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gennaio 17, 2006 / Climacter

Dalla raccolta: novelle per un giorno (di merda)

 
Osservazioni incidentali

Gli inglesi usano un’espressione molto efficace per etichettare chi è daltonico: dicono che sei color blind, cieco al colore. Gli inglesi non capiscono un cazzo. Io non sono daltonico, ma cieco al colore grigio di certe bmw. Ne ho avuto la riprova l’altro giorno, alle 9 del mattino, quando, a un bivio a forma di T in aperta campagna, mi sono fermato, ho controllato cinque volte a destra e cinque a sinistra, sono partito e, per la seconda volta in una settimana, mi si perdoni la ripetizione di volte-volta, una bmw grigio chiara mi è quasi entrata in macchina. Pare che queste bmw grigio chiare, perfettamente mimetizzate con l’asfalto vecchio di secoli e perciò smunto, d’un tratto schizzino fuori dal loro perfetto camuffamento per farmi cacare sotto. La prima volta che accadde qualcosa di simile, quando ancora non sospettavo di essere grigio – blind (e non mi ponevo il dilemma oculista o neurologo), con la signora mamma al mio fianco, stavo percorrendo la statale Parma-Brescia, la testa sovraffollata. Pensavo al fatto che mi fossi scordato di bere il caffè (erano le due p.m.), che le lenti degli occhiali erano luride (cosa insolita, perché le pulisco, sfregandole sui vestiti, ogni cinque minuti e spesso faccio la doccia o mi lavo la faccia dimenticando di togliermi gli occhiali), che la mercedes appena comprata annaspava e che probabilmente mi avrebbe tradito, appiedandomi (ascoltavo attentamente il respiro sofferto del motore, in cerca di indizi, come fanno i meccanici; peccato che la mia competenza in fatto di motori si fermi alla coppia pistone-cilindro e di lì non si muova); pensavo ad una recensione, in cui un critico letterario di fama, ignorando colpevolmente (oppure, colpevolmente intuendo) che il mio romanzo fresco di pubblicazione è autenticamente autobiografico, apostrofava il protagonista-narratore con epiteti quali ‘mostro-sfigato-frustrato-stronzo’, chiedendomi se sono davvero così stronzo-sfigato-frustrato-mostro; pensavo al mio amico Filippo, che la sera prima mi aveva annunciato, al telefono, con una tristezza inaudita, che la sua cavia (un animaletto dolcissimo e coccolone, che amava essere preso in braccio e dispensava perfino baci), aveva smesso improvvisamente di mangiare e, qualche ora dopo, aveva smesso altresì di vivere, al che io ero riuscito solo a immaginare che in giro ci fosse pure il virus dell’influenza caviaria, ghignando tra me e me e sentendomi sfigato-frustrato-mostro-stronzo; pensavo al dottor. O, lo psicanalista che sono in procinto (da sette anni circa) di scaricare, dato che, come ebbi a rinfacciargli, "ora posso benissimo camminare con le mie cazzo di gambe", e a quello che mi sarei dovuto inventare per far passare quarantacinque minuti e impedirgli ogni commento, ché tanto non ne ha più voglia e io sono sano [-dottore, qualche giorno fa ho avuto un lieve attacco d’ansia perché pensavo ai tre bambini turchi morti di aviaria, soprattutto ai sintomi… il sangue dalla bocca, diceva il tg, e io non mi sono perso una sola puntata di Ventiquattro, la versione italiana di 24, il telefilm, ha presente? Beh, un’ organizzazione terroristica tiene in scacco il presidente degli Stati Uniti, Denzel Washington, minacciando di contaminare Los Angeles con un nuovo virus ultraletale e, per dimostrare che fa sul serio, sparge una fiala di virus in un hotel e nell’hotel muoiono tutti, e sa… i sintomi iniziali sono gli stessi… anche nel rifacimento mediaset (dove tutto si svolge a Parma per via del RIS) … il sangue dal naso e dalla bocca, e allora, visto che la sceneggiatura è mia, ho viaggiato con la testa finché non mi sono immedesimato troppo, sentendomi male, battito accelerato, sudori freddi, capogiri, perciò ho detto a mia moglie, custode degli psicofarmaci (teme ancora che io possa tentare di sbarazzarmene, gettandoli nel cesso) che non potevo lavorare al mio ultimo romanzo, Contaminazione Globale, e l’ho supplicata di sganciarmi un ansiolitico… Senta dottore, non è che sta nascendo in me una specie di… nevrosi da aviaria? Forse è solo una nevrosi da lavoro? Un rifiuto? Ogni scusa è buona per masturbarsi e non compiere nulla di costruttivo? Oh cazzo! – ]; e così, mentre pensavo a tutte queste cose e anche al caldo terrificante che faceva in macchina e al sole artico che mi bruciava la pelle del viso, mi sono immesso disciplinatamente in una corsia di preselezione (credo si chiami così) e ho fatto per svoltare a sinistra. Al che mia madre ha emesso dapprima una specie di rutto infantile, dovuto probabilmente al fatto che stesse deglutendo un groppo di terrore, strillando un altissimo -ooooh, stattentooooo!-, e io ho pigiato il freno. Senza pensarci. Ho fatto in tempo a vedere una specie di pallottola grigio metallizzato, bmw, con i fanali accesi, proveniente dalla direzione opposta, sfrecciarmi di lato e, in quel microsecondo, sono anche riuscito a zoomare sull’espressione del guidatore che mutava rapida, passando da una sfumatura viola di panico a una tonalità rosa di sollievo fino a virare in direzione di una densa fiammata di rosso-incazzatura. E ho sentito anche il rumore del clacson, che però sembrava sfasato rispetto alla bmw, effetto doppler? Cioè, era come se la bmw lo stesse trainando con una fune lunga duecento metri, era come se il suono del clacson si fosse staccato dalla bmw, quasi fosse stato spinto con un calcio fuori dall’abitacolo, attraverso uno sportello, avesse roteato sull’asfalto, si fosse rialzato e avesse preso inutilmente a rincorrerla. Ricordo perfettamente che la bmw era ormai scivolata nell’oblio, distante migliaia di chilometri, mentre il suono del clacson, in tuta da ginnastica, guanti di lana, berretto nero e una forma fisica tutt’altro che invidiabile, si trascinava stancamente sul ciglio della strada, con il viso rivolto verso di me, gli occhi piantati nei miei e un’aria tra l’allibito e il demoralizzato.

 
Oculista o neurologo?
 
 
La Repubblica: lo scrittore, dalla prima alla seconda novella della raccolta, alza decisamente il tiro, passando da una strada provinciale a una statale.
 
The reviewer: … consigliamo perciò di leggere ‘short novels of a distressful day’ indossando un paio di occhialetti con le lenti bicolore, quelli che vi vengono forniti all’ingresso dei cinema per le scene 3D. Il risultato sarà stupefacente.
 
The Boston Celtic: in un unico, sovrabbondante periodo della novella ‘Points of Re-view’ sono riuscita a contare qualcosa come dieci incisi chiusi tra parentesi, e, fatto ancor più sorprendente, ben tre incisi ‘virgolettati’ contenuti in un più ampio inciso, sottoinsiemi di una parentesi che, per definizione, dovrebbe
avere un così scarso valore ai fini della narrazione, da poter essere saltata a piedi pari.
 
 

 

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16 commenti

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  1. e.l.e.n.a. / Gen 17 2006 12:34 pm

    secondo me un interior designer. cioè, con la testa così sovraffollata è ovvio che tu debba ottimizzare gli spazi, senza sacrificare nulla, in ordine alla razionalità, all’estetica, alla qualità del modus vivendi e alla weltanshaung.

    bella l’immagine della macchina assassina (sì, perché credo sia un nuovo prototipo creato da un ingegnere pazzo della bmw, al soldo della mercedes che deve recuperare quote di mercato) che scivola nell’oblio (dopo aver, eventualmente, compiuto il misfatto).

    il suono del clacson lo vedo male.
    è fuori forma e fuori posizione come un guardialinee bolso. tra un po’ suonerà a caso, tal quale come alzare una bandierina di tanto in tanto.

    buongiorno clim!

  2. Climacus / Gen 17 2006 1:39 pm

    Buongiorno Elena! Sto per aggiornare la novella, torno subito.

  3. Flounder / Gen 17 2006 1:45 pm

    ho come l’improssione di averla già letta: oculista o neurologo?

  4. Climacus / Gen 17 2006 2:20 pm

    L’ho aggiornata un pochino, flounderessa. In questa sono uno scrittore affermato con un figlio mai riconosciuto che, dopo una vita passata a abusare di qualsiasi costosissimo vizio, cerca di dedicarsi alla famiglia, trovandosi poi invischiato in una ghost story dal sapore kingiano, ove i personaggi dei suoi romanzi, mescolandosi a quelli della vita reale in un vortice che salda fiction e realtà in un mistione (o sarà piuttosto un minestrone?) inestricabile, assumono i contorni di presenze spiritiche salvifiche o aggressive e distruttive. Rock ‘n roll, principessa.

    Elena: l’idea dell’interior designer è sublime. Lo spazio della narrazione è altamente disorganizzato, però, anziché affrontare il problema di petto, consapevole di aver scritto uno dei periodi più lunghi della storia della cattiva letteratura, ho fatto ricorso all’espediente delle recensioni, parti integranti della novella, divertendomi a contare le parentesi e le sottoparentesi, a tradurre malamente i titoli, a scherzarmi maldestramente. Credo siano il momento più alto de ‘Osservazioni Incidentali’.
    Hei, io ho davvero intenzione di scrivere la raccolta ‘novelle per un giorno (di merda). La prima di queste novelle è l’autostoppista. La terza sarà sicuramente ‘Messico’.
    PS Tulip, possiedi ancora il mio blog nero? Messico dev’essere lì.

    E ora, Elena, vengo a trovarti.
    Ciao!
    (Flo’, neurologo :)
    (splinder non vuole pubblicarmi il commento, cazzo)
    (nella foto sono D., una ragazza iraniana che ha vissuto in arabia e poi ha viaggiato un sacco e ora vive in canada)
    (è molto bella)
    (tuttavia, se venisse a sapere che nel mio profilo compare una sua foto, destinata a sedurre una persona che con me non c’entra un cazzo e che solo per pietà D. ha deciso di mostrarmi, sono sicuro che viaggerebbe un altro po’, quel poco che basta per raggiungermi e accopparmi)
    (splinder dice di attendere, io sono stufo)

  5. ViperaVenerea / Gen 17 2006 7:24 pm

    Tu scrivi i commenti più lunghi del mondo, lo sai? è normale che splinder ti faccia attendere. Pensa al povero server, che geme e ansima sotto sforzo, si rivolge agli ammenicoli che stanno vicino ai server (ignoro come sia fatto un server, ma ogni cosa ha adeguati ammenicoli) e si lamenta, “ma guarda te sto tipo che commenti che scrive, cazzo, non potrebbe fare le faccine come tutti, no, questo nei commenti ci scrive i racconti, e poi li usa come post il giorno dopo, e noi qui a farci il culo, mica giusto”, e gli ammenicoli “eh già, mica giusto”.
    Così, tanto per far contento il server, ora ti lascerò un commento sintetico, appena il server mi spedisce questo.
    Che non ho riletto, per cui non so cosa cazzo ho scritto, e questo sia detto a mia discolpa. Amen.

  6. ViperaVenerea / Gen 17 2006 7:24 pm
  7. Climacus / Gen 17 2006 8:28 pm

    quasi quasi ti cancello la faccina qui sotto, viperea (hehehehe)

  8. Climacus / Gen 17 2006 8:35 pm

    E poi, questo racconto è diversissimo da quello che c’è nei commenti. Che io sia maledetto se non è diversissimissimo!

  9. fuoridaidenti / Gen 18 2006 10:20 am

    questo è un gran pezzo, clim. proprio un gran pezzo

  10. Climacus / Gen 18 2006 2:41 pm

    Anch’io ignoro come sia fatto un server. A dire il vero, credevo fosse un’entità incorporea, un quid di non-so-cosa, una cosalità priva di determinazioni, una sostanza senza accidenti, una divinità che si attualizza tramite le nostre preci, quando temiamo che i nostri chilometrici commenti finiscano nel non essere cyberspaziale. Trovo significativo che tu, viperea (posso cancellarti la faccina sintetica? :)), rifuggendo la prospettiva di un blando teismo, propugni una personificazione assai virile del server, che ha attributi ponderosi coi quali riesce persino a comunicare. Un cazzone che parla con le sue pudenda, un po’ come me. (deh, server, fai che questo commento non svanisca, possa questo commento essere ‘la tromba che annunzia una profezia” [P. B. Shelley, Ode to the server])

    Calma, io mi sento una merda perché non passo mai a trovarti, proprio come mi sentivo una merda ieri, quando Elena e Seymandi mi facevano notare che trascuro i loro scritti. Sia chiara una cosa: vi leggerei tutti quanti se non mi trovassi in uno di quei momenti transitori e piacevoli in cui lo scrivere non mi risulta penoso. Insomma, passo ore a scrivere, per lo più cazzate, ma anche cose serie che, spero, vi farò conoscere a tempo debito, e quando scrivo così furiosamente, non ho tempo né di leggere né di suonare, studiare, amare, fare la dieta. Mi resta giusto lo spazio per dormire.
    Vi assicurò però che non sarà così per molto; credo infatti che la mia iperattività dipenda dal fatto che continuo ad assumere antidepressivi nonostante non sia più depresso da eoni e che, contemporaneamente, abbia sospeso la frenetica attività masturbatoria che mi ha sempre caratterizzato, pervenendo a reinvestire nella scrittura l’abbondante riserva di libido inutilizzata. Giusto dottor O.?
    -Io mi sarei espresso in altri termini, ma credo che le nostre opinioni coincidano.-

    Grazie mille per il complimento, Calma. A me questo pezzo piace. Inoltre, mentre lo riscrivevo, mi sono divertito come un cretino. Ciò che trovo più buffo è che la versione italiana di 24 si intitoli Ventiquattro e che la sceneggiatura sia mia.
    -Voce narrante e autore non coincidono, se lo ricorda, vero?-
    A cosa allude, Dottore?
    -Al fatto che lei non è uno scrittore famoso che sta per pubblicare ‘Contaminazione Globale’.-
    No?
    -Senta, lei ha impegni per domani?-
    Uhm, mi faccia pensare… Ah, sì, ho un incontro con il pubblico alla Feltrinelli.
    -Può disdire… ehm… l’incontro?-
    Non se ne parla proprio. Il mio agente si incazzerebbe come una bestia.
    -Dopodomani alle tre va bene?-
    Oh, certo che sì.
    -D’accordo. Nel frattempo le prescrivo un paio di farmaci.-
    Oddìo, non sara roba pesante, vero Dottore?
    -No, sono farmaci molto blandi. Mi chiami tuttavia se dovesse sanguinarle l’ano o se la pelle le si riempisse di macchie verdi grosse più o meno quanto una moneta. Arrivederci.-
    Arrivederci.

  11. Climacus / Gen 19 2006 9:53 am
  12. Climacus / Gen 19 2006 3:20 pm

    questo mio dipinto si intitola ‘carini da lontano, fate schifo da vicino’ ed è un inno al momento storico decisivo per la mia esistenza, quando, inforcando per la prima volta un paio d’occhiali, vidi il mondo (nettamente più brutto) e divenni adulto. Avevo 21 anni. Fu la mia fidanzata di allora, una vera rompicoglioni. Fu la mia fidanzata di allora, una vera scassapalle, che mi obbligò ad andare dall’oculista perché, pensate un po’, voleva che prendessi la patente. Cazzate. Anche senza possibilità di muovermi, ero autonomo. Mi sarebbe bastato un pastore tedesco.
    La miopia si manifestò alle scuole medie: già in seconda non riuscivo a distinguere cifre e lettere sulla lavagna. Cambiai di banco. Già in prima liceo non riuscivo a distinguere lettere e cifre sulla lavagna. Sarei dovuto salire in cattedra. Non lo feci. Copiavo dal compagno di banco. A metà quadrimestre, non distinguevo più lettere e cifre sul quaderno del compagno di banco. Cambiai compagno di banco ma fu tutto inutile. Infatti, venni rimandato in latino e matematica, uniche materie in cui la mia straordinaria capacità di intuizione cozzava contro lettere e numeri. Ero uno studente svogliato, demotivato, privo di attrattiva, ignorante, cesso. I miei amici studenti mi scherzavano per le dimensioni del mio naso, che fu la prima parte di me a diventare adulta. Il pene l’avrebbe raggiunto, nel cammino che ci porta alla maturità, solo dieci anni più tardi. Mi masturbavo molto. Le ragazzine non esercitavano fascino su di me. A maggior ragione le compagne di classe, che, salvo qualche eccezione, erano aborti. Neppure le ragazzine fiche. Fregava un cazzo a me delle ragazzine fiche. Scoprii di essere eterosessuale semplicemente perché i maschi mi facevano ancora più schifo. Non avevo il motorino, perciò mi chiedo a cosa pensassi mentre mi masturbavo.
    Ero un ragazzo felice. Ridevo spesso, anche quando non ce n’era bisogno. Giuocavo a calcio. Praticavo anche altri sport, di cui ignoro il nome. Ah sì, per un certo periodo fui un buon tennista. Poi il custode del campo da tennis, giù in paese, si svegliò alle sette del mattino anziché alle nove, scoprì che io e il mio compagno di giochi entravamo di nascosto all’alba per non pagare l’affitto del campo, e ci cazziò, distruggendo la mia carriera. Che comunque si sarebbe distrutta da sola, visto che ricorrevo all’olfatto per colpire le palline. Il mio punto debole è sempre stato lo smash. Stai a fondo campo se lo smash non è il tuo forte. Certo, però stando a rete sentivo meglio l’odore delle palline. Le mie veroniche erano deliziose, così come i miei tuffi spettacolari. Ho giuocato una sola volta sulla terra battuta ed è stata anche l’unica volta in cui non mi sono fatto male. Sulla superficie in cemento ruvido del campo giù in paese c’è ancora tutto il mio patrimonio genetico.

    (dedicato a -marika-)

  13. fuoridaidenti / Gen 19 2006 4:46 pm

    fottitene di dover andare a leggere in giro i blogghi per obbligo. fai solo un cenno quando scrivi qualcosa, che i tuoi lunghissimi silenzi m’hanno disabituato dal venirti a trovare.

  14. Andylarock / Gen 19 2006 4:59 pm

    Al posto dell’impronta avevo msesso un bel calice d’assenzio, ma evidentemente era illegale e splinder lo ha tolto. Ma rimedio presto, e sarà una foto strabiliante
    Per stasera concordo, c’è una nebbia del P.D. (a libera interpretazione). E. Comunque. Solo perchè so. Perchè so che tu non sei come nella foto. In quella piccola foto di splinder (gina superba, almeno mi pare se indosso gli occhiali), altrimenti col cazzo che ti lasciavo a casa, e sarei passato comunque.

  15. mrka / Gen 20 2006 3:42 pm

    perfetto, vuoi mettere il gusto di stare sotto rete e dare quei piccoli colpetti, olè. dopo la danza classica ho avuto una triste parentesi nella palla al volo. sei bravo nel pallonetto, ne sono sicura. e le ragazzine, che facevano?. il tuo non considerarle le feriva mortalmente? ( alleluia, il blogghe è salvo, gli omini di splinder ti hanno salvato tutto).
    m.

  16. Climacus / Gen 21 2006 3:36 pm

    ero un cesso, il mio non considerarle le sollevava dal peso schiacciante di dirmi -ma va a caghèr!-
    :-)

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