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novembre 17, 2005 / Climacter

Come una pagina di diario andrebbe scritta

 
Stamane mi sveglio alle 7 con tutti i muscoli indolenziti, tanto che nel piegarmi per smettere le coperte pesanti, l’addome urla e inveisce e io bestemmio felice, orgoglioso degli effetti della palestra; con passo svelto e furbetto da atleta ritrovato, mi dirigo in cucina e sorbisco il mio caffelatte da campione. Mamma mi dice -perché non inzuppi almeno una fetta biscottata?-, io le rispondo -sai, a quest’ora ho lo stomaco sigillato- e, mentre deglutisco, si sente un tonfo gorgogliante tipo caffelatte che si tuffa in un pozzo vuoto, sicché lo stomaco mi maledice e io bestemmio felice e affamato, orgoglioso degli effetti della dieta. Poi scendo per le scale, direzione Laboratorio di cucitura calze Nazzari Spezia, e incrocio mio padre, il titolare: -ciao, i sacchi sono pronti, carica e vai dalla Elena, per piacere-, annuisco, esco nel freddo pungente del mattino e stipo 700 dozzine di gambaletto stretch e lycra nella Golf deprivata dei sedili posteriori, poi mi avvio sereno dalla Elena, che è la tipa che ci rifornisce di collant, calzini, gambaletti. Una tipa a volte simpatica, anzi, quasi sempre simpatica, che però, sotto un velo di innocenza scaltra, nasconde l’anima turpe e zoppa del commerciante senza scrupoli. Io mica me la sento di darle corda, perché so che in fondo è egoista e pure tirchia, tuttavia va sempre a finire che quando sono da lei, dietro il bancone dell’ufficio, ciarliamo di cose sciocche come fanno vecchi amici. Argomenti tipo -oh che bel gattino, micio micio- oppure -santoddio, oggi c’è una nebbia che a momenti finisco nel fosso- o ancora -ma tu a che ora ti svegli per lavorare?- (e lei: -alle quattro, caro mio, e non c’è mai un giorno in cui si stacchi prima delle 9 di sera, io e il mio Massimo; che poi si va a cena e il boccone ti resta qui- indica il punto in cui ci dovrebbe essere il pomo d’Adamo che le donne, chissà il perché, non hanno- e alle 10 si va a letto, e il boccone è ancora qui-). E infatti, quando arrivo da Elena, Calzificio Moratti e Bignotti, dopo aver guidato nella bruma con un sacco pvc che, arrampicatosi sopra il poggiatesta del guidatore, a momenti si libera dei compagni Sacchi e mi si pianta tra faccia e parabrezza come un airbag di lycra, nylon, filanca, ecco che scarico, carico nuovi articoli smacchinati-cucire-in-punta, e, nel freddo pungente dell’ufficio, ascolto, intervenendo a strappi con condiscendenza, le novità sulla figliuola di Massimo-Elena, che è una brava cavallerizza ma che a scuola non rende come dovrebbe, ché l’intelligenza non le manca, solo la voglia di studiare in lei difetta. Poi riparto, immergendomi nuovamente nella nebbia, diradatasi di quel tanto che basta per permettermi di staccare il naso da sopra il volante per accomodarmi nella mia posizione preferita da pilota Wolkswagen, vertebre dorsali che trafiggono lo schienale, testa in avanti, mento sollevato e spavaldo, come a disegnare una figura aerodinamica, mani avvinghiate al volante, braccia rigide sebbene piegate a 130 gradi circa, pettorali che spingono come il piede premuto sull’acceleratore. La fitta dolorosa all’acido lattico che, propagandosi dal petto, mi fa brevemente sussultare, mi conferma nella felice ipotesi che le 4 flessioni e mezza di ieri sera stiano giovando non poco al mio tono muscolare.
La mano destra, spostandosi dal volante al cambio, è talmente rapida che, più che inserire la marcia, schiaffeggia il pomello della leva. Intanto i pensieri accelerano e imbastisco discorsi carichi di risentito moralismo: sarà giusto chiacchierare di amichevoli cazzate con una che, se dovesse scegliere tra salvare te o un sacco di calze da un incendio, sicuramente ti lascerebbe lì a ardere come una torcia?
Devi sapere che quando rumino siffatti pensieri, caro Diario, arrossisco non tanto per la veemenza dei dilemmi interiori quanto per il sopraggiungere di una sorta di senso del pudore che castiga la mia bonomia idiota.
Bello sparato come un Valentino Rossi in sedia a rotelle 4×4, arrivo in paese; a pochi metri da casa mia, rallento di colpo per non giocarmi le sospensioni su di un dosso a righe gialle e nere: giusto di fianco al dosso c’è un cane girato di spalle, accucciato sulle zampe posteriori ma con il deretano leggermente sollevato. Dal suddetto deretano, uno stronzino pallido e secco come una matita penzola e infine si stacca. Il cane gira la testa verso di me, e proprio mentre un altro stronzino sta per venire al mondo, ecco che avviene l’incredibile. Ci guardiamo negli occhi, io e il cane, perché la macchina è praticamente ferma, e quelle antenne ritte che si ritrova al posto degli orecchi improvvisamente si piegano su se stesse e quasi rientrano come lumachine nel guscio. E così come le orecchie, anche gli occhi del cane si abbassano timorosi e un leggero tremito scuote il suo corpo vecchio e sudicio. Io l’ho capito che quel cane non voleva che lo vedessi mentre faceva le sue cose e che, se il parto non fosse stato doloroso, sarebbe andato a nascondersi. Già, proprio a nascondersi. Cazzo, pure il cane ci ha il pudore!
Fanculo, caro Diario
 
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20 commenti

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  1. tulipani / Nov 17 2005 3:31 pm

    Mi hai fatto arrossire!

  2. fuoridaidenti / Nov 17 2005 3:39 pm
  3. Climacus / Nov 17 2005 7:13 pm

    Alle 4 ho scritto un commento in cui mi mettevo a nudo, ma splinder ha deciso che il mio non era un nudo d’autore ma sporca pornografia e lo ha cancellato. Ora, per riscrivere quel commento, mi servirebbe un bicchierozzo di vino, ma ho promesso a me stesso e all’autovelox che mi ha scattato una foto due settimane fa che avrei smesso di bere. Dicevo al mio amico Filippo, giusto prima che l’autovelox m’immortalasse, che ho deciso di rinunciare a tutto ciò che può essere associato, anche vagamente, al vizio, eccezion fatta per le sigarette. Sempre a Filippo dissi che nel giro di un paio di mesi, se avessi imparato ad imitare l’accento polacco, mi avrebbero beatificato. Niente più patatine quando giuoca il milan oppure quando alla tele non fanno un cazzo e allora sei costretto a mangiare patatine per tenerti sveglio; niente più gelati all’amarena che mi piacciono tanto, soprattutto la ciliegia candita, e che fanno ingrassare; niente più vino e cocktail, neppure quell’intruglio alcolico di mia invenzione a base di gin, latte e foglie di menta; niente più birra; niente film porno; niente più niente, solo verdura bollita e ginnastica. E chitarra. E lavoro. E donne, nel caso non sappiano resistermi e, corrotte fino al midollo, peccaminose fino al contagio, decidano di farsi beffe della mia santità morale.
    Nel commento delle 4 parlavo di proiezione in senso psicanalitico: grazie alla mia magistrale capacità di narrare cazzate e di approfondirne i risvolti più cazzari, è inevitabile immedesimarsi nel cane e provare un immediato, irriflesso, atavico, primordiale senso di vergogna che ha come effetto quello di arrossire le gote. Poi mi spingevo ben oltre, dicendo di voler fare sesso con il lettore. Lo scopo precipuo di tale dichiarazione era quello di rinforzare il processo di proiezione e, contestualmente, di
    aumentare il rossore localizzato, cosa che mi eccita fino al collasso nervoso. Immaginate che vi venga proposto di fare sesso mentre la vostra psiche è un tutt’uno con quella del cane: la reazione più spontanea sarà di vergogna, vergogna e pudore che altro non sono che forme di difesa contro ciò che mette a repentaglio la nostra sfera più intima, come la perversione sessuale. E che cazzo, direbbe il lettore, questo pervertito vuol fare sesso con la proiezione di un cane!
    Il vino era buono, grazie :)

  4. all / Nov 17 2005 11:14 pm
  5. Climacus / Nov 18 2005 8:54 am

    Oh, il mio Burri! Grazie All, e grazie anche a calma, che mi invita a mettere i puntini sulle i, credo.
    (tul l’ho già ringraziata in privato)

  6. netta / Nov 18 2005 10:03 am

    OH…Climacus!!

  7. Climacus / Nov 18 2005 12:37 pm

    Nettina! Ti sono piaciuto? :)

  8. fuoridaidenti / Nov 18 2005 4:35 pm

    Il mio era il punto finale dopo la parola Diario. Un punto fermo, come si suol dire.

  9. Flounder / Nov 18 2005 10:15 pm

    mi hai fatto ricordare vecchie macchine per fare le calze, e pale di ventilatori neri che somigliavano a grossi microfoni da primi festival di sanremo e un odore di fabbrica che non se esista ancora.
    ciao clim.

  10. eddiemac / Nov 18 2005 11:02 pm

    il cane.
    tutto quello che il cane voleva dire, mentre il pneumatico si deformava sulla plastica gialla e nera, e l’odore acre del tubo di scappamento (voglio vedere chi non scapperebbe, con un odore del genere; mio dio, le auto non hanno pudore) si spargeva nell’aria gelida del mattino, tutto quello che il cane pensava, era soltanto:
    tirati giù di dosso

  11. e.l.e.n.a. / Nov 19 2005 10:20 am

    ho letto ieri e potrei dirti (fingendo spudoratamente) di aver lasciato un commento. invece no. commenterò poi.
    adesso ti saluto e confermo…
    il vino era ottimo :)

    ciao clim! bentornato

  12. mrka / Nov 20 2005 9:18 pm

    clim! bentornato. fra l’altro ho da poco ritrovato un mio tristissimo diario da adolescente. pieno di arrossamenti e di parole lacrimevoli. con il senso del pudore a volte ci faccio a pugni, io.
    m.

  13. Climacus / Nov 21 2005 9:48 am

    Marika! Ciao! Anch’io avrei fatto a pugni con il cane. Mi hai offerto a gratis una chiave di lettura: il cane è la personifi… è la canidificazione del senso del pudore. Anche se il cane ha tratti antropomoforfi come ‘le orecchie a sventola’ (che ora vado a inserire nel diario), il ‘naso camuso’ (che ora vado a inserire nel diario), ed è vecchio e sudicio. Hai dato un’impensabile dignità al mio scritto, amor mio! :)
    Per quanto riguarda i diari adolescenziali, ricordo che quando ho fatto la cresima (ero già un piccolo adolescente col suo fardello di disagio giovanile), mia zia, la più sentimentale delle zie, mi regalò un quaderno che, tramite un ingegnoso sistema di chiavistelli, chiavi a stella e lucchetti, poteva barricarsi nella propria insopportabile autoreferenzialità e diventare lo scrigno segretissimo delle mie confessioni, il baule di un tesoro scipito. Aveva un angiolo disegnato malamente sulla copertina azzurra di cartone duro come formica.
    Muovendo dalle stesse considerazioni or ora accennate e soprattutto dall’idea di insopportabile autoreferenzialità, fui sdegnato e accettai di malavoglia il dono. Le pagine, oltretutto, erano immacolate, senza righe o quadretti, particolare che mi turbò non poco. Poi lo zio, marito della zia ma molto meno sentimentale, mi allungò una banconota da 50 mila lire, e lo sdegno si camuffò da letizia.
    Una sera di qualche mese dopo, quando scoprii che i miei genitori si erano intascati di nascosto tutte le mancie incassate quel dì di festa -rimborso spese, dissero poi-, volli dare inizio a una nuova amicizia con fratello diario, che, per la sua natura di cassaforte, mi sembrò allora un valido alleato.
    Ciò che vergai, sfortunatamente, si è perso nelle nebbie della memoria. Il cazzo primitivo, stilizzato, che disegnai dopo aver scritto, beh… quello me lo ricordo benissimo. E addio diario.
    Il tuo diario, Marika, lo immagino multimediale: lo squaderni e ti si apre davanti un mondo di filmati, musica, parole, disegni, castelli in cartone tridimensionali (sai, quelli dei nostri libri d’infanzia, che si ripiegano su se stessi quando chiudi e si ergono quando apri), ologrammi psichedelici stagliati nel fumo azzurrognolo all’odore di anice che si leva come bruma dalle pagine impregnate di resina di cinnamomo e rum stagionatissimo.
    I rossori di cui parli non riesco a visualizzarli, e neppure le parole lacrimevoli, perché eri senz’altro adulta anche da giovine e il tuo linguaggio si cibava di fate. Ciao bellissima :)

    Elena! Grazie! Io aspetto il tuo commento, così posso raccontarti della mania che avevo da bambino di scavare pozzi in giardino. Ciao bellissima :)

  14. Climacus / Nov 21 2005 9:57 am

    Eddie! Mi piace molto la tua rivisitazione rallentata della scena madre, tipo moviola di Pistocchi. Cioè, mi sembra di vedere nitidamente quello pneumatico che lentissimamente si deforma e, non so perché, la visione mi procura uno stordimento libidonoso. Giuro che è così! Ciao mentore :)

  15. Climacus / Nov 21 2005 10:04 am

    Flounderessa! Sono felicissimo di rivederti. In effetti non ci pensavo, ma la mia attività, passando attraverso Ford, ha un che di dickensiano. Beh, non esageriamo… Però, il mondo in cui vivo, non dovrebbe esistere più. E’ questo che mi infonde speranza: essere una sorta di anacronismo che sfugge senza volerlo al dominio dello stereotipo. Mi sento come un Fantozzi nobilitato. Ciao bellissima :)

  16. e.l.e.n.a. / Nov 21 2005 10:27 am

    allora intanto che si metta a verbale che quando io leggo di un’elena così, un po’ me ne dispiaccio in quanto mi sembra di essere portatrice sana di quei difetti. (e ‘sta elena è proprio meschina!).
    e questa storia di calze mi ha ricordato “vita standard di un venditore provvisorio di collant”.

    secondo, io non avendo fatto né comunione né cresima sono stata privata di ogni sorta di diario chiuso con il lucchettino. sicché il mio primo diario fu un’agenda inesorabilmente aperta, che la mamma, altrettanto inesorabilmente, lesse. la quale mamma teneva un quaderno che io scoprii, nel vano del comodino.
    in primis io mi incazzai moltissimo perché mi accorsi che l’aveva letta. in primis (era un ex equo) mi incazzai moltissimo perché scoprii, leggendo maldestramente il suo quaderno, che, avendomi letto, era delusa di me.

    il mio senso del pudore non è comune.
    è molto più grande riguardo alle parole che ai fatti.

    buongiorno clim!

  17. Fedelma / Nov 21 2005 3:54 pm

    Leggendoti mi è venuta la voglia di raccontare le cacatine non autorizzate sullo scivolo del garage del mio bassotto ma poi sono stata assalita dai violenti e perituri fumi del pudore più bassamente provinciale e allora mi son smorzata…
    Meno male che ci sei tu, Clim!
    Fed

  18. mrka / Nov 23 2005 12:55 am

    a parte che quel pezzo su come ti immagini il mio diario è una delle cose più belle che mi abbiano mai scritto ( quindi lo copio, in un posto virtuale ma non pubblico), volevo dirti che le pagine bianche senza righe e quadretti sono meravigliose, ti lasciano libera ogni inclinazione e permettono di guardare in faccia le rovine e i disastri delle cadute e le impennate della bic. ( io inclinavo leggermente il diario, quando scrivevo). e grazie, eh :)
    m.

  19. Seymandi / Nov 26 2005 7:02 pm

    Bel modo di scrivere sul diario.
    Rinnovati complimenti a Climacus, finalmente tornato con un post degno dei migliori Clim. Il modo in cui termina il racconto non può che esaltarmi. Anche perchè il cane ero io. Grazie Clim.

    (attendo tue notizie, visto che è circa da quest’estate che non ci si dibatte)

  20. Climacus / Nov 29 2005 8:52 am

    Mo’ vengo a trovarvi, Elene Marike Seymandi e Fedelme. Datemi tempo. Vedrete che arrivo. :)

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