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aprile 23, 2005 / Climacter

UN REBUS

Alle sette del pomeriggio del 26 maggio, Tommaso Malasorte, su segnalazione della moglie, fu ritrovato da una pattuglia di carabinieri a vagare senza memoria alcuna per la strada che dall’asilo Monteverdi conduce verso la tangenziale, dopo essere confluita nella circonvallazione nord. Fu ricoverato in stato confusionale all’ospedale Massimo Poma, per essere sottoposto ad accertamenti clinici che, tuttavia, non evidenziarono alcuna patologia o evento traumatico che potessero essere collegati all’amnesia. Tommaso recuperò la memoria solo due giorni più tardi. 
Aveva parcheggiato la Passat, modello del 1995, di fronte alla farmacia del Prof. Bonaiuti, dove era entrato per comprare una pomata funghicida che lo stesso Bonaiuti gli aveva propinato. Malasorte, approfittando del fatto che non vi fossero altri clienti, si era sbottonato la camicia fin quasi alla cintola e, una volta arpionato e tirato il colletto della t-shirt con entrambe le mani, si era sporto col busto oltre il banco per consentire al farmacista di osservare quelle macchie rosse che, da un apparente focolaio posto poco sopra lo sterno, punteggiato da piccoli foruncoli in suppurazione, si allungavano da ambo i lati seguendo la linea di demarcazione dei pettorali, diffondendosi fin sotto i capezzoli. Tommaso Malasorte era poi uscito dal negozio giocherellando distrattamente con la confezione gialla e bianca, su cui campeggiava il nome del prodotto e del principio attivo, pressoché identici, e l’avvertenza ‘per uso topico’, curiosamente muta eppur melodiosa. Aveva rifiutato con ferma cortesia, vibrando rapidamente nell’aria il palmo della mano col braccio proteso in avanti, la sportina entro cui il vecchio farmacista, così somigliante a un Walter Matthau smilzo, avrebbe adagiato educatamente l’invitante scatolina di cartone, su cui erano impresse le parole che tanto ingolosivano (se ciò non fosse del tutto insensato per un prodotto farmaceutico per uso topico) il cliente. Mentre camminava addossato al muro della palazzina confinante con la farmacia, avendo premura che il piede destro non sdruciolasse storcendosi lungo il bordo del minuscolo marciapiede, continuò a girare e rigirare tra i palmi la scatolina bianco-gialla, beandosi dei tonfi rotondi del tubetto al suo interno, come quando si arriccia la lingua e la si scucchiaia contro la parte bassa del palato per imitare lo zoccolio del puledro. Per uso topico roteava tra baluginii che, per un momento, parvero profumare d’agrumi. Pochi passi e Tommaso Malasorte avrebbe raggiunto l’asilo Monteverdi, avrebbe aggirato il plesso per bussare alla porticina sul retro, e la maestra Colaiuti, petrarchesca come non mai, ma anche botticelliana, gli avrebbe sussurrato un alito di biancospino per uso topico, spalancando più del consueto l’azzurro solletico di quelle ciglia così saporose, soporose come i sogni abbarbicati sugli zigomi lisci che tanto gli ricordavano la pomata per uso topico. L’avrebbe seguita, avrebbe ascoltato lo scalpiccio dei suoi zoccoli, annaspato intorno agli spolverii di zucchero a velo sbuffati dalla levità della sua gonna a fiori, intravisto il nitore di una caviglia, immaginato la freschezza della polpa dei suoi fianchi e delle natiche aureolate da una patina succosa di borotalco. Entrato con lei in aula, ecco che gli si sarebbero fatti incontro i denti castorini di Pietro, Pietro al trotto, Pietro -Papà- al galoppo, i denti bianchi e gialli, una nube di limoni stagliata contro il cielo fondo degli occhi di Angelica Colaiuti. Sarebbe tornato a casa con Pietro, imboccando la circonvallazione nord per portarsi in tangenziale: dieci minuti di macchina in tutto.
 
Quando vide per la prima volta moglie e figlio, in piedi di fianco al suo letto d’ospedale, chiese immediatamente della pomata per uso topico. I carabinieri, nel rapporto, avevano affermato che al momento dell’intercettazione, Malasorte non aveva nulla con sé, eccezion fatta per il portafogli e per le chiavi dell’automobile, una Ford Focus del 2004. Pietro, un ragazzone di sedici anni con gli incisivi sporgenti e una forma piuttosto grave di acne che gli deturpava il viso, abbracciò sua madre per infonderle coraggio: papà sarebbe guarito.
 
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36 commenti

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  1. fuoridaidenti / Apr 23 2005 2:47 pm

    Clim non so se c’è un rebus da risolvere. Non ho tempo adesso, e l’ho letto d’un fiato. Sicchè di questi 9 anni adesso avrei proprio bisogno di un Buonaiuto dalla Malasorte. Quel che mi preme dirti, però. è che è scritto da dio. bravissimo

  2. e.l.e.n.a. / Apr 23 2005 3:30 pm

    due cose di getto:
    non mi tornano i conti… nove anni dall’asilo che si finisce a 5 a 16… ?
    mi è venuto in mente il piemontesissimo caso bruneri & canella… un vero rebus dell’epoca… se lo conosci o ti documenterai, saprai la storia di un uomo che perse la memoria e fu “conteso” da due famiglie…

    mi associo a calma: bravissimo…

  3. Climacus / Apr 23 2005 7:18 pm

    In effetti, in matematica sono una pippa. Però volevo che Pietro avesse sedici anni. L’acne è fondamentale. Forse a 14 anni si è troppo giovani per avere il viso deturpato, per questo l’ho sbattuto nel momento peggiore dell’adolescenza. L’età, tuttavia, non è fondamentale: è possibile che siano passati 9 anni? Se sì, per chi sono passati nove anni? Apparentemente solo per Pietro. Sembra infatti inverosimile che Tommaso Malasorte sia scomparso per 9 anni e, nel frattempo, abbia avuto modo di cambiare la macchina, come se niente fosse. E la Colaiuti? Vabbè, non voglio aggiungere altro. Anche perché non è detto che io conosca la soluzione del rebus :)
    Intanto vi ringrazio entrambi, carissima Elena e carissimo Calma per il bravissimo. Troppo buoni!

  4. Climacus / Apr 23 2005 7:24 pm

    Ah, il caso Bruneri Canella mi intriga, come tutti i casi piemontesi, che sono i più intricati. Ma che avete voi piemontesi? Chiederò a mister google di farmi una ricerca. Grazie ancora Elena :)

  5. Flounder / Apr 23 2005 8:35 pm

    clim, è troppo torbido.
    la somma dei numeri dà 38, se non mi inganno.
    il che va bene per l’I ching, dove siamo di fronte all’esagramma K’uei: la contrapposizione. e, per traslato, lo straniero, l’alienato. anche in senso psicologico.
    sugli arcani maggiori però si passa a 11, la forza.
    forse guarirà, a meno che non sia capovolta, il che può indicare un indebolimento del sistema immunitario. il che spiegherebbe anche la dermatite.
    a meno che la soluzione non sia da ricercarsi nell’interpretazione numerologica del nome, ma mo’ non ho tempo :-D

  6. tulipani / Apr 23 2005 10:16 pm

    I rebus sono la mia terza specialità. Allora. Allora, visti i denti da roditore del piccolo Pietro (anagrammabile del resto in “Er Topi”) e data la sua passione per l’andatura ratta (al galoppo, papà!), sembra piuttosto logico dedurre che, per malasorte, la pomata per uso topico sia stata fatta ingerire (ricordiamo che le parole “ingolosivano”) all’infante con conseguenze spaziotemporali disastrose (topica, tra l’altro significa “rappresentazione spaziale di un apparato psichico, descritto come se ciascun sistema psichico occupasse un luogo fisico e potesse quindi essere visualizzato in diagrammi o sim.”, secondo il dizionario De Mauro online). Ora, il diagramma che n’è uscito, colaiuti del turbamento indotto dal movimento ciliare della maestrina, potrebbe aver scombussolato il nostro Tommaso al punto da fargli dimenticare innanzi tutto i funghi (peraltro velenosi) e poi tutto il resto e da farlo fuggire con la signorina petrarchesca sul sedile di dietro della focus di lei (notiamo, en passant, l’affinità etimologica col *focolaio* di lui, piazzato non a caso accanto al cuore e lontano da casa), sperando che nel frattempo tutti i guai sarebbero passat.

  7. Climacus / Apr 24 2005 10:47 am

    Increddibbile! Due commenti funambolici! Spectacolare! Due gesti tecnici e atletici che mi ricordano il gol di Marco Van Basten alla Russia, nella finale degli europei. Si risolva il rebus, dunque. Secondo la mia opinione è quell’imbecille del narratore che perde la memoria, fa casino con le date e i modelli d’automobile, solo per un miracolo non sbaglia i nomi (anzi, mo’ glieli faccio sbagliare e in ospedale gli ci fasso sbattere il farmacista), e una volta accortosi d’aver incasinato la storia, troppo neghittoso per sistemare, si inventa il titolo un rebus e pensa: ‘cazzo, ho fatto una gran fatica per scrivere e mi sono pure impallato. Un rebus è la panacea del mio male: che se la vedano i lettori con questa birichinata di racconto’. (C’è da dire che il narratore adora Manzoni e birichinata ne è il segno o la cifra, come direbbe flounder)
    Ma questa soluzione, ammettiamolo, lascia tutti scontenti: primo il narratore, che pensa ‘porcatroia, se mi perdo con tre o quattro personaggi e un probabile flashback (ecco un’altra soluzione), che cazzo combinerò quando mi ritroverò a scrivere il romanzo che ci ho in testa?’, in seconda istanza i lettori, che pensano ‘puah, che cazzata!’.
    Insomma, la soluzione è un’altra.

    Quando ho cominciato a scrivere, pensavo ad un incipit strafico come quello delle metamorfosi kafkiane: ‘Tommaso Malasorte perse la memoria e la strada, abbandonò moglie e figlio in un asilo e ritrovò ciò che aveva smarrito nove anni più tardi, più o meno nello stesso punto.’ Mi rendo conto che non è poi così fico, però l’idea era di riprodurre atmosfera e stile di Kafka.
    La mia testa tuttavia ha deviato dal proposito primo nel momento in cui si è ricordata d’aver comprato un libro di Georges Perec, “Tentativo di esaurire un luogo parigino”, una raccolta di appunti su tutto ciò che lo scrittore vede e ‘registra’ di una piazza parigina e i suoi inconsapevoli ‘attori’, cambiando di giorno in giorno il luogo di osservazione. Il più descrittivo degli esperimenti descrittivi. Sicché mi sono imbattuto in Perec che mi tirava da una parte e Kafka che mi tirava dall’altra. Non sapendo bene cosa fare, innamorato io stesso della frase per uso topico (l’ho vista davvero a chiare lettere su un tubetto di pomata che mio padre usa quando gli spuntano delle macchioline sul braccio), mi sono lasciato trasportare dal potere evocativo delle parole, immaginando per esse un potere ancor più straordinario (che forse effettivamente possiedono, e che la nostra esperienza in parte attesta, quando per esempio si legge una poesia che ti fa perdere la cognizione del tempo e della propria presenza a se stessi), quello di ipnotizzare.
    Chissà che cosa si prova in uno stato ipnotico o pre-ipnotico, è la domanda che mi sono posto quando il tempo della narrazione è slittato da un fermo, rassicurante passato a un condizionale che, nell’involucro del passato, proietta in direzione del dover-essere del passato (passato deontologico, mi piacerebbe dire, se non fosse una cazzata): una sorta di sogno con effetto retroattivo, capace cioè di mistificare il ricordo e quello scrigno di ricordi che è la memoria. E’ il ricorso sistematico, scanzonato, umoristico, esacerbato alla sinestesia che scandisce questo mio vagheggiare a fianco di un Tommaso Malasorte ormai introiettato in quella bolla autistica di memoria ove ricordo e idealizzazione mistificatoria del ricordo, quasi un tranfert onirico, si mescolano senza soluzione di continuità.
    Tommaso Malasorte recuperò la memoria solo due giorni dopo il suo ricovero, mi pare ci sia scritto nel racconto. Quale memoria? Mi impongo questa domanda per venire a capo del rebus. Non so rispondere. In fondo, Malasorte mi piace immaginarlo mentre segue la Colaiuti, annaspando intorno agli spolverii di zucchero a velo. Sono sicuro, d’altronde, che Malasorte non vorrebbe essere risvegliato dalla soave fantasticheria cui si trova ammanettato.

  8. Climacus / Apr 24 2005 11:23 am

    Visto che ho menzionato Perec (il quale imploravami di essere super-descrittivo), riporto di seguito uno stralcio tratto da ‘Tentativo di esaurire un luogo parigino’:


    il giorno: 18 ottobre 1974
    l’ora: 12 e 40
    il luogo: Bar del Municipio

    diverse decine, diverse centinaia di azioni simultanee, dei microeventi, ognuno dei quali implica delle posizioni, degli atti motori, dei dispendi specifici di energia:

    discussioni a due, discussioni a tre, discussioni a più persone: il movimento delle labbra, i gesti, le mimiche espressive

    forme di locomozione: cammino, veicolo a due ruote (senza motore, con motore), automobili (macchine private, macchine aziendali, macchine da noleggio, autoscuola), utilitarie, servizi pubblici, trasporti cumulativi, pullman di turisti

    forme di trasporto (in mano, sottobraccio, sulla schiena)

    forme di trazione (carrellino per la spesa)

    gradi di determinazione o di motivazione: aspettare, bighellonare, andare piano, vagabondare, andare, correre verso, precipitarsi (verso un taxi libero, ad esempio), cercare, oziare, esitare, camminare con passo deciso

    posizioni del corpo: seduti (negli autobus, nelle macchine, nei bar, sulle panchine)

    in piedi (accanto alle fermate dell’autobus, davanti a una vetrina (Laffont, pompe funebri), accanto a un taxi (nell’atto di pagare)

    Tre persone aspettano accanto alla stazione dei taxi. Ci sono due taxi, i conducenti non ci sono (taxi con l’insegna coperta da un cappuccio)

    Tutti i piccioni si sono rifugiati sulla grondaia del municipio.

    Passa un 96. Passa un 87. Passa un 86. Passa un 70. Passa un furgone “Greenelle Interlinge”.

    Momento di calma. Non c’è nessuno alla fermata degli autobus.

    Passa un 63. Passa un 96

    Una giovane donna è seduta su una panchina di fronte al negozio di tappezzerie “La demeure”; sta fumando una sigaretta.

    Ci sono tre motorini parcheggiati sul marciapiede davanti al bar

    Passa un 86. Passa un 70.

    Alcune macchine si infilano nel parcheggio sotterraneo.

    Passa un 63. Passa un 87.

    E’ l’una e cinque. Una donna attraversa correndo il sagrato della chiesa.

    Un fattorino in giacca bianca esce dal suo furgoncino fermo davanti al bar dei gelati; andrà a consegnarli in Rue des Canettes.

    Una donna tiene in mano una baguette

    Passa un 70

    (solo per caso riesco a veder passare, dal posto che occupo, gli autobus della linea 84 sull’altro lato della piazza)

    […]

    Georges Perec, Tentativo di esaurire un luogo parigino (Baskerville, ed. ital. 1989)

  9. Flounder / Apr 24 2005 11:27 am

    questa cosa di perec è stupefacente. ti invidio. io non so nemmeno che simili scritti esistano, come potrei mai acquistarli e leggerli? mi sento minata nelle basi.
    ti mando un bacio per uso topico.

  10. Climacus / Apr 24 2005 11:37 am

    BUON COMPLEANNO FLO’ :)

    Nemmeno io conoscevo Perec. Fu Tulipani a parlare di un suo libro: Vita, istruzioni per l’uso. Quando andai in libreria, mi ero impegnato così tanto per ricordare il nome ‘george perec’ da dimenticare il titolo del libro. Il commesso digitò sul pc e mi fece vedere i risultati della ricerca. C’erano tutti i titoli disponibili, compreso (ne sono sicuro) ‘Vita, istruzioni per l’uso’. Appoggia il dito sul monitor e dissi: voglio questo! Una mia amica ne ha parlato molto bene. Naturalmente era ‘tentativo di esaurire un luogo parigino’, ma io ero sicuro al cento per cento che quello fosse il titolo del testo consigliato da Tulipani. Demenza Giovanile.

  11. Climacus / Apr 24 2005 11:38 am

    E’ vero, il testo di Perec è una figata :)

  12. tulipani / Apr 24 2005 3:25 pm

    Ho dimenticato di dire due cose: 1) il post è scritto molto bene, 2) quel P.Bateman di sotto (non ho ancora letto il post, ma mi è caduto l’occhio lì) vuole essere QUEL P. Bateman che so?

  13. Climacus / Apr 24 2005 3:49 pm

    Più o meno, tulip. Visto che il titolo del sedicente (?) libro che cito (?) è history of a serial lobotomizer mi sembrava opportuno farlo scrivere a uno che di serial se ne intende :)

  14. zumal / Apr 24 2005 5:34 pm

    complimenti per il post

  15. Climacus / Apr 25 2005 10:21 am

    Grazie Zumal, adoro i complimenti!

  16. netta / Apr 25 2005 11:02 am

    buongiorno giovanotto.. mi sveglio e leggo i tuoi commenti.. me lo ricordo si.. l’agosto del 2003… dovremmo prima o poi scriverci un bel post.. di quelli che poi mi chiamavi rara avis.. e io non sapevo cosa volesse dire…:))) !!!

  17. brezzamarina / Apr 25 2005 2:37 pm

    io per i rebus sono negata quindi ho totalmente rimosso il titolo e l’implicita sfida ad una risoluzione..lo stile del racconto mi é piaciuto molto. posso dire che mi ha ricordato vagamente Camilleri?

  18. fuoridaidenti / Apr 26 2005 9:32 am

    va bene ma poi l’hai letto “La vita: istruzioni per l’uso”? No perchè ovemai non l’avessi fatto ti sei perso molto ma molto assai

  19. junior / Apr 26 2005 10:43 pm

    sto rimanendo indietro, cazzo.
    mi rimetterò in pari

  20. binariozeta / Apr 26 2005 10:59 pm

    ah, io l’avevo letto, il testo di perec, e mi era piaciuto molto. tra l’altro mi ricorda alain robbe-grillet. il suo ‘istantanee’ purtroppo è fuori catalogo. praticamente usa un descrittivismo freddo e razionale come il reportage di un extraterreste. effetto straniante garantito. per descrivere la stessa scena di perec gli ci sarebbe voluto un intero capitolo. se riesci a non annoiarti è un’esperienza quasi mistica.

  21. binariozeta / Apr 26 2005 11:10 pm

    wachaboya! ma non si può fare il copia-incolla in questo coso? vabbè, pazienza…

  22. Climacus / Apr 27 2005 9:28 am

    Nettina: tu scrivi sempre benissimo, è Giovanni Climaco che si è fatto più esigente. Ma il rara avis non te lo toglie nessuno :)

    Brezza, sono felicissimo che tu sia passata :) Spero solo di non montarmi troppo la testa col Camilleri. Un giorno mi piacerebbe scrivere un noir con protagonista l’ispettore Clouseau (spero sia scritto giusto). Scrivere noir però è la cosa più difficile del mondo. Se ci riuscissi, mi sentirei una specie di Budda. Grazie!

    Calma, magari l’avessi letto. Il ‘tentativo’, come il libro di Grillet di cui parla binario, è fuori catalogo. Quelli della Sfinge, la mia libreria preferita (c’è una commessa bionda dal viso d’angelo alta un metro e 75 fianchi stretti culetto minimale ma ben tornito gran portapacchi piccola e rigida in Palazzo Madama come piace a me, che indossa camicie bianche, pantaloni quadrettati e cravatta coordinata che potrebbe essere una mia invenzione se in questo momento non mi colasse bava ben tangibile sulla tastiera), me l’hanno fatto pagare come, che ne so, l’editio princeps dei testi di Husserl, sicché dovrò mendicare altri due o tre mesi per aggiudicarmi all’asta (ben oliata dalla commessa) le ‘istruzioni per l’uso’. Ma chi l’ha dura la vince.

    Junior! Ho letto il tuo ricordo del papa. Mi è piaciuto da matti. Una di quelle cose che non vorresti finissero. Perché sai che quando finiscono, ti tocca asciugarti la lacrimuccia e ti senti pure sentimental-frocio, perché la lacrimuccia te la asciughi volentieri se è una bloggher femmina che te la fa spuntare, ma se è un bloggher maschio a riuscirci -che fino a poco prima ti ha fatto ridere come una bestia-, allora ti vengono i dubbi. Dubbi che però svaniscono quando si fa strada il pensiero: “cazzo, Jù scrive proprio da dio. Viva la figa”. Ed è vero. Dovevo dirtelo.

    Binario, Robbe-Grillet hai detto? Sicuro che esista? Non è uno dei tuoi scherzi cattivi? No, perché venerdì vado alla Sfinge e chiedo ‘istantanee’. Se la commessa-angelo mi dice che è una burla burlandosi di me, mi avrai sulla coscienza. Ecco.
    (cos’è che devi copincollare? Il trancio di pizza di Perec? Ci penso io. Te lo invio per posta o te lo lascio sul blog del capotreno, come preferisci. Fammi sapere.)

    Ciao a tutti.

  23. Fedelma / Apr 27 2005 9:30 am

    Clim hai l’inusuale capacità di confondermi le idee… O.o

    Fed

  24. Climacus / Apr 27 2005 9:41 am

    Ah, Binario, saluta il Pacini da parte mia. Sai, mi ci sono affezionato. E’ simpatico. M’è piaciuta l’idea della barchetta, la battuta sul bene vostro che forse è il suo male e, naturalmente, il toscano e i suoi amici toscanismi. Favoloso il ‘ditone sbranato’. Queste cose ho cercato di scriverle ieri sul tuo blogghe, ma l’enel me l’ha impedito. Per fortuna si è fatta la luce qualche minuto prima della partita. Grande Sheva.
    Il momento più sublime è stato quando Piccinini ha detto ‘Cocù blocca Kakà‘. Seedorf deludente. Pirlo comprensibilmente sottotono. Crespo inguardabile. Maldini stupefacente. Dida annebbiato. Stam superlativo. Cafù scalpitante. Kaladze sufficiente. Thomasson ok. Serginho vabbò. Gattuso si droga.

  25. Climacus / Apr 27 2005 9:43 am

    ehehehe, Fed, sarà perché le mie idee fanno un gran casino :) Mo’ vengo a trovarti.

  26. binariozeta / Apr 27 2005 11:02 am

    chiedi, chiedi, del libro. volevo copincollare uno stralcio da jonesco, le “istruzioni per assodare un uovo” (o qualcosa di simile). anche quello, molto descrittivo e, secondo me, divertente.

  27. eclissidisole / Apr 27 2005 12:23 pm

    bellissimo pezzo.

  28. tulipani / Apr 27 2005 2:24 pm

    Vi copio le istruzioni per salire le scale di Cortazar?

  29. Climacus / Apr 27 2005 3:03 pm

    Dài, tulip! In questo blog si fa cultura, porcoxio. Se hai tempo, scrivimele. Grazie :)

    Eclissi, parli di Perec, vero?

    Binario, dài, copiami Jonesco! Per sdebitarmi potrei citare un grandioso brano di Whitehead che è tra il filosofico e il narrativo ma che è anche lunghissimo. Potrei impiegarci un paio di mesi. Se vuoi copiincollare ti consiglio di piegarti per una volta alla fruizione di explorer. Gratia!

  30. Climacus / Apr 27 2005 3:03 pm

    HAHAHA, cultura!

  31. Fedelma / Apr 27 2005 4:50 pm

    No senti: pure il padre del Pad’ che mi marpiona no eh? Basta il figlio ad intraprendenza…
    … mo’ però mi fai venire il dubbio che sia possibile… oh maronna!
    Fed

  32. tulipani / Apr 28 2005 9:38 am

    Istruzioni per salire le scale

    Nessuno può non aver notato che sovente il suolo si piega in modo che una parte sale ad angolo retto rispetto al piano del suolo medesimo mentre la parte che segue si colloca parallelamente a questo piano per dar luogo a un’altra perpendicolare, comportamento che si ripete a spirali o secondo una linea spezzata fino ad altezze sommamente variabili. Chinandoci e mettendo la mano sinistra su una delle parti verticali e quella destra sulla corrispondente orizzontale ci troveremo in momentaneo possesso di un gradino o scalino. Ciascuno di questi scalini, formati come si vede da due elementi, si trova ubicato un po’ più in alto e un po’ più in avanti rispetto al precedente, principio che dà significato alla scala, dato che qualsiasi altra combinazione determinerebbe forme magari più belle o pittoresche, ma inadatte a trasportare da un pianterreno a un primo piano.

    Le scale, si salgono frontalmente, in quanto all’indietro o di fianco risultano particolarmente scomode. La posizione naturale è quella in piedi, le braccia in giù senza sforzo, la testa eretta ma non tanto da impedire agli occhi di vedere gli scalini immediatamente superiori a quello sul quale ci si trova, e respirando con lentezza e ritmo regolare. Per salire una scala si cominci con l’alzare quella parte del corpo posta a destra in basso avvolta quasi sempre nel cuoio o nella pelle scamosciata, e che salvo eccezioni è della misura dello scalino. Posta sul primo scalino la suddetta parte, che per brevità chiameremo piede, si tira su la parte corrispondente sinistra (anch’essa detta piede, ma da non confondersi con il piede menzionato), e portandola all’altezza del piede la si fa proseguire fino a poggiarla sul secondo scalino, sul quale grazie a detto movimento riposerà il piede mentre sul primo riposerà il piede. (I primi scalini sono sempre i più ardui, fino a quando non si sarà acquisito il coordinamento richiesto. Il fatto che coincidano nel nome il piede e il piede rende difficoltosa la spiegazione. Fare attenzione di non alzare contemporaneamente il piede e il piede).
    Giunti con questo procedimento sul secondo scalino, basta ripetere a tempi alterni i suddetti movimenti fino a trovarsi in cima alla scala. Se ne esce facilmente con un leggero colpo di tallone che la fissa al suo posto, dal quale non si muoverà fino al momento della discesa.

    (Cortazár J., Storie di cronopios e di fama, Torino, Einaudi, 1971)

  33. binariozeta / Apr 28 2005 9:51 am

    Ah, ecco! Prendi Cortazàr, toglici l’intento ironico e hai Robbe-Grillet.
    Jonesco te lo copio un’altra volta, ma anche quel brano è un po’ sul livello di questo, anche se più agile.
    Climacus, clicca sulla casina accanto al mio nick e vedi un po’ che succede.

  34. Seymandi / Apr 28 2005 11:32 pm

    Un REBUS che mi è piaciuto moltissimo. Complimenti, un piccolo capolavoro. Se posso, se vogliamo chiamarci Alessandra e Gru per un giorno, se il giuoco ha finito di girare, se fosse possibile annaffiare con un tubo catodico le spasmodiche vespe che oscillano sul retro-ombelicale, ebbene, io trovo sempre un omino che parla.

    Lo so, sembra l’abbia inventata io (perchè?), invece è una citazione del già poco noto “Alfabeti in fila con surplus finale” di Virglio Smocaffi. Mediocre. Algido. Ermafrodita. 1996.

  35. Arthurcravan / Apr 29 2005 12:34 pm

    Clim?

  36. Climacus / Apr 29 2005 10:24 pm

    Grazie a tutti, amici. Scusate se rispondo in ritardo ai commenti e visito poco i vostri blog, ma è un periodo in cui sono molto impegnato. Per far fronte a tutti questi impegni, ho persino dovuto passare da 14 a 11 ore di sonno quotidiane. Passo tutta la giornata a sbadigliare. Ma sappiate che ci sono. Silenzioso e comatoso, ma presente. Grazie ancora :)

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