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gennaio 24, 2005 / Climacter

IL CAMPOSANTO
Del paese di Ponte Quarantasei sono rimaste in piedi, pur traballando, le sei case dalla complessione rassegnata che vigilano intorno alla chiesa, in quella che a stento riconosceresti come la larva di una piazza; un palazzotto basso che fu osteria e, un po’ defilate, due cascine dai portici rossi, le aie gibbose infestate da cespi di erbacce, i tetti che sembrano rappezzati dal fieno e dal guano che, quasi per misericordia, depositano i passeri e, dulcis in fundo, il cimitero. E’ lì che la gente di Ponte Quarantasei, salvo qualche eccezione, ha trovato dimora fissa senza rischio alcuno di sfratto. Se non fosse infatti per il Camposanto e per tre vecchietti che passano ogni morte di chierico a omaggiare gli estinti d’un mazzo di fiori farlocchi, quelli che potrebbero durare in eterno, del paese nulla e nessuno conserverebbe memoria. 
 
Il corpo imponente di Marino Frizzi ospita diabete e ipertensione, due mezzi infarti o, per meglio dire, due ischemie intere già ne minarono l’integrità all’altezza del cuore, ma bisogna ammettere che l’elegante bastone con cui continua a trascinarsi degnamente e che il viso rubizzo come il vino che tre volte al dì gargarizza (ché è impossibile veder serrata quella bocca dal ciarlìo inestinguibile) alla Trattoria del Ruspante di Poggio Reale (via N. Sauro numero sette), gli conferiscono un aspetto ricco di decenza, salubre perfino.
 
Se di ospedale si trattasse, la metafora dell’ orario di visite, anche se banale, non suonerebbe inopportuna, ma il Camposanto è diverso, ha come orologio il calendario, e uno solo dei 365 minuti che compitano il suo giorno pare aprirlo a chi non vi risiede, quello che i vivi dedicano a santi e morti insieme. E’ in tale occasione, giorno su giorno (anno dopo anno per chi viene da fuori), che Marino Frizzi celebra l’incontro con i due ex compaesani scampati all’estinzione. La gioia che promana dai tre amici, tramutatisi in cerimonieri, sebbene invecchiata e un tantino frustra, garantiamo, non manca di trasmettersi alle lapidi, di diffondersi oltre le mura finanche ai cipressi, le cui punte, il primo novembre, trepidano come facelle. Garantiamo.
 
Una fotografia stinta ed un epitaffio ancor più stinto dai cui caratteri le spine affioranti dovrebbero evocare la corona del Cristo, addobba la lapide di Maria Crescini, nata Mantovani, che certo siederebbe alla destra del padre se quel posto non fosse di già occupato e che s’accontenta, ‘prematuramente accolta nel regno dei cieli’ di baciare ‘i piedi di Dio cogli altri beati.’ Con un fazzoletto candido e quella delicatezza un po’rude, un po’impacciata da contadino che ancora ricorda come si aggiogavano i bovi, Mauro Crescini rispolvera il viso della moglie e aspetta.
Reca con sé un mazzolino di plastica che scimmiotta gigli e peonie.
 
-Ho saputo che al Leoni han tolto la patente: è orbo come una topina e beve forte come se ci avesse vent’anni;-
dice Frizzi tra il divertito e il malinconico: ha appena varcato il cancello in ferro battuto e strascica i passi sul pietrisco
avvicinandosi a Crescini.
-Rimane tutto il giorno al bar e alla sera tardi, quando lo accompagnano a casa a forza di braccia, che ‘l tira né cope né bastòn, viene giù quella matta della moglie che prende l’umbrel e ‘l ghe la da in su la testa a Leoni e ai poveretti che l’han riportato dalla befana per farci un piasèr!-
Una scossa agita il petto di Frizzi mentre la risata guadagna potenza per poi discendere in un raschio, risalire con fracasso confusa nei colpi grassi di tosse, languire finalmente in un sostenuto, lamentoso -eh, poveri vecchi.-
 
La moglie di Frizzi, una bella donna di cinquattaquattro anni, dal viso placido, opulenta, una capigliatura d’un argento quasi turchino, così fluente e vaporosa da far invidia alle giovani, un mattino disse d’aver mal di testa. Il colpo apoplettico la stroncò prima del tramonto. Marino pianse più per il rimorso dei continui tradimenti, quando andava a Mantova dalla donnina che scricchiolava sotto il peso della sua mole, che per un autentico dolore che pure esisteva, forse preesisteva addirittura al senso di colpa, ma
poi si scansava per andargli a rosicare un pezzetto inconsistente di cuore. Begonie e Crisantemi di carta nascondono la data di morte e la parte dell’epitaffio che recita "…il pastore del gregge…" e, nella riga sottostante "…vita eterna."
 
Il rumore del pulmino non viene udito dai due amici, troppo impegnati in una discussione riguardante un lotto di terreno che Frizzi avrebbe dovuto cedere a un geometra di Poggio Reale e che ora fa gola a Crescini, per far caso all’inconsueto, fragoroso interrompersi del silenzio nella cittadella dei morti di un paese fantasma. Dal mezzo, parcheggiato di fronte al cancello, ecco scendere un gruppo di persone: rasenti gl’ impermeabili e i cappotti pressoché uguali che ognuno di loro indossa, penzolano macchine fotografiche portate a tracolla.
-Turisti giapponesi?- esita Crescini quando s’avvede dell’arrivo degli ospiti, e subito si volge a guardare Frizzi, che, per lo stupore, se ne sta a bocca aperta, il labbro superiore sollevato a scoprirgli i denti.
 
Giorgia Fumaioli, che in vita aveva fatto la sarta confezionando abiti più per sé che per i clienti, come affacciandosi alla finesta, come sporgendosi dal balcone, il ventre appoggiato alla cornice della fotografia che pare farle da ringhiera, non fa in tempo a inclinare un poco la testa per sprimacciarsi i capelli colla mano, sorridendo civettuola, che subito l’inseguono i barbagli delle fotocamere, un coro di flash che abbacina.
Simone Pecorari, vestito della divisa dell’esercito, la stessa che dovette impregnarsi del suo sangue quand’egli fu investito da una granata, solleva il mento e s’impettisce attendendo che la comitiva dei giapponesi lo inquadri e i rullini scattino in sequenza facendo il taratatatà di un mitragliatore giocattolo, poi sospira e si sgonfia, le gote dipinte del rossore di chi ha dovuto trattenere il fiato per rimanere in posa.
Ognuno, dal più vanitoso al più ritroso, dalla ragazza timida all’anziano latifondista, rianimandosi nella teca che custodisce la sua immagine, si sforza di mostrare il profilo migliore, si ravvia la chioma, gli occhi stropiccia per renderli più vivaci e brillanti, raddrizza la schiena; c’è addirittura chi solleva le maniche della camicia per mostrare baldanza o chi arriccia con cura i baffi. Non uno tra i morti si sottrae al rito della foto: tanta animazione a Ponte Quarantasei non s’era mai vist
a.
 
Il sole indugia e pare che la sera non voglia calare: Umberto Leoni, poggiata la bicicletta contro il muro del camposanto, già s’avvia malcerto alla tomba del figlio. Quale meraviglia! Fiori sparsi ovunque, un serico tappeto di mille colori, come se i ragni dei suoi deliri d’alcolista si fossero mutati in teneri boccioli d’ogni specie e
due voci familiari, flebili e cristalline, che altalenano e s’intersecano in un’incorporea danza, lo invitano a dormire.
-Oggi abbiamo trovato pace accanto ai nostri cari: è tempo che anche tu lo faccia;- intonano ora quelle che furon le voci di Marino Frizzi e Mauro Crescini, i quali  non avevano retto allo spavento o resistito al desiderio di ricongiungersi all’anima di Ponte Quarantasei. E Umberto Leoni, che fu mio padre fino a che rimasi in vita, l’ultimo respiro esalando, è nuovamente mio padre. 
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38 commenti

Lascia un commento
  1. Climacus / Gen 24 2005 5:16 pm

    Mi fa cagare (però potrebbe piacermi in seguito, ora sono troppo stanco e tutto mi fa cagare)

  2. Andylarock / Gen 24 2005 6:26 pm

    Lato positivo: se la pensi così puoi sempre leggerlo quando hai problemi stitici.
    E ricorda se proprio ti piaccciono i miei ricordi di viaggio credo che ti spancierai dal ridere quando postero ciò che mi è accaduto il 2°giorno…
    ciao canaglia.

  3. Andylarock / Gen 25 2005 10:40 am

    Ti ho beccato in “fragrante”! So che sei lì davanti il PC a scaccolarti mentre leggi il mio blog!!!

  4. Climacus / Gen 25 2005 11:03 am

    HAHAHA :) (sei proprio fuso, Andy :)

  5. Ubikindred / Gen 25 2005 11:53 am

    Spero solamente che la citazione sia frutto di una sana capacità sui motori di ricerca e che tu NON conosca a memoria il XXIX Canto del Paradiso…potrei preoccuparmi :-)
    Ora che ho saputo questa notizia non avrò requie fino a quando non troverò testimonianza materiale di questa fallita esperienza…grazie per questa nuova ossessione ;-)
    P.S.
    Io avrei voluto uccidere l’esercente
    P.P.S.
    Continua ad ignorare il grassetto, vedrai che anche lui ti ignorerà, normalmente non è aggressivo ;-)
    (scherzi a parte basta inserire le lettere b all’inizio e /b alla fine del testo che vuoi scrivere in grassetto, avendo cura di inserirle all’0interno delle tag: cioè simbolo minore di e simbolo maggiore di)

  6. Ubikindred / Gen 25 2005 12:01 pm

    E per fortuna che non ci si può immergere due volte nello stesso fiume, sennò, sai che schifo! ;-D

  7. Climacus / Gen 25 2005 12:03 pm

    Cristo, mi sto proprio divertendo :)

  8. Climacus / Gen 25 2005 6:19 pm

    Il mio desiderio più grande è che un blogger di nome Mastrolindo passi di qui e mi lasci un commento tipo: tu scrivi con la stessa perizia che impiego io per lavarmi i genitali.
    ringrazio fratello Ubik che mi ha insegnato ad usare il grassetto

  9. ViperaVenerea / Gen 25 2005 7:06 pm

    Tu scrivi con la stessa perizia che impiego io per lavarmi i genitali.
    Mastrolindo

    Ora che ho esaudito un tuo desiderio, anzi,il più grande, penso proprio che ti linkerò. Posso, vero?

  10. junior / Gen 25 2005 7:29 pm

    io mi sono sempre chiesto se i genitali siano veramente così intelligenti come si dice in giro

  11. ViperaVenerea / Gen 25 2005 10:05 pm

    Che dire, onoratissima.
    E’ un sollazzo leggerti.

  12. Andylarock / Gen 26 2005 10:21 am

    non si può certo dire che i genitali siano stupidi (°!°)

  13. Climacus / Gen 26 2005 11:13 am

    Io spesso ho tentato di ragionare con i miei genitali, che sono cocciuti e non conoscono le buone maniere, ma non ho cavato un ragno dal buco. Purtroppo andrebbero educati severamente da piccoli e persino bacchettati alla bisogna, per evitare che da adulti facciano sempre di testa propria, andando a cacciarsi in vicoli ciechi, tunnel dai quali è assai difficile persuaderli ad uscire. E non si creda che bastino le buone compagnie a tenerli al sicuro: i pericoli si acquattano dietro ogni angolo; basta un nonnulla perché vadano ad incocciare in un ostacolo che ne segnerà per sempre la vita, affondando la loro autostima.
    Io credo, cari junior andy viperavenerea, che i genitali intelligenti siano anche acculturati, sebbene ne abbia conosciuto alcuni che dicevano di esser tali ma poi, messi alla prova, con un soffio crollavano, smarrendo quella protervia che era soltanto ed evidentemente una copertura, una maschera che calzava male. Cari genitori, siate sempre all’erta: sappiate indirizzarli verso una meta che gli si confaccia senza però manipolarli eccessivamente, ché a loro piace esser vellicati con ogni strumento che l’intelletto unitamente alla fantasia ci mette a disposizione (nonostante il carattere scontroso, infatti, sono assai ingenui e quasi non se ne avvedono), ma alla lunga ambiscono ad altro, ad inserirsi in un tutto che li contenga e nel contempo riempia il loro vuoto, essendo fortemente radicata nei genitali l’illusione che esista una chiave che gli spalanchi ogni porta.

  14. Ubikindred / Gen 26 2005 12:57 pm

    Non posso condividere la tua fiducia nei genitali..nel mio caso non esiterei a definirli coglioni… ;-)

  15. netta / Gen 26 2005 1:50 pm

    giovanotto comincio a leggerti e poi qualcosa mi distrae.. poi torno qui e suona il telefono… poi riprendo e ho sbagliato riga… cazzo cazzo cazzo.. stasera sono a scuola.. quando torno però.. lo giuro!!!!! ti leggo e ti commento… adesso ti lascio un bacio… un pensiero .. un grazie CLIMACUS!!!

  16. debitiecoccole / Gen 26 2005 2:03 pm

    clim, sono tentata di sottoporti alle stesse dolci angherie che hai inflitto a tulipas. solo che nel tuo caso l’analisi del testo e della struttura del linguaggio era a fin di bene, mentre la mia sarebbe un chiaro segno di cacacazzismo. (i bimbini ti vengono meglio dei vecchini)

  17. Climacus / Gen 26 2005 2:41 pm

    Ti prego ti prego ti prego ti prego ti prego! Non passa minuto che io non sia tentato di cancellare tutto (sto esagerando, però continuo a modificare, aggiornare, tagliare, ricucire senza mai essere contento), sottoponimi alle tue dolci angherie, fai la cacacazzo, aiutami!!!!!!!!!!!! :)

  18. Climacus / Gen 26 2005 2:44 pm

    E’ un cattivo segno, Netta. Significa che ‘sta roba non riesce ad appassionarti e se non ci riesce vuol dì che l’è tutto da buttare :(
    (scherzo, non butto via niente, perciò stasera… se anche tu potessi darmi un aiutino… :)

  19. Climacus / Gen 26 2005 2:45 pm

    Oggi son tutto un :) e una leccata di (??)

  20. TirNanOg / Gen 27 2005 9:21 am

    …finalmente tanta costanza è stata ricompensata con un nuovo racconto!!! Grazie per la visita e le belle parole…Un bacio grande.

  21. Climacus / Gen 27 2005 9:41 am

    Le belle parole sono le tue, TirNanOg :)

  22. anonimo / Gen 27 2005 10:11 am

    Buongiorno Climacus! Agrodolce

  23. Climacus / Gen 27 2005 10:29 am

    Sono subito da te, Agrodolce…

  24. netta / Gen 27 2005 1:47 pm

    eccomi qui .. mi è piaciuto .. è…..abbondante.. bravo!!!

  25. Climacus / Gen 27 2005 1:52 pm

    Abbondante! Mi piace proprio la tua definizione. Grazie mille, Nettina :)

  26. anonimo / Gen 27 2005 2:22 pm

    Tutto ok, nei limiti di quanto consenta una giornata in cui si scioglie la neve… però ti dono un punto esclamativo. ! anzi due !!

  27. anonimo / Gen 27 2005 2:22 pm

    sono agrodolce comunque

  28. amaramente / Gen 27 2005 3:52 pm

    ti fa ancora cagare? a me non tanto…

    :))

  29. Climacus / Gen 27 2005 7:46 pm

    No, non mi fa più cagare, amaramente. Però a furia di leggerlo-rileggerlo-corregerlo ora mi fa vomitare. Bleah (grazie :)

  30. malraed / Gen 28 2005 1:08 am

    delicato.
    ed è un piacere rileggerti, dopo tanto :-)

  31. amaramente / Gen 28 2005 4:20 pm

    ma non è che ti sei preso l’influenza? :))*

  32. doctor_faustus / Gen 29 2005 1:21 pm

    Anche io apprezzo qui. L’estetico forse non è ciò che resta – bon gré mal gré l’estetico è ancora oppositivo. Ma dopo la fine della storia non ci dovrebbero essere opposizioni residue.

    J.F.

  33. junior / Gen 30 2005 5:22 pm

    l’estetico in realtà non è altro che una porzione di territorio orientale in cui vengono osservate determinate norme comportamentali

  34. Ubikindred / Gen 31 2005 10:17 am

    E va bene….tu come lo sai? Dì la verità, in realtà tu sei il responsabile del Call Center….;-)

  35. Ubikindred / Gen 31 2005 10:18 am

    Ju, l’estetico è un territorio in cui vivono tutti i bellissimi parenti della madre di Achille :-P

  36. Climacus / Gen 31 2005 10:51 am

    Certo! La Ninfa Tette, se non sbaglio. (Sono il responsabile, lo ammetto) Grazie per le visite, Malraed, Amaramente, Junior, Faustus, Agrodolce, Ubik :)

  37. TirNanOg / Feb 3 2005 4:26 pm

    …sai che più lo leggo e più mi piace…
    baci.

  38. Climacus / Feb 3 2005 4:55 pm

    Anche il tuo pusher non scherza… (sorrido lusingato)

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