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gennaio 1, 2004 / Climacter

Buongiorno Gi&ograve; <BR…

Buongiorno Giò
Dormito bene? Spero di sì.
Ricordo d’aver lasciato decantare in calici di cristallo un lungo discorso sul dopo ’98. Hai mai visto un sommelier al lavoro? Dopo essersi empito le nari dell’aroma composito, sorseggia e mastica, affinché il vino sprigioni ogni suo caratteristico sapore: mastica mentre Dioniso gli carezza il palato e la lingua, il gargarozzo gli solletica, pronto a cospargergli le gote di cipria rubente. Mastica confettura di prugne, tabacco pregiato, spezie, cuoio, persino le zolle di terra nera che sono state il grembo del vitigno e poi deglutisce e, mentre il vino gli titilla l’esofago e le porte del cardias si spalancano sullo stomaco ribollente di succhi gastrici, il sommelier rimane in ascolto, teso come un levriero alla posta, valutando la persistenza e stando attento a smascherare retrogusti che deturpino la bontà del prodotto. Finally emette la sua sentenza, seguita da un breve, attutito rutto:
РOh, dolce nettare dal tannino vellutato che mi liberi dalla mestizia e gioir mi fai il palato, perch̩ mi seduci e al fin nelle fauci mi lasci una coda di sapor sgraziato?-
E ancora:
– Esto vino sa di tappo e muffa e forse forse…aspetti che ne mesco un altro goccio …ecco! Un ignobile moscerino della frutta ha scambiato il calice per un vespasiano. Che Dio ti fulmini, moscerino della frutta!-
La mia cantina è diventata la necropoli delle saturnie, farfalle notturne che sembrano uccelli e che hanno le ali smerigliate: guardale contro luce e vedrai una polvere finissima aureolarle in volo come cenere d’ossa. Ognuna di esse, e sono tante, si getta in un bicchiere, scuote per un istante il corpo vermiforme e annega: in superficie rimane la polvere, la falena ha già raggiunto la feccia e il vino è da buttare.
Mentre uscivo dalla clinica, le ragazze anoressiche si erano date appuntamento lungo il corridoio che portava all’androne: “Te ne vai così presto?” Fu la prima e unica volta che mi rivolsero la parola. Alcune di loro avrebbero trascorso altri dodici mesi in quell’albergo. Altre non ce l’avrebbero fatta. Non ebbi il coraggio di voltarmi per ricambiare i loro saluti pregni di angosciosa speranza; proseguivo diritto, biasimando, per farmi forza, gli occhi sporgenti e le manine ossute che invidiavano quella mia processione verso l’esterno; oltre la porta a vetri, oltre il filo spinato, la platea di sguardi -ne sentivo il peso- rimaneva abbarbicata alle spalle che guadagnavano la quinta.
Falene gracili che scuotono polvere, polvere impalpabile ad ogni battito d’ala come di ciglia.
Credevo che quell’esperienza mi avrebbe reso più forte. Tornai quasi subito a frequentare gli amici. Per loro ero irriconoscibile e non solo esteriormente. Non potendo guidare, mi facevo accompagnare nel solito luogo di ritrovo da mio padre: un cascinale abbandonato che avevamo adibito a sala prove molto tempo prima e dove, era settembre, la mia band organizzava serate musicali per una cerchia ristretta di conoscenti. Suonavo un paio di pezzi mentre papà, nascosto in un angolino, mi lanciava occhiate rassicuranti e poi, senza dare spiegazioni perché terrorizzato da quell’andirivieni di visi familiari, staccavo la chitarra dall’amplificatore e mi facevo riaccompagnare a casa. In macchina, sentendomi al riparo, prendevo a sfogarmi e piangere per poi ingabbiarmi in un silenzio ostinato, quando il cascinale era troppo lontano per spaventare. I miei amici, benché la crapula li marchiasse d’un efferata euforia, erano abbastanza sensibili da evitare domande e, soprattutto, non facevano nulla per trattenermi. Lasciavano che comparissi e svanissi a mio piacimento.

E ora devo fermarmi.
A risentirci Giò.
Climacus

Buon anno, amica mia.

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13 commenti

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  1. agrodolce / Gen 1 2004 3:36 pm

    belle le falene gracili e la polvere; un sorriso di inizio anno climacus

  2. reme / Gen 1 2004 4:42 pm

    Buon 1999, o qualsiasi altro anno tu abbia scelto di vivere. un bacio

  3. Akin / Gen 1 2004 6:01 pm

    Ogni anno finisce e inizia con i ricordi o con le dimenticanze. Sembra quasi come un testimoniare che siamo sopravvissuti attraverso un altro ciclo. E che, forse, siamo un poco più forti o più liberi dei precedenti. Questo è il mio augurio che si accompagna al mio abbraccio.

  4. Climacus / Gen 1 2004 6:32 pm

    Grazie Agrodolce e ricordati della promessa./ Credo che opterò per il 97, Reme. Un bacio./ Tu AKin mi devi spiegare la faccenda dell’amico scomparso. Ho letto 4 volte il post e non ho rintrracciato incongruenze che mi permettessero di dire: “si è tradito! Sta mentendo sotto giuramento.” Guarda che rischio di perderci la testa…

  5. Akin / Gen 1 2004 8:40 pm

    Clim, il racconto dell’amico scomparso è un incubo raccontato come se fosse vero (quindi il giuramento lawful evil non è spergiuro). Al centro c’è l’idea di un ragazzo che va a trovare questo suo amico e scopre che è stato…cancellato. Non esiste più, non è mai esistito. Se lo ricorda solo lui. E’ stato fatto qualcosa nel passato, una cosa terribile per tutti loro, una cosa che non viene rivelata, che li ha scancellati tutti. Anche il protagonista finirà così, giunge a capire alla fine. Se ci sono tanti elementi di assurda confusione e surreale quotidianità sono venuti tutti insieme, nel mezzo di cupe riflessioni. A dire il vero, però, tanto per non farti perdere la testa, non ci capivo molto neanche io: ho presente solo l’idea centrale (ci sono fiinali alternativi però, proprio come in alcuni giochi di orrore assurdi che ho visto in giro :)

  6. netta / Gen 1 2004 11:09 pm

    buon anno e buona notte climacus.. esausta ma felice di essere a casa fra le mie mura e le mie cose.. passo, lascio un bacio e torno domani a leggerti…

  7. Climacus / Gen 2 2004 10:54 am

    Ti aspetto con ansia, bellissima Netta./Akin, con te sono incazzato come uno zampone senza lenticchie, come uno zampino senza gatta né lardo, come una zampogna che togli la zeta sostituisci con erre ed è tutto un programma, come un pomagagnon senza dolomiti irriso da tulipani, come un mar Caspio che nell’atlante geografico non vede riconosciuto il suo primato di lago il più grande del mondo, come un grammofono che bercia musica afro, come un satellite artificiale cui hanno spiegato che la fascia di Van Allen non è la bandana di Van Halen, come un Achille che si sente tallonato come se avesse qualcuno alle calcagna, come il mago di Oz costretto a pronunciare Zim Zala Bin, come un battello ebbro astemio, come un Coleridge che ha finito la scorta di oppio, come un gomito del tennista, come Tom che finalmente mangia Jerry e si becca la leptospirosi, come un chitarrista classico che si spezza un’ unghia prima del concerto, come un onanista incallito che ha perso la memoria (…), come un brufolo in un salone di bellezza, come Neo di matrix asportato chirurgicamente perché non si sa mai metti che sia maligno, come Giuseppe Verdi a Pontida, come Narciso nella camera degli specchi al Luna Park, come una barzelletta che nessuno capisce, come un Metastasio senza rimario, come una cabrio messa alla berlina, come Michele La Porta messo alla porta (giustamente), come Bruno Vespa senza il culo di Berlusconi a portata di lingua: sei uno spergiuro (e io che ci avevo creduto, mannaggia a te) E mi tocca pure farti i complimenti, turlupinatore che non sei altro! :))

  8. Akin / Gen 2 2004 11:18 am

    Clim te mi fai morì dal ridere!!! :D !! Ma come ti vengono eh? !!!! AH!AH!AH!AH!AH! (incredibile!:) Si, però è vero, è stata una bastardata: scrittura sleale ;)

  9. Climacus / Gen 2 2004 12:23 pm

    Be’, credo che la scrittura sia sempre sleale. Mi viene in mente una scena di Basic Instinct, dove quella gran gnocca togata della Stone, seduta sul sedile posteriore dell’auto di Douglas e socio, in riferimento al suo romanzo, spiega un principio fondamentale della letteratura che lei chiama ‘sospensione dell’incredulità‘ (espressione molto elegante): un’opera di fantasia deve porre il fruitore in una condizione tale per cui ogni avvenimento, anche il più assurdo, viene accettato senza riserve mentali per il patto di non belligeranza stipulato tra autore e realtà rappresentata nella finzione da una parte e destinatario e realtà oggettivata nel vissuto dall’altra. E chiaro che, se il lettore di un romanzo di fantascienza dice a un certo punto: “oh, che stronzata, un uomo che viene teletrasportato insieme a una mosca comincia, per effetto di modificazioni nel DNA a trasformarsi in un essere a metà tra uomo e mosca: mi rifiuto di crederci, vaffanculo”, significa che l’autore non è stato così bravo da mantenere il lettore nello stato di ‘credulità‘ in cui il giudizio sull’attendibilità dei fatti esposti è sospeso per tutta la durata della lettura. Venendo al tuo caso, il racconto è trascinante anche grazie alle sue imperfezioni, errori di battitura, ripetizioni, forzature sintattiche, refusi, che danno il senso di un resoconto scritto di getto e sotto l’effetto travolgente di fatti anomali (ricordo il grotesque e l’arabesque delle tales di E. A. Poe) realmente esperiti, cose che sommate insieme ingannano il lettore, facendogli percepire una confusione e una partecipazione emotiva che, nell’ipotesi di chi ha abboccato al tranello, hanno impedito a te, scrittore, un distacco dalla materia narrata, alimentando quella sospensione dell’incredulità così importante per la riuscita di un’opera. L’aver affermato che ciò che raccontavi ti era realmente accaduto, non è probabilmente servito ad aumentare il coinvolgimento del lettore (avresti sortito lo stesso successo anche senza bisogno di quell’inciso), ma, nel mio caso, ha prolungato l’obnubilamento da ‘abboccamento’ che si sarebbe dovuto interrompere insieme al racconto. Mi pare che tu abbia sfruttato una tecnica analoga, fatte le debite proporzioni, a quella utilizzata dagli autori del Blair Witch Project, per cui le prime persone che avevano assistito alla proiezione uscivano dal cinematografo interdette, incerte sulla veridicità o meno di ciò che avevano visto.

  10. anonimo / Gen 2 2004 1:57 pm

    ciao, amico mio. sono felice di averti ritrovato.

  11. Climacus / Gen 2 2004 2:09 pm

    Ehi, giò, l’account climacus27 non riceve più posta. Comunque ti scrivo io da un altro account.

  12. Akin / Gen 2 2004 11:19 pm

    Si, Clim, hai ragione, il mio modo di scrivere è proprio così: butto lì la storia come se te la stessi cercando di raccontare a voce, e è quindi incasinatissima dal punto di vista prettamente tecnico (se ti dico che con la punteggiatura e con la sintassi io mi ci incasino sempre? E si vede!). Spesso ho tanta paura di dimenticarmi quello che sto pensando (perchè le mie dita non vanno veloci come il casino nella testa) che scrivo tutto d’un botto -_-‘; poi, quando dovrei fare il bravo, rivedere e correggere, tutt’al più lo riguardo un tre volte. (ma anche se lo rivedessi 1000 e rotte…)
    Sono d’accordo con te col discorso di “slealtà” associato ai riferimenti cinematografici (grande the fly!) (anche se a me BWP non ha dato quella sensazione, anche se non m’è dispiaciuto affatto). E poi c’è anche un altro fattore che pesa sulla “credulità” del lettore: il blog. Si pensa quasi sempre che il narratore che parla in prima persona sia il blogger; si da quasi per scontato nella maggior parte delle occasioni, non credi?. Grazie Clim, i tuoi commenti per me sono invaluable: non potrei quantificare! :) A presto!

  13. netta / Gen 2 2004 11:29 pm

    mi ricorda qualcosa ma non so.. mi fa una certa tristezza, è affascinante e effimero come le braccia di quelle ragazze.. è bello come quando scrivi calmo e pensoso così.. alla ricerca del senso…

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