza improba delle minzioni, al senso di mancato svuotamento della vescica, alla impossibilità di interrompere volontariamente il getto, alla magrezza e riottosità del getto stesso, lamenterei erezioni dolorose, transitorie, di scarsa durata, meteoropatiche, eiaculazione precoce, presenza di sangue nello schizzo, una sensazione di pesantezza fastidiosa diffusa dalla zona perineale fino al glande, con interessamento particolare dei coglioni, spesso dolenti, e un indolenzimento delle pareti dell’ano, dovuto a maldestro tentativo di autodiagnosi.
    Ciao!

  16. mrka / Apr 13 2006 9:50 pm

    hai tempo tredici minuti e ventisette secondi per partorire un nuovo post. questa non è una minaccia.
    comitato splinder maffia
    ;P
    ps. i pizzini sono in mezzo alle sottilette in frigo

  17. Climacus / Apr 14 2006 8:13 am

    Io nulla sacciu e nulla sapesse, nulla sentisse e neente vidisse, fino a prova contraria. A maffia nun esisterebbe. Punto. Maffia? Che minchia è ‘sta maffia?
    (lo sai che non posso mangiare sottilette, neppure a merenda. Dicci ai picciotti, in nomine del padre e dello figliuolo spirito santo, che mi portassero gli aranci. Vai, fossi veloce e statte accorta.) (pizza)

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