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aprile 10, 2005 / Climacter

Storia vera di un ubriaco servizievole e seviziabile

Premissione (times new roman et vocabolario aperto su prequalcosa)

La farfugliata indecorosa che non mi perito di ammannirvi una volta archiviata codesta rottura di balle latinismo-preminente, ebbi di già a pubblicarla in qualche dove, non ricordo se su questo bloggo o sul bloggo che gli premorì, tutto nero incazzoso, cervelli più cerebella sparsi e piorree di malanimo esposte. Epperò -che non è un verbo dal passato incerto di certo remoto- dopo aver riletto sul blog di Binario Zeta la sapida novella che fu alla prementovata cacata fonte battesimale e riflettuto come mai prima d’ora capitommi la catastrofe, che non è una figura retorica, di riflettere -virgola e sollievo-  giunto sono alla conclusione di non potermi giammai col cazzo esimere dal riesumare me medesimo e presentarmi a voi putrescente e cadaveroso ma simpatico come un pel di bruco urticolante. A me (detto tra parentesi) i bruchi son simpatici, fate vobis.


Compromissione

Ai bei (si fa per dire) tempi in cui (si fa per dire) suonavo in una band metalloprogressive-aerobicotrash, la domenica pomeriggio si facevan le prove e poi, tutti unanimi, ci si andava a ubriacare un po’ qui e un po’ là dove ti porta il cuore.

Alle sette, con gli orecchi che ancora pulsavano, si sprangava con tanto di triplo lucchetto e catenaccio rudimentale il portone catafascio dello studio -non l’archetipico garage, bensì una stalla dismessa, da noi ripulita e disinfestata spalando letame e spandendo cateratte di soda caustica- e alle dieci, puntuale come un’erezione mattutina, entravo in quello stato di leggera euforia alcolica che prelude supperJù al coma etilico.
Una di quelle domeniche, io e Marcolino, metalmeccanico convertito al tastierismo, già piuttosto brilli, abbandonammo il resto della compagnia ai suoi ciangottii paramusicali -è un cinqueottavi, coglione, non un settequarti!- per fare approdo in un Jazz Club, l’unico nel raggio di cinquanta chilometri dove facessero musica dal vivo. Arrivammo a concertucolo inoltrato e ci sedemmo ad un tavolo a pochi passi dal palco, defilato ma sempre meglio di un calcio nelle palle, via.
Bravi quei musicisti, cazzarola, mica teppistelli cacasotto come noialtri, ma il BATTERISTA, Marcolino mi è testimone, stava due gradini sopra gli altri: ce l’hai presente quando uno ci ha il mucchietto di trucioli sotto il crash e tu lo guardi – non il mucchietto, proprio lui- e pensi "Oh, questo qui fra un po’ si alza e mi mena. Tieni gli occhi bassi, non lo sfidare, fingi disinvoltura ma non fischiettare." Insomma, era una drum machine programmata da uno psicopatico: indemoniato, furioso, travolgente, bizzarro, originale, sporco, autolesionista, sadico, cazzuto.
E io non opponevo resistenza, lasciavo che il suo ritmo mi scomponesse, soltanto lui esisteva, gli altri suoni erano un ronzio di fondo… e più lui si scatenava in evoluzioni pirotecniche più mi esaltavo ed esaltandomi bevevo e bevendo rincoglionivo.

Grancassa e rullante: TUM-PA’, TUTUTUTUTUM-TUM-PA’…

Piattone ride: tz-tztztzz-tztztzz-tztztzz…

Piattello crashCRESH!

Piattino splash: SPLESH! 

(il charleston si sentiva a malapena) (chchCHHch…)

La testa, com’era prevedibile, mi si ingolfò. Cominciò a farmi male lo stomaco. Litri di urina premevano contro le pareti di un’esausta, implorante vescica. Riportato dai capricci del mio corpo alla prosaica realtà, dovetti dire addio al trance estatico. Mi convinsi tuttavia a resistere e restarmene quieto fino al termine del concerto: al baluginìo d’un istante di lucidità avevo infatti concepito il proposito di complimentarmi con Lui, stringergli la mano (tenendo gli occhi bassi), elogiarlo senza però dargli l’impressione d’essere un baciaculo.
Dovevo trovare assolutamente le parole giuste ma -cazzo!- in quelle condizioni riuscivo a formulare mentalmente soltanto due frasi: "sei un grande!" e "Mi piaci un sacco." Optai per una delle due alternative e continuai a ripetermela a voce bassa (per paura di dimenticarla) fino al momento in cui i musicisti deposero gli strumenti e Lui si alzò dalla batteria modificata. Ti giuro, feci in tempo a vedere e realizzare, eppure avevo il colpo in canna e non potevo fare a meno di spararlo: quando mi passò vicino gli diedi una pacca sulla spalla e gli dissi, come da copione, "sceiii ugn ggrandeeeee!".

Era un nano.

Mi sono sentito una merda e Marcolino tuttora mi rimprovera quella che, a suo dire, fu una battutaccia da stronzo. Ho esagerato un po’ ma è tutto vero.

[Ecco a voi BE BOP di Binario Zeta]


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22 commenti

Lascia un commento
  1. .kri / Apr 10 2005 1:42 pm

    ottimo racconto post pranzo domenicale, grazie

  2. Climacus / Apr 10 2005 1:44 pm

    Quale dei due?

  3. anonimo / Apr 10 2005 2:14 pm

    mi perdoni mr binario zeta, (tenga presente che sono solo una lettrice disinteressata che vaga nel tentativo di sbalordirsi la fantasia) ma mi riferivo a questo racconto
    .kri

  4. junior / Apr 10 2005 2:28 pm

    già lo lessi sul bloggo che premorì a questo.
    poteva andar peggio, potevi dirgli che suona a livelli altissimi

  5. anonimo / Apr 10 2005 2:28 pm

    Bello il racconto. La battuta finale mi ha fatto pensare a tutti quelli che alle elezioni hanno pensato di votare per “ugn ggrandeee..,” invece era un nano.
    Mi incuriosisce invece quello che dici nella “premissione” (premessa) sul tuo bloggo che “premorì, tutto nero incazzoso, cervelli più cerebella sparsi e piorree di malanimo esposte”. Grande mi sembra da allora l’evoluzione. Bando ai blog neri di colore o di anima.

  6. Climacus / Apr 10 2005 2:30 pm

    Grazie mille, .kri
    Ho trovato i tuoi testi piuttosto stimolanti, anche se non sono un appassionato del genere

  7. Climacus / Apr 10 2005 2:44 pm

    jù, mi leggevi già allora? Ma sei matto! :)) (hai notato l’omaggio che ti ho reso in corsivo? Ne sono fiero)

    Dietrolequinte, è un bellissimo complimento quello che mi fai. Probabilmente, a livello di scrittura, non sono molto migliorato da allora, però mi sento assai più maturo. Mi ha divertito la battuta sul nano di Arcore :)

  8. binariozeta / Apr 10 2005 5:01 pm

    io questo ancora devo leggerlo, lo leggo out-line… ma quella del nano l’avevi già raccontata. Grazie, sei un ottimo agente pubblicitario (belzebobo advertising co.)
    .kri, ti perdono… e comunque non avrei saputo se prenderlo come un complimento :-)

  9. Climacus / Apr 10 2005 6:33 pm

    Eh, Binario, gallina vecchia fa buon brodo. Cioè, volevo dire che tutto fa brodo e non si butta via niente, neanche la roba vecchia. Insomma, mi riciclo meglio della carta igienica.
    La premissione (dove dimostro d’aver tenuto in gran conto il consiglio che mi hai dato, in attesa di partorire nuovi drammi) però, è nuova di zecca…

  10. Flounder / Apr 10 2005 8:45 pm

    è interessante quando il riciclato viene anche ritoccato. i dove, i come e i perché del ritocco.
    son cose da studiare.
    approfitto dell’ospitalità per dialogare con binario: sappi che il tuo blog, oltre ad essere incommentabile, mi risulta di difficile lettura (parlo proprio in senso tecnico: aprire, sfogliare, etc). mi mandi il manuale d’uso?

  11. binariozeta / Apr 10 2005 10:18 pm

    Non so che dirti, Flounder… So che Climacus può accedere senza problemi, forse perché registrato, Tulipani invece, che non credo sia registrata, ha potuto commentare, ma non so se ha avuto rogne. Se in questo blog qualcuno ci ha provato e ha trovato delle difficoltà me lo faccia sapere (io l’altro giorno non riuscivo proprio a entrare)

  12. junior / Apr 11 2005 12:13 am

    ehehe davvero era un omaggio? tu mi confondi. poi inserirlo tra l’erezione mattutina e il coma etilico, a dirla tutta, mi inorgoglisce come non mai

  13. fuoridaidenti / Apr 11 2005 9:28 am

    M’hai fatto ricordare di quella volta a Foggia quando chiesi a un signore che portava a spasso il cane dove fosse la chiesa taldeitali. Lui si girò al suono della voce: vidi gli occhiali scuri, il bastone, il cane con la fascetta bianca e la croce rossa. Son figure di merda che segnano, ah se segnano

  14. binariozeta / Apr 11 2005 9:31 am

    segnano e insegnano: c’è una morale. se ti vuoi complimentare con un batterista digli semplicemente: “bravo”. capirà.

  15. binariozeta / Apr 11 2005 9:33 am

    a proposito, climacus, quando hai tempo dà un’occhiata alle modifiche a “superwave” e a “be bop”. fammi sapere.

  16. Seymandi / Apr 11 2005 12:32 pm

    “Premissione”
    “Compromissione”
    “I bruchi sono molto simpatici anche a me, pensi che ne ho sempre uno dietro l’orecchio”
    “Io, invece, ho trovato stimolante l’idea di un nano che suona. Ho sempre avuto un debole per i nani, sin dai tempi di Twin Peaks.”

  17. Climacus / Apr 11 2005 12:45 pm

    “Si ricordi di farlo brucare, di tanto in tanto.”
    “Lei è così cinico da non aver rispetto per i nani!”
    “Non sia ridicolo. In quanto Baudelaire, le dico questo: l’hanno appena posato sulla tolda.”
    “Un albatro che bruca… Non ho orecchio musicale…”
    “Eppure conosce tutti i segreti del contrappunto.”
    “E punto-croce. Con le ali da gigante non riesce a camminare.”

  18. mrka / Apr 11 2005 1:19 pm

    occhio. i nani mangiano i bambini. ho ricordi burrascosi sulla questione.allo zoo di pistoia un nano mi insultò pesantemente, io avevo semplicemente detto – guarda mamma, quello è alto come me ma ha già la barba!-
    ps. sia chiaro, io non ho la barba.;)
    -marika-

  19. Climacus / Apr 11 2005 1:55 pm

    Marika, passerei ore a dialogare con te e seymandi. Tu vedi tutto blu: non solo le sfere, anche le barbe.
    ‘Mamma, che cos’è un barbatrucco?’
    ‘E’ un incocio tra un cigno e una gru.’
    ‘Ne ho appena visto uno!’
    ‘Devi esprimere subito un desiderio… Fatto?’
    ‘Come si esprime un desiderio?’
    ‘Pensandolo.’

  20. vouvoltar / Apr 12 2005 9:27 am

    nella botte piccola ci sta il vino bono. quando rivedi il nano digli così, sarà senz’altro contento.

  21. Seymandi / Apr 13 2005 8:42 pm

    (Seymandi non è un nome, è un tamagotchi)

  22. Climacus / Apr 14 2005 10:36 am

    (Climacus è una diagnosi errata a seguito di una colonscopia)
    “Seymandi, continui per favore. Ho voglia di mangiare dal suo bicchiere.”
    “Stia attento al becco”
    “Lei è proprio una volpe”
    “Ma lei non è un gatto”

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