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ottobre 11, 2005 / Climacter

All’amica che entrò in un’età critica e se ne ebbe a lamentare

Ricordo con goia il giorno del mio N-esimo compleanno, quando mia nipote Giulia si presentò al pranzo organizzato da mio fratello con il suo nuovo fidanzato, che somigliava, almeno questa fu la mia prima impressione, a me da giovine, con quell’aria imbambolata e il vizio di tirare su dal naso che mi riportava a quando avevo 22-27 anni. Fu una giornata davvero memorabile, se la mia memoria fosse ancora quella di quando ero giovine, salda e giovine lei stessa. Ah, la giovinezza! E adesso che anche tu sei entrata nell’anno N-esimo della tua giovinezza, un sorriso compiaciuto mi albeggia in viso, ché a quei tempi mia moglie dava la colpa alla peperonata se la prostata mi doleva dopo 5 minuti di sesso e io amavo assecondarla, felice della sua ingenuità. Che poi si mise con uno più giovine, l’ingenua, ma queste son cose che succedono quando mangi troppa peperonata.
All’amico che una mattina d’ottobre chiamò il medico della mutua perché riteneneva che sarebbe passato di lì a poco a vita migliore
E’ normale che la dissenteria ci preoccupi, quand’essa sopraggiunga veemente poi che lo stomaco si ebbe a evacuare e le dita abbiano ancora a olezzare di succo gastrico. Se poi i capogiri, anziché scemare, guadagnano vigore e l’agognata tazza, raggiunta per volontà del caso più che per meriti personali, il perno malfermo di una trottola di piastrelle di ceramica color salmone a poco a poco si trasforma, così che ci sembri d’esser la chioccia che cova non le uova ma l’occhio del ciclone, e un ragno, peraltro minuscolo e concreto, tangibile senza rischio di rantolare tra le macchie variopinte che han reso il pavimento della toeletta così simile a una tavolozza repellente ove, tra tutti i toni e le sfumature autunnali prevalga il marrone della cervesia miscelata a uno stuolo compatto di liquori attaccato dagli acidi della digestione; un ragno, ordunque, che si trovi a caraccolarti su di una gamba, lui che ne ha otto, viene scambiato per l’incipit di una allucinazione che preluda al delirium tremens o a quella sindrome di cui non ricordi il nome ma che forse ha a che fare con un musicista russo di cui non ricordi il nome e che certo può aver prestato il nome alla sindrome o avere lo stesso nome di chi per primo diede il nome alla sindrome, e capita così che all’insieme infausto di diarrea, vertigini, brividi si aggiungono ammonticchiandosi difficoltà respiratorie per la paura della capitolazione mentale e vampate improvvise di calore seguite da abbondante sudorazione che in pochi istanti si rapprende per effetto dei venti algidi che s’intrufolano dalla finestra spalancata a dissipare l’indescrivibile lezzo e ti raggelino tanto da decuplicare i tremori in una sinfonia di micromovimenti spastici che, questa è la tua impressione, confluiscono tutti insieme al muscolo cardiaco in modo tale da preconizzarti una fatale sincope, una fatale fibrillazione, una fatale aritmia, una fatale tachicardia parossistica che abbia come fatale epilogo l’arresto della pompa; è normale che uno si preoccupi dell’igiene intima e pressoché paralizzato dall’angoscia, consumata l’intera scorta di carta igienica, con scatto repentino e nuova dose di calori, tremori, vertigini, crampi, prurigini, trasecolamenti, adagi i glutei sulla tazza più nobile, il bidè, per avere lindo il sedere quando il medico ne constaterà l’avvenuta morte.

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6 commenti

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  1. Climacus / Ott 11 2005 1:07 pm

    Il dottore mi disse di rimanere calmo

  2. tulipani / Ott 11 2005 5:47 pm

    Sai che non ho perso il filo nemmeno una volta? Che vorrà dire? (io lo so, ma non mi va di farti sempre complimenti svenevoli)

  3. Climacus / Ott 11 2005 7:50 pm

    E allora, mia tulipanessa, indirizzami svenevoli improperi. Tu leggi troppo bene, è per questo che non perdi il filo. Io vado in crisi quando entra in scena il ragno, e allora trasecolo, trascoloro, traballo, trasudo e quasi stramazzo, cazzo!
    Il dottore comunque aveva ragione; di attaco di panico si trattò e fui sfortunato perché mi colpì mentre ero al termine del mio percorso di purificazione. Ho avuto una paura fottutissima, amor mio. Cristo, giuro su te che mai più mi ubriacherò.
    Mi consolo pensando che Lapo ha fatto lo stesso, anche se a lui è andata peggio. Ancora non ho visto il telegiornale: sarà mica morto?
    Un bacione :)

  4. Fedelma / Ott 12 2005 11:49 am

    Certo che però farsi pigliare da un attacco di panico al bagno non è la massima aspirazione di un fobico eh…
    In cucina sarebbe stato meglio: avresti avuto pure il barattolo della gnutella a portata di arto superiore…
    Comunque sia un attacco di panico non si rifiuta mai.
    Fed

  5. Climacus / Ott 12 2005 1:27 pm

    Oddio, Fed (a proposito, ciao bellissima :), meglio in bagno che in aereo. Una volta mi è capitato in auto: ero fermo al semaforo ed è bastata l’attesa del verde per farmi salire le pulsazioni a 200, bloccarmi le gambe e le braccia, storcermi la bocca in un persistente digrigno e rompermi il setto nasale. Beh, c’era parecchio traffico…

  6. Seymandi / Ott 17 2005 11:26 am

    Una pagina importante nell’ anti-narrativa del Climaco. Molto intelligente l’idea di comporre periodi lunghi, come a imitare l’estrema urgenza dell’attesa di sfollare le zone basse. Suspence e situazioni marroncine portano la fame di verità oltre certi limiti indecenti. Sono commosso…

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