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gennaio 25, 2006 / Climacter

dalla raccolta NOVELLE PER UN GIORNO (di merda)
 
LA SVOLTA
 
So che quando mi sveglieranno, non ricorderò più nulla dell’incidente, Mara. Dovrei approfittarne adesso per raccontartelo. Quando mi sveglieranno, avrò vuoti di memoria.
Dicono che sono messo parecchio male. Eppure non correvo troppo. Andavo a Sirmione con il Peto. Ero ubriaco perso, ma al Peto non fregava nulla: stava messo peggio di me. Non faceva che contorcersi in macchina, poi, ogni tre secondi mi tirava un lembo del cappotto per farmi un sorriso idiota non appena mi giravo a guardarlo. E’ per questo, mica per altro, che mi sono accorto troppo tardi della curva. Guardavo il suo sorriso idiota. Spero non si sia fatto male. Vicino alle grotte di Catullo c’è un posto bellissimo dove sia io che il Peto portavamo le ragazze del primo appuntamento. Le ragazze del primo appuntamento si scioglievano. A me andava di riverderlo, quel posto. Lo so che non ti ci ho mai portata, Mara. Ma tu sei più importante, tu sei la svolta, il punto di rottura con il mio passato.
E allora, mi sembra di sentirti, per quale motivo ci tenevo tanto a rivedere quel luogo? -Che bisogno c’era di correre così forte?- ti chiedi.

Ero un ragazzino meno sfigato del ragazzino rimandato a settembre in prima liceo, quello di cui ti ho parlato tanto. Ti faceva ridere. Il ragazzino rimandato a settembre passò un’estate da cani. C’era un professore temuto e stimato in parti uguali che viveva a tre ore di bicicletta da casa mia. Mio padre, che lo conosceva bene perché erano entrambi soci del Milan Club del paese, lo pregò di iniziarmi al latino. Lui accettò per una somma irrisoria. Erano affratellati sotto il segno del milan, si capisce.
Pregai mio padre di comprarmi un motorino. Tre ore di bicicletta erano troppe. Papà andò dal Pasini, uno che accatastava cianfrusaglie di ogni fatta nell’aia. Pasini pescò un Garelli del primo dopoguerra nel mucchio. Si fece allungare 50000 lire, una vera strozzinata. Il Garelli andava che era una meraviglia. Ai 30 km/h, però, il manubrio tendeva a staccarsi per le troppe vibrazioni. Peggio della tua vespa rossa. Insomma, andò a finire che passai l’estate in bicicletta, zaino a spalle, Castiglioni Mariotti, Cesare e grammatica e quaderni e matite che lo enfiavano, un gran giramento di palle. Rivendetti il Garelli al Pasini per 25000 lire.
Il prof, che non vidi mai ridere né rinunciare per un istante al broncio senile, ma che, per questioni familiari, si faceva ogni giorno più furente e inavvicinabile, riuscì, con metodi terroristici, a trasformarmi nella copia miniata del provetto latinista. Dato che dovevo riparare anche in matematica, senza l’aiuto delle ripetizioni, applicai la pedagogia del milanista su me medesimo, superando gli esami settembrini tra ovazioni e complimenti sperticati.
Alla ripresa delle lezioni, scordai il terrorista e tutto ciò che avevo imparato, ricominciando la mia vita dissoluta, e a fine anno, latino e matematica furono raggiunti da fisica. Vita dissoluta ti fa ridere, vero?
Stavo dicendo che ero un ragazzino un po’ meno sfigato di quello rimandato-ignorante-cesso: gli anni, due o tre, cazzo ne so, erano passati. Mi ero fatto crescere i capelli oltre le spalle. Suonavo la chitarra tutto il giorno, soprattutto in bagno, dove l’acustica è migliore. Non avevo l’acne. Certi ragazzini idioti dicevano che ero un piccolo prodigio della sei corde; Mario, un mio caro amico, che fu sempre obiettivo, diceva che ero il Malmsteen dei poveracci. Quando i Dream Theater (che a te fanno cagare, cosa che non ti perdonerò mai) e John Petrucci salirono alla ribalta delle cronache musicali, Mario disse che ero il John Petrucci dei poveracci. Petrucci e poveracci suonava da dio, vero Mario?
Era la festa dell’ultimo dell’anno. I toxo plasma, la mia prima band (e unica, perché poi cambiarono il nome del gruppo e gli elementi, ma sempre toxo plasma si era), si esibivano in un teatro dismesso, trasformato per l’occasione in sala da sballo. Suonare fu l’unica cosa bella della serata. Bicio Bicelli salì sul palco con Oscar, il Tata e altri, forse il Tizio e il Peto (speriamo stia bene), mi diede da bere, inciampò nel mio cavo sospeso (avevo un cavo della chitarra troppo corto, sicché, per non rimanere nella penombra e guadagnare un posto centrale, dovevo sfruttarne tutta la lunghezza), lui non cadde, ma il cavo si staccò dall’amplificatore e si attorcigliò alla gamba del Bicio, che rideva e rideva, il pirla, ubriaco quanto me, e rideva e rideva anche mentre cercavo di districare il groviglio, colpendolo qualche volta alla tempia con la paletta puntuta della sei corde, altre volte strizzandogli il pacco, così, per ridere, oppure pigiando con forza il dito medio in un punto preciso tra buco del culo e osso sacro, un punto molle, urlandogli -presto ti cagherai addosso, sfigato, sto premendo il tasto della merda!-
Bei ricordi.
Ad ogni modo (qui stanno facendo un casino d’inferno, mi sa che sono messo peggio di quanto pensassi), quel giorno, 31 dicembre, avevo deciso di uscire dall’anonimato per dichiarare a una tipa piccoletta, occhialuta e con un culo che faceva provincia, che la amavo. E vi dirò, Mara, Peto, Mario, Tizio, Tata e sfigato d’un Bicio, che l’amavo davvero e il cuore mi batteva da matti all’idea di proferire un verso che terminasse in cuore, prenderla tra le braccia e alitarle in faccia un -Amore!- puzzolente e poi baciarla, mordendole le labbra, spingendole la lingua fino al cardias e poi chiedere le chiavi della macchina al Peto, per fare all’amore in macchina del Peto, e possibilmente schizzare sui sedili della macchina del Peto e via dicendo. Non che ce l’avessi con te, Peto, solo che mi piaceva l’idea di macchiarti la Uno, e accarezzavo il sogno che tu, notate le pozzanghere di sperma, mi riempissi di pugni e, poi, terminato di pestarmi e di farmi leccare sborra, mi dicessi -Ok, questa festa è una merda, dove si va a bere?-

(Sì, sono messo proprio male, a quanto sembra.)
Ma il Peto era impegnato a sedurre l’amichetta del mio amore, decisamente più carina, e a sperimentare cocktail cazzuti, sicché, mentre cercavo tra la folla Samantha per dirle ti amo, abbandonai il proposito di chiedere le chiavi della Uno al Peto: lo Zio Giò e la sua Uno (o avevi la golf quella sera, zio Giò?) erano altrettanto appetibili nonché disponibili.
C’era qualcosa che non andava, ma questo lo realizzai dopo una decina d’anni: i miei compari mi stavano depistando, temendo che scoprissi che cosa il mio amore stesse in realtà facendo con il Pia, un altro caro amico.
Il Torre (mi manchi da morire, stronzone) mi inseguiva con quattro bicchieri plasticosi di birra assortita in mano: -assaggia questa, senti che buona. E questa. E questa-. Ma che cazzo,
lo sapeva benissimo che io bevo solo bionda. Mario, il Bix, Bicelli e altri ebbero la bella idea, sapendomi sfrontatamente narcisista, di prendere una sedia scassata, buttarmici sopra, sollevarla come una portantina e farmi sfilare attraverso la folla festante, al grido -baciate le mani al Marchese Nazzari!-
Mi fecero andare persino al cesso, convincendomi che avevo l’aspetto di chi deve vomitare. Il cesso era allagato. Qualcuno insinua che scivolai, inondandomi di liquami, e per rimediare alla figura misera, mimai persino il nuoto a stile libero.
Ma Samantha, il mio amore, aveva i minuti contati, così come gli stratagemmi per impedirmi di coglierla sul fatto.

E sul fatto la colsi, povera merda! Attesi che staccasse la bocca dalla bocca (sì, bocca, mica uccello, bocca!) del mio amico Pia, presi la mira e le lanciai il bicchiere ancora pieno. La colpii in fronte. Vabbé, era un bicchiere di plastica. Poi mi avvicinai a lei, fingendo contrizione. Le dissi, con un’aria afflitta -mi dispiace…- Poi, assunta un’espressione perfida, schiumai dalla bocca un -sì, mi dispiace che il bicchiere non fosse di vetro.- Crogiolarmi nella fantasia di essere potenzialmente pazzo, mi aiutò a superare la delusione.
Mara, se riesco a cavarmela, giuro che ti sposo.
 
Tornando in seconda liceo, una ragazza molto carina, con tette e culo straripanti, il primo giorno di scuola arrivò in ritardo, sicché fu costretta ad accaparrarsi, beata lei, l’ultimo banco disponibile, quello di fianco al mio. Eravamo disposti a ferro di cavallo: per un caso curioso, io venni a trovarmi stretto tra il Cinico, che mi parlava tutto il tempo di chitarra, cazzate e Santana e Clapton e Page, così da ficcarmi in testa il tarlo del chitarrista e Flavia, la tettona culona dal viso d’angelo. In terza liceo, ecco il caso curioso, fummo tutti e tre bocciati.
Flavia fu la più solenne delusione amorosa della mia vita, la causa prima e immobile del mio disagio giovanile. Me ne innamorai subito, non appena mi rivolse uno sguardo dolce, sussurrandomi -ciao, credevo ti avessero segato a settembre-. Passai un anno intero a spiarne il profilo con occhio languido e falletto adolescenziale turgido, sforzandomi in tutti i modi di farla ridere, unica cosa che mi riusciva da dio. Ero un mostriciattolo buffo, allegro, idolatrato dai liceali di quarta e quinta, che, durante le loro missioni punitive nel minuto di ricreazione, sceglievano quasi sempre me per il ‘partorello’. Il partorello consisteva nello sbatterti prono sulla cattedra, immobilizzarti, sculacciarti fino a farti perdere conoscenza. Barbari figli di puttana.
Comunque Flavia, che sembrava adorarmi come il giocoliere di strada adora la sua scimmietta, un giorno, senza motivo, gratuitamente, perversamente mi fece qualcosa che può essere paragonato al farti brillare una mina sotto il culo: con una leggerezza impagabile, mi disse: -ma lo sai che tu sei un fallito? Sì, sei un fallimento totale. Sarai per sempre un fallito.-
Questo mi disse.

Da quel giorno, la mia vita fu una lotta tesa a dimostrare che la parte di me che non credeva alle parole di Flavia poteva aver ragione della parte di me che considerava quelle parole come l’unica verità che desse conto del mio essere.

 
Perché tornare a Sirmione, Mara?
Una giorno incontrai Flavia, era passato parecchio tempo, e lei era ancora bella, con quelle tette immense e il culo gigantesco e sodo. Cominciammo a frequentarci. La portai nel posto che ti dicevo e feci centro. Ma io quella sera dovevo essere a casa, così ti avevo detto, Mara. Tutto qui. Lo vedi quanto sono sfigato?
Non vedo luci in fondo al tunnel, è un cattivo segno. 
E tu, perdonami.
Ti amo.

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36 commenti

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  1. Andylarock / Gen 25 2006 2:08 pm

    Beh, ma sei malefico così?? Ho appena inserito un commento (amo nater!) nel post precedente e tu mi posti un nuovo post?

  2. Climacus / Gen 25 2006 2:13 pm

    mica tanto nuovo, andy ;)

  3. Andylarock / Gen 25 2006 2:38 pm

    Intendevo in senso cronologico…
    Quindi per sabato. L’incontro inizia alle 21. Dunque posso passare a prenderti alle 19.31; oppure dimmi quando ti trovo a baita che ti telefono e ci accordiamo; oppure chiamami sul cell, tanto è sempre acceso e tengo la vibrazione (;-)); oppure mandami un piccione aviatore.STOP.ATTENTO a MATLEY.STOP. L’importante è che non abbia l’aviaria.STOP

  4. mrka / Gen 25 2006 8:25 pm

    vedo un canarino stilizzato sulla destra!
    m.

  5. junior / Gen 25 2006 11:42 pm

    io comunque vorrei saper scrivere una roba così, invece di una lista di sms inutili.

  6. Climacus / Gen 26 2006 10:11 am

    Lo sai, Marika, che io non vedo nessun canarino però, prima di incollare questo Burri, mentre facevo il mio lavoro alienante, ho pensato tutto il tempo al finale di Pulp di Bukowsky dove il protagonista narrante muore ingoiato da un canarino gigante?
    Se mi leggi nel pensiero non vale.
    Se invece trasmettiamo alla stessa frequenza, ne sono lusingato. Contaminiamoci, Marika!
    (aspetta: non è che Palla di Lardo, il tuo Palla di Lardo, che io avrei chiamato Streptococco Barocco, non sia, almeno in nuce o in caffè luce, il primo timido o tumido prodotto di questa contaminazione?
    Cazzo ne so, lo chiedo a te! Ti dico che non lo so!)

  7. Climacus / Gen 26 2006 10:15 am

    Jù, tu una roba così la scriveresti meglio. Pensa alla storia (tua, mica mia) del Papa che, invitato dal tuo parroco, viene a trovare te e i tuoi compari in oratorio e, per palare, sale sulla pedana dove te e i tuoi compari facevate gli sporcaccioni con le vostre amichette. Per me è una storia d’amore delle più belle. E smettila di fare il modesto! :)

  8. Climacus / Gen 26 2006 10:18 am

    Insomma, nessuno mi dice niente del nuovo sfondo? Sarà mica una merda (come sospetto)?
    Beh, Burri è magnifico, sia esso canarino o ferro.

  9. e.l.e.n.a. / Gen 26 2006 10:33 am

    ho un vestito e delle scarpe del colore di fondo*. mi intono assai.

    * colore che non esiterei a definire, senza tema, anche perché era uguale alla mia 500, blu carta da zucchero.
    la mia 500 è stata la mia prima automobilina. in realtà prima che mia era della mamma. era bellissima, scattosa e soprattutto decappottabile. (come la mia mamma, che, tra l’altro, ha sempre caldo)

  10. Climacus / Gen 26 2006 12:18 pm

    Anche la tua mamma è decappottabile, Elenuzza? (buahahahahaha!)
    Mio zio aveva una 500 bianca arrugginita. Quando la metteva in moto faceva un rumore tipo ‘cough cough cough’, con il fischio dell’asma in sottofondo. Da bambino ero bravissimo a imitarne il rantolo. Tutti mi dicevano -brào!-. Anche lo zio: -brào!-
    Adesso hai una smart, vero? Dài, dimmi che hai la smart! Ho sempre sognato di fare un giro in smart!
    Se non hai la smart, portami a fare un giro comunque. Ho sempre sognato di farmi un giro in macchina con te. Sono sicuro che guidi da panico, sempre sparata come una scheggia nel traffico. Sempre pronta a suonare il clacson, con il dito medio che scatta come un coltello serramanico fuori dal finestrino. Yeah!

  11. e.l.e.n.a. / Gen 26 2006 12:29 pm

    certo, mica per niente ti ho detto che ha sempre caldo….

    mioddio, ma allora mi hai già visto!
    no, dai, sono velocifera, dribblante e superosa. però non alzo i ditini. qualche urletto, sì. e poi mi piace, quando qualcuno tenta di uscire da un parcheggio o insinuarsi in una fila di macchine, lasciarlo passare per essere ringraziata. sorrido beata e mi dico quanto sono buona&brava&bella. se non mi ringraziano li sfanculo e gli lancio accidenti pesanti. che si fottano se non riconoscono il Bene che mica mi chiamo gesù. eccheccazzo.

    ti porterò volentieri.
    no, non sono smartgiassa.
    sono alfista. hai presente quella pubblicità con la tipa in 147 che preme a fondo il pedale e urla e c’è l’onda anomala che si abbatte?
    ecco, una cosa così.
    io
    la 147
    l’urlo.
    yeah!

  12. Climacus / Gen 26 2006 1:05 pm

    Questo mi fa venire in mente che anch’io ho avuto un’alfa. Alfa 75. Avevo appena distrutto la golf, perciò papà mi prestò la 75 per una sera. C’era Marcolino con me. Mentre lo riporto a casa, gli dico: -vediamo di tirar su questo catorcio. Mio fratello sostiene che tocca i 200. Tentare non nuoce, vero Marcolino?-
    Marcolino, che faceva più incidenti di me, disse: -sì, cazzo, tira su questa mmerda!-
    Il motore non resse. Giunsi a casa di Marcolino in folle.
    Il padre di Marcolino era un militare in pensione che sapeva aggiustare tutto, dai videoregistratori alle lavatrici, dalle autoclavi fino agli autoarticolati. Però, pur addolcito dalla pensione, era pur sempre un militare. E io, quella sera, ero truccato da troia. Non era carnevale. Era una sera del cazzo qualunque. Avevo semplicemente incontrato una ragazza che mi eccitava e la ragazza, sapendomi eccitato, si era divertita a trasformarmi in zoccola, cosa eccitante e glamour. Perciò, il padre di Marcolino, quando supplicai il suo intervento, mi vide zoccola e, il giorno dopo, pestò a sangue il povero figliuolo. Disse al figliuolo che andare a spasso con i travestiti, per giunta ubriachi, era disonorevole.
    Comunque, grazie al sacrificio di Marcolino e all’intervento del padre (-guarda, la macchina è da buttare, però a casa ci arrivi, basta che non superi i 30.-), feci ritorno al quartier generale, giusto in tempo per dire a mio fratello, che si era appena svegliato per andare al lavoro -guarda, non usare la 75, che ci ha dei piccoli problemi. Puoi andare con il 124?-
    Già, fiat 124 sport del 1970, color verde. Una ficata!

  13. Flounder / Gen 26 2006 1:08 pm

    eddddàààài, ma che pallista.
    (questo verde mi innervosisce. che è? verde ottanio? mi fa venire la congiuntivite, devo strizzare le palpebre e corrugare la fronte. che poi mi vengono due rughe così e devo ricorrere al filler, nella migliore delle ipotesi)

  14. Climacus / Gen 26 2006 1:13 pm

    Pallista? No, è tutto vero! (cioè, Marcolino non fu proprio picchiato a sangue, questa è una lievissima esagerazione, ma il padre gli fece una predica di 15 ore) (ihihihihi!)

  15. Climacus / Gen 26 2006 1:15 pm

    E’ verde carta da zucchero, Flou. Non sei mai attenta! :-)

  16. Flounder / Gen 26 2006 1:20 pm

    hai ragione, clim.
    è verde carta da zucchero.

    mi istiga al turpiloquio, non so perché

  17. Climacus / Gen 26 2006 1:52 pm

    Elena, scusa, ma devo cambiare sfondo. Non lo faccio solo per Flo’, lo faccio anche per me che non riesco più a leggermi senza che mi venga il diabete, cioè, volevo dire il mal di mare.

  18. Climacus / Gen 26 2006 1:57 pm

    Questo fa molto Tulipani

  19. Climacus / Gen 26 2006 2:46 pm

    qualcuno mi dica il codice del marrone scuro

  20. Flounder / Gen 26 2006 2:51 pm

    va decisamente meglio

  21. DevilsTrainers / Gen 26 2006 2:58 pm

    ohibò.

  22. Climacus / Gen 26 2006 3:00 pm

    ohibò?
    Grazie flo’, ho scelto colori sobri

  23. DesertEagle / Gen 26 2006 3:02 pm

    WoW! WoW! WoW! WoW!

  24. e.l.e.n.a. / Gen 26 2006 3:29 pm

    è il colore della mia cucina ikea.
    così.
    per dire.
    io, comunque, a differenza di flou, non credo tu sia pallista.
    credo che è tutto vero vero.
    ecco.

  25. Climacus / Gen 26 2006 8:01 pm

    WoW cosa?
    Neanche flo’ crede che io sia pallista, è solo che oggi si sente polemica :)
    (bello il colore della cucina. Strano, non ho aneddoti sulla cucina. Cazzo, mi sento già in crisi)

  26. mrka / Gen 26 2006 8:01 pm

    ha ragione elena, sento odore di svezia fin dentro le scarpe. ( hai mai provato la prinsesstarta ikea?)

  27. Climacus / Gen 26 2006 8:19 pm

    e tu hai mai provato ad annusarmi le scarpe? hihihi (ciao marika, che succede? Hai scritto un post triste, criptico e incazzato. Mi preoccupa un po’.) (la princesstarta ikea è una prostituta di legno compensato? :)

  28. Climacus / Gen 26 2006 8:21 pm

    Dio, non smetterei mai di scrivere commenti solo per vedere quanto sono fica in fotografia

  29. Climacus / Gen 26 2006 8:22 pm

    volevo scrivere ‘fica di legno’, ecco.

  30. Seymandi / Gen 26 2006 8:27 pm

    Perfetto! Col nuovo blog non riesco più a leggere nulla…Firefox non visualizza lo sfondo e non vedo una minchia. Dovrò ricorrere a Explorer, ma che pacco. Dai, Climacus…mettici più impegno ;-)

  31. mrka / Gen 26 2006 8:54 pm

    oggi sono come queste persone:
    http://cryingwhileeating.com/

  32. Climacus / Gen 26 2006 9:34 pm

    cambio tutto, seymandi. Giuro.
    Marika, ma come cazzo hai fatto a pescare un sito così? Comunque, ho riso così tanto che temo di essermi cacato addosso. (ho trovato un sito migliore
    http://www.cryingwhileeatingshit.com

  33. anonimo / Gen 27 2006 11:12 am

    Cazzo, Seymandi, sto usando firefox e lo sfondo è bianco. Non si vedono le parole! Come faccio, adesso? A me lo sfondo blu navy piace da matti.
    Provo a cambiare

  34. anonimo / Gen 27 2006 11:19 am

    Funziona!

    (è quello che dissi alla mia ragazza di tanti anni fa dopo che un ematoma traumatico in zona perineale si fu completamente riassorbito) (è vero!)

    Clim

  35. Andylarock / Gen 27 2006 11:20 am

    Che è ‘sto change? Fossi in te, avrei messo uno sfondo color Keglevic. (;-P)

  36. Climacus / Gen 27 2006 11:25 am

    Tzè, così mi metto subito a vomitare… (ciau Andy!)

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