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gennaio 21, 2006 / Climacter

Nuove poesie sul disagio giovanile

Venere e Giove e Nettuno e Mercurio e Aprile e Dicembre

Saliresti con me su Plutone?
Senti, c’è una sonda Nasa che parte,
se facciamo una corsa,
se giochiamo al tira e molla,
se tu mi lanci e vado in orbita
e poi ti prendo e in orbita ti spedisco (sarà tutto un rincorrersi, bambina)
stai sicura che non la perdiamo, nemmeno dovessimo, tra un salto

e uno strattone d’elastico,

 scoppiare come satelliti russi.
E’ una sonda strettina,
dovremo adattarci a stringerci,
e sarà un viaggio di dieci anni, a dir poco, a contare solo l’andata, in verità, escludendo il ritorno. (Satelliti russi fatiscenti.)

 Non ci sarà
ritorno

Perché quando vedremo Plutone,
stancandoci presto di quello
scoglio insulso, te lo assicuro, ma non per esperienza,
aprirai con un calcio la porticina dell’astronave,

dio, già pregusto il momento

e d’un balzo lo avremo già scavalcato, pianeta piccolo e morto e
male illuminato,
per ritrovarci insieme sulla spiaggia
tutta sassi e meteore
che tappa l’orizzonte al sistema
solare.
Dunque, vuoi ancora salire con me
su Plutone?

Dovremo adattarci a stringerci che
la sonda è davvero piccola, con lo spazio non si scherza,
dormiremo per lo più,
per lo più avremo freddo,
ma sarà figo coccolarci e fare altro,
e tu sai a cosa penso,
davanti al luminare di Saturno,
Davanti al luminare di Saturno, dico, altro che camino che scoppietta!
E Marte? Te lo immagini un vulcano
che ribolle a tre everest d’altitudine,

TRE EVEREST!
che se lo rivolti è l’inferno,
che, a guardarlo col binocolo, t’accorgi della coda e del culo
di Lucifero che sporgono appena dal cratere?
Sei pronta dunque a salire?
Non sarà sempre divertente, e tu lo sai:
dieci anni da far passare
per una cruna stretta, stretta come l’anello del nostro lume (ma sarà sesso memorabile, te lo prometto), non sono una burla, e tu, forse,

 forse di me sarai stanca già quando
i razzi avranno vinto l’attrazione
della terra e la luna ci starà di fianco, tutta storta.
Ci adatteremo, stringendoci.
Se davvero sarai stanca, non avrai che da stringere
più forte.
Ma il viaggio ti toccherà a farlo
da sola, piccola serpe.

ANACONDA!

Che farai, sola, sulla spiaggia
di meteore, sassi, briciole e vapore,
che incula l’orizzonte al sistema solare? Che faremo insieme laggiù, tu dici,

 e hai ragione.

Tanto vale non salire, allora.
E, manco avessi tredici anni e un brufolo
per capello, mi toccherà dirti:
bambina, tu non sai,
oh no, tu non lo sai che cosa ti perdi.

Saliamo
 insieme

 su Plutone

 

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26 commenti

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  1. Climacus / Gen 21 2006 3:43 pm

    questa poesia mi colloca indubbiamente tra i migliori poeti delle quindici e ventinove (21 gennaio 2006)

  2. Flounder / Gen 21 2006 3:46 pm

    clim, oggi sto di tre quarti.
    non è cosa. vado a fiducia.

    poi leggerò con tranquillità,

  3. Climacus / Gen 21 2006 8:21 pm

    Beata te. Io son messo a novanta.

  4. Flounder / Gen 21 2006 8:29 pm

    oltre al disagio giovanile, che si evidenzia nella prima parte, è evidente nel finale un meccanismo di crescita improvvise e un’acquisizione di consapevolezza che fa sì, che anche respinto, il protagonista non perda comunque coscienza dei suoi meriti e possibilità.

    molto intensa la metafora della cruna stretta, che rimanda all’aspirazione e al ricordo di una verginità che, anche se perduta, si intende transgalattica e perciò stesso ricostituibile grazie alla schiuma quantica, che in alcuni casi, a certe atmosfere, funge anche da spermicida.

    interessante anche l’abbinamento anaconda/incula. suggerisce qualcosa. come un rito iniziatico.

    sì.
    è la migliore poesia delle ultime sette ore del pianeta.

  5. Climacus / Gen 21 2006 8:42 pm

    anaconda/incula: non ci avevo pensato. La schiuma quantica è anche un buon lubrificante. Oddìo come sono triste. L’hai intuito, vero, flo’? Ah già, ho scritto che son messo a novanta. Però lo sapevi, il disagio mi pesa sulle palle. Una sbronza ci vorrebbe. Grazie, mia Flounderessa. E speriamo che nessuno scriva poesie per altre sette ore :)

  6. ViperaVenerea / Gen 21 2006 9:41 pm

    Ma sai che è bellissima? No, davvero, non scherzo, vorrei che qualcuno mi scrivesse cose così (ma senza l’ultima parte).
    Bravo Clim, quando sei triste scrivi da dio.

  7. ceccosalvemini / Gen 21 2006 11:42 pm

    passavo…

  8. Climacus / Gen 22 2006 10:47 am

    Come hai fatto a trovarmi, Cecco?
    E, soprattutto, come farai a lasciarmi? Non sai cosa ti perdi, fratello.

    Ero un ragazzino meno sfigato del ragazzino rimandato a settembre. Il ragazzino rimandato a settembre passò un’estate da cani. C’era un professore temuto e stimato in parti uguali che viveva a tre ore di bicicletta da casa mia. Mio padre, che lo conosceva bene perché erano entrambi soci del Milan Club del paese, lo pregò di iniziarmi al latino. Lui accettò per una somma irrisoria. Erano affratellati sotto il segno del milan, si capisce.
    Pregai mio padre di comprarmi un motorino. Tre ore di bicicletta erano troppe anche per un atleta come me. Papà andò dal Pasini, uno che accatastava cianfrusaglie di ogni fatta nell’aia. Pasini pescò un Garelli del primo dopoguerra nel mucchio. Si fece allungare 50000 lire, una vera strozzinata. Il Garelli andava che era una meraviglia. Ai 30 km/h, però, il manubrio tendeva a staccarsi per le troppe vibrazioni. Insomma, andò a finire che passai l’estate in bicicletta, zaino a spalle, Castiglioni Mariotti, Cesare e grammatica e quaderni e matite che lo enfiavano, un gran giramento di palle. Rivendetti il Garelli al Pasini per 25000 lire.
    Il prof, che non vidi mai ridere né rinunciare per un istante al fiero cipiglio, ma che, per questioni familiari, si faceva ogni giorno più furente e inavvicinabile, riuscì, con metodi terroristici, a trasformarmi nella copia miniata del provetto latinista. Dato che dovevo riparare anche in matematica, senza l’aiuto delle ripetizioni, applicai la pedagogia del milanista su me medesimo, superando gli esami settembrini tra ovazioni e complimenti sperticati.
    Alla ripresa delle lezioni, scordai il terrorista e tutto ciò che avevo imparato, ricominciando la mia vita dissoluta, e a fine anno, latino e matematica furono raggiunti da fisica.
    Stavo dicendo che ero un ragazzino un po’ meno sfigato di quello rimandato-ignorante-cesso: gli anni, due o tre, cazzo ne so, erano passati. Mi ero fatto crescere i capelli oltre le spalle. Suonavo la chitarra 8 ore al giorno, soprattutto in bagno, dove l’acustica è migliore. Non avevo l’acne. Certi ragazzini idioti dicevano che ero un piccolo prodigio della sei corde; Mario, un mio caro amico, che fu sempre obiettivo, diceva che ero il Malmsteen dei poveracci. Quando i dream theater e john petrucci salirono alla ribalta delle cronache musicali, Mario disse che ero il John Petrucci dei poveracci. Petrucci e poveracci suonava da dio.
    Era la festa dell’ultimo dell’anno. I toxo plasma, la mia prima band (e unica, perché poi cambiarono il nome del gruppo e gli elementi, ma sempre toxo plasma si era), si esibivano in un teatro dismesso, trasformato per l’occasione in sala da sballo. Suonare fu l’unica cosa bella della serata. Bicio Bicelli salì sul palco con Oscar, il Tata e altri, forse il Tizio e il Garbo, mi diede da bere, inciampò nel mio cavo sospeso (avevo un cavo della chitarra troppo corto, sicché, per non rimanere nella penombra e guadagnare un posto centrale, dovevo sfruttarne tutta la lunghezza), lui non cadde, ma il cavo si staccò dall’amplificatore e si attorcigliò alla gamba del Bicio, che rideva e rideva, il pirla, ubriaco quanto me, e rideva e rideva anche mentre cercavo di districare il groviglio, colpendolo qualche volta alla tempia con la paletta puntuta della sei corde, altre volte strizzandogli il pacco, così, per ridere, oppure pigiando con forza il dito medio in un punto preciso tra buco del culo e osso sacro, un punto molle, urlandogli -presto ti cagherai addosso, sfigato, sto premendo il tasto della merda.-
    Bei ricordi.
    Ad ogni modo, e statemi bene a sentire, quel giorno, 31 dicembre, avevo deciso di uscire dall’anonimato per dichiarare a una tipa piccoletta, occhialuta e con un culo immenso, che la amavo. E vi dirò, amici miei, che l’amavo davvero e il cuore mi batteva da matti all’idea di proferire un verso che terminasse in cuore, prenderla tra le braccia e alitarle in faccia un puteolante -Amore!- e poi baciarla, mordendole le labbra, spingendole la lingua fino al cardias e poi chiedere le chiavi della macchina al Garbo, per fare all’amore in macchina del Garbo, e possibilmente schizzare sui sedili della macchina del Garbo e via dicendo. Non che ce l’avessi con te, Garbin, solo che mi piaceva l’idea di macchiarti la Uno, e accarezzavo il sogno che tu, notate le pozzanghere di sperma, mi riempissi di pugni e, poi, terminato di pestarmi e di farmi leccare sborra, mi dicessi -Ok, questa festa è una merda, dove si va a bere?-
    Ma il Garbo era impegnato a sedurre l’amichetta del mio amore, decisamente più carina, e a sperimentare cocktail cazzuti, sicché, mentre cercavo tra la folla Samantha per dirle ti amo, abbandonai il proposito di chiedere le chiavi della Uno al Garbo: lo zio Giò e la sua Uno (o aveva la golf quella sera, Andy?) erano altrettanto appetibili nonché disponibili.
    C’era qualcosa che non andava, ma questo lo realizzai dopo una decina d’anni: i miei compari mi stavano depistando, temendo che scoprissi che cosa il mio amore stesse in realtà facendo con il Pia, un altro caro amico.
    Il Torre (mi manchi da morire, stronzone) mi inseguiva con quattro bicchieri plasticosi di birra assortita in mano: -assaggia questa, senti che buona. E questa. E questa- Ma che cazzo,
    lo sapeva benissimo che io bevo solo bionda. Mario il Bix Bicelli e altri ebbero la bella idea, sapendomi sfrontatamente narcisista, di prendere una sedia scassata, buttarmici sopra, sollevarla come una portantina e farmi sfilare attraverso la folla festante, al grido -baciate le mani al Marchese Nazzari!-
    Mi fecero andare persino al cesso, convincendomi che avevo l’aspetto di chi deve vomitare. Il cesso era allagato. Qualcuno dice che scivolai, inondandomi di liquami, e per rimediare alla figura misera, mimai persino il nuoto a stile libero.
    Ma Samantha, il mio amore, aveva i minuti contati, così come gli stratagemmi per impedirmi di coglierla sul fatto.

  9. Climacus / Gen 22 2006 10:52 am

    Grazie Viperea! Vedrò di essere triste more often :-) (e se sono allegro? Scrivo da cazzo, neh? Cattiva.)

  10. Climacus / Gen 22 2006 1:13 pm

    E sul fatto la colsi, povera merda! Attesi che staccasse la bocca dalla bocca (sì, bocca, mica uccello, bocca!) del mio amico fraterno, presi la mira e le lanciai il bicchiere ancora pieno. La colpii in fronte. Vabbé, era un bicchiere di plastica. Poi mi avvicinai a lei, fingendo contrizione. Le dissi, con un’aria afflitta -mi dispiace…- Poi, assunta un’espressione perfida, schiumai dalla bocca un -sì, mi dispiace che il bicchiere non fosse di vetro.- Crogiolarmi nella fantasia di essere potenzialmente pazzo, mi aiutò a superare la delusione.
    Tornando in seconda liceo, una ragazza molto carina, con tette e culo straripanti, il primo giorno di scuola arrivò in ritardo, sicché fu costretta ad accaparrarsi, beata lei, l’ultimo banco disponibile, quello di fianco al mio. Eravamo disposti a ferro di cavallo: per un caso curioso, io venni a trovarmi stretto tra il Cinico, che mi parlava tutto il tempo di musica, chitarra, cazzate e Santana e Clapton e Page, così da ficcarmi in testa il tarlo del chitarrista e Flavia, la tettona culona dal viso d’angelo. In terza liceo, ecco il caso curioso, fummo tutti e tre bocciati.
    Flavia fu la più solenne delusione amorosa della mia vita, la causa prima e immobile del mio disagio giovanile. Me ne innamorai subito, non appena mi rivolse uno sguardo dolce, sussurrandomi -ciao, credevo ti avessero segato a settembre. -Passai un anno intero a spiarne il profilo con occhio languido e falletto adolescenziale turgido, sforzandomi in tutti i modi di farla ridere, unica cosa che mi riusciva da dio. Ero un mostriciattolo buffo, allegro, idolatrato dai liceali di quarta e quinta, che, durante le loro missioni punitive nel minuto di ricreazione, sceglievano quasi sempre me per il ‘partorello’. Il partorello consisteva nello sbatterti prono sulla cattedra, immobilizzarti, sculacciarti fino a farti perdere conoscenza. Barbari figli di puttana.
    Comunque Flavia, che sembrava adorarmi come il giocoliere di strada adora la sua scimmietta, un giorno, senza motivo, gratuitamente, perversamente mi fece qualcosa che può essere paragonato al farti brillare una mina sotto il culo: con una leggerezza impagabile, mi disse: -ma lo sai che tu sei un fallito? Sì, sei un fallimento totale. Sarai per sempre un fallito.-

    Da quel giorno, la mia vita è una lotta tesa a dimostrare che la parte di me che non crede alle parole di Flavia può aver ragione della parte di me che considera quelle parole come l’unica verità che dia conto del mio essere.

  11. Climacus / Gen 22 2006 1:16 pm

    Ecco spiegato perché questo blog si intitoli apologie e apostasie di un trepido. Mi è costato fatica raccontarlo

  12. Andylarock / Gen 22 2006 2:35 pm

    Spetta spetta! Qui ci sono delle lacune colmabili solo grazie all’obbiettivo della mia telecamera. Premettiamo che ricordo una lontanissima sera, tornando dal cupo cimitero del perdutissimo villaggio della suddetta Samatha, in cui stavo in macchina col Tizio, e non non mi ricordo chi altri, autoradio a paletta, era il boom di gruppi tranquilli tranquilli quali Death, Sepultura, Pantera e via dicendo. Si parlava del più e del meno, ma soprattutto di Samatha e Barbara, che io conobbi proprio quella sera.
    – Cazzo Tiz però quelle due sono fighe, la mora c’ha un culo che porca troia…
    – Eh sì è…
    – Ahhh, cazzo! Abbassa quella minkia di musica che non capisco una mazza!
    – Hai ragione Andy, ma credo che la stia puntando il Nazza.
    – Beh, fa bene. Vorrà dire che io punterò l’altra. Sai non vorrei che mi spaccasse platonicamente il culo – risposi sorridendo, quasi ghignando.
    – Eh no, prima ci sono io.
    Cazzo! Pensai tra me e me.
    – Eh ma figaaaa! – Colcusi. Poi mi addormentai in auto, travolto da stanchezza, dalle menate che iniziava a tirare il Torre e aggiungerei da un pizzico di rottura di palle.
    Passarono i giorni, le settimane, quasi anche i mesi. A barbara non cagava un cazzo del Tizio, il Nazza farfugliava qualcosa su Samatha, insisteva sul suo bel culo ( e non posso certo dargli torto), ma non si decideva a fare il passo, e intanto lei iniziava a incollarmisi. Te lo ricordi vero. Andavamo a prenderle lei mi saltava addosso.
    – Ciao Andy, come va. Ciao, ciao, ciao…..
    E io pensavo tra me perché cazzo faceva così. Ero totalmente annebbiato dalla presenza di Barbara. Lei arrivava spesso con Progay, una specie di checca di quelle che se ti puntato è meglio che stai alla larga, e il Tizio lo sapeva bene, e lo sa ancora, perché capita a qualche concerto di rivederlo, e noi fuggiamo coda tra le gambe.
    – Oddio c’è Progay, via via.
    Lui diceva sempre che il Tizio era figo e che aveva un fisico da vichingo! E noi ghignavamo come dei gallinacei deformi dietro le sue spalle.
    E così sapevo che Barbara snobbava il Tizio e che quindi sarei potuto farmi avanti, ma nel contempo c’era Samatha che mi faceva le moine. Che situazione di Mmerda! Nazza muovi quel culo e fatti avanti perché mi sta vangando le colle e la carne è debole. Continuavo a pensare. Io però speravo in Miss Pacco, ovvero la Baby, il soprannome lo potete immaginare facilmente. Alla fine una sera mi decido, mi faccio avanti, inizio a fare pressione sulla Baby e contemporaneamente dico a Samatha.
    – Senti un po’, ma il Nazza ti interessa.
    Lei finge indifferenza, ma so di averla toccata su un tasto sensibile. E mi dice – Beh, è un po’ fuori di testa, ma non mi dispiace affatto, è simpatico ed è anche carino.
    – E allora perché non gli fai capire qualcosa? – Si devo avergli detto queste parole.
    E lei cosa rispose? Beh – Io, se gli interesso deve essere lui a farsi avanti.
    Ma vi rendete conto in che acque nuotavo. E così accenno qualcosa al Nazza. Deve essere stato una sera al giardino, si era bevuto, abbastanza, anzi molto, perché in quelle sere si andava a litri e il Torre continuava a ordinarne. Ma io ero iperallegro e ho vaghi ricordi, il Nazza non capì un cazzo di quello che gli dissi, ma io non me ne accorsi, lo capii quella sera al teatro, dopo il volo d’angelo del bicchiere su Sammi. La situazione non cambio, non ancora, ma giunse rapida la notte di capodanno. Ricordo benissimo il Nazza lanciato, mi disse – Questa sera è mia. – Il torre lo esortava a muovere le chiappe e seguitava ad allungare bicchieri di orridi cocktail.
    Io iniziavo a non capire molto, i fumi dell’alcol e torcioni del torre avevano fatto la sua, e a una certa ora mi sedetti su di una piccola sedia, in parte al Giuba, il cui livello alcolico lo aveva reso un bradipo appeso al gambo della sua di sedia. Di li a poco giunse Baby, avevamo già sparato cazzate tra noi in precedenza, ma nulla di più. Io l’avrei travolta col mio crescente desiderio sexual ed ero disposto a sbatterla ovunque. Dopotutto avevo bevuto. Ma purtroppo era ancora sveglio in me il bambino educato che non avrebbe mai fatto il bastardo con una tipa. Decisi allora di bere un altro cocktail e di mandarlo a nanna. Lei mi si sedette sulle gambe. Parlammo. E ridemmo.Le avrei messo volentieri una mano sul culo, ma probabilmente mi avrebbe preso a ceffoni. Allora parlammo ancora. Poi lei si alzò andò a prendere due birre e tornò a sedersi su di me. Mi mise una mano sul pacco e io rimasi lì per lì bigottito. Guardai il Giuba che rideva. Non capivo cosa c’era da ridere, una figa, la figa per eccellenza che io desideravo mi aveva appena messo una mano sul pacco. Ero al settimo cielo. Le presi il polso, e tirandola verso me, coi suoi occhi a un palmo dal mio naso le chiesi – Hai trovato qualcosa di interessante?
    Lei sorrise. In quell’istante giunse il Torre intimandomi di alzare il culo. Lei si allontanò un secondo, ma io non le mollai il polso. Una birra cadde per terra, il Torre continuava a fracassarmi i timpani su qualcosa che stava accadendo: Nazza….Pia….bicchiere; non capii altro. La Baby si liberò della mia presa e mi abbandonò lì seduto tra il Torre e il Giuba.
    Vagai un po’ per il teatro e infine arrivai giusto in tempo per vedere il Nazza allontanarsi da Samantha. Era già successo tutto. Questo è quello che ricordano le mie poche cellule cerebrali ancora coscienti.
    Con Barbara non ci fu nulla da fare. Avevo perso la mia occasione, il mio attimo di libidine era fuggito nello stesso istante in cui la birra si era schiantata a terra. Il Torre, o forse il Gio, disse che la mano non l’aveva messa lì di proposito, beh fate voi…

  13. ViperaVenerea / Gen 22 2006 2:35 pm

    No. mi sa che sei triste sempre.
    :)

  14. Climacus / Gen 22 2006 2:55 pm

    HAHAHAHAHAHAHA!
    CAZZO, QUESTA NON ME L’HAI MAI RACCONTATA!
    HAHAHA!!!
    (sei un pazzo fottuto, Garbo, guarda che razza di foto hai messo. Potevi ripescare quella del Mago Sbronzo… :)))

    Viperea, sappi che io non sono insensibile alle lusinghe, anzi, sto già per chiamare la telecom e estorcere informazioni sul tuo nuovo posto di lavoro. Ho giusto bisogno di una biblioteca a due passi da casa :))

  15. Climacus / Gen 22 2006 5:11 pm

    E’ vero, porca troia, il Torre, che puzzò di alcolici per tre mesi consecutivi, non faceva che ripetere: “Nazza… Pia… Bicchiere!”, ridendo come un deleritto.
    HAHA!

  16. Climacus / Gen 22 2006 6:10 pm

    derelitto, magari

  17. e.l.e.n.a. / Gen 23 2006 11:19 am

    non ho letto il tuo post. lo farò dopo.

    sono ancora preda da un convulso sentire e muovere da orgasmo multiplo provocatomi.
    clim, mi verrebbe da dirti ‘basta’ ma, la verità sarebbe indecentemente un ‘ancora’…

    ora vado e mi ricompongo!
    intanto, banalmente, semplicemente grazie.

    ah, non ti amassi già, ti amerei.

  18. Climacus / Gen 23 2006 12:51 pm

    Un giorno il dottor O. mi chiese:
    -Lei rinuncerebbe all’uccello (sì, il dottor O. diceva parolacce; coglioni era la sua preferita: la smetta di martellarsi i coglioni, non creda che gli altri siano coglioni e lei quello furbo, ai suoi genitori piacerebbe che si levasse dai coglioni, certo!, ecc.); -lei rinuncerebbe all’uccello se potesse provocare orgasmi in una donna parlando o scrivendo?-
    -Certo che sì, porca puttana!- risposi.
    Poi ci furono grandi risate da parte di entrambi.
    -Ci avrei scommesso,- disse lui.
    Altre risate.
    Che poi, lui ha quel tipo di risata bronchiale, catarrosa, che ti fa venir voglia di ridere e scatarrare più forte. Eravamo in perpetua competizione.

    Elena, mi sa che per colpa tua, dovrò tagliarmi il pisello.
    (grazie, mia adorata :)

  19. Ubikindred / Gen 23 2006 5:15 pm

    Il punto è proprio quello: sono rimasto agnostico! :-D

  20. Andylarock / Gen 24 2006 2:57 pm

    E per quanto riguarda quel birone?

  21. Andylarock / Gen 24 2006 3:01 pm

    E per quanto riguarda quel birrone??

  22. Climacus / Gen 24 2006 7:40 pm

    Giovedì ci sei? Comunque ti chiamo, Andy. Vuoi salire con me su Plutone?

  23. Andylarock / Gen 25 2006 8:43 am

    Giovedì non dovrei avere problemi. L’idea di una capitina su Plutone mi alletta, ma a condizione che facciamo tappa su Marte. Sai, vorrei tanto farmi fotografare da Spirit e mettere la foto come Avatar di Splinder. ;)

  24. Andylarock / Gen 25 2006 9:28 am

    Ahhhhhh! Cazzo! Dimenticavo: giovedì però non prima delle 22-22.30. Altrimenti dobbiamo passare a venerdì, o a settimana prossima.

  25. Andylarock / Gen 25 2006 2:04 pm

    Mi hanno appena informato che sabato 28 Gennaio a Mantova c’è un reading letterario di Gianfranco Nerozzi col musicista Lucio Morelli. E’ il primo di 5 incontri ispirati alle “Lezioni Americane” di I.Calvino. Credo che andrò a curiosare. Il posto lo conosco, l’ingresso è gratuito, quindi…. ;)

  26. Climacus / Gen 25 2006 2:14 pm

    Quindi ci si becca sabato!

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