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dicembre 13, 2003 / Climacter

Dialoghi sulla guerr…

Dialoghi sulla guerra: 3)Acredine bambina

…l’ideale deve rimanere lontano da sé poiché esso non può avere libero accesso alla sfera dell’essere ma è necessario che ne resti escluso per non perdere l’identità con se stesso.
…porta aperta. Spazio inondato dalla luce pallida del sole. Inverno terso. Litigio e sue modalità.
…che sia un paradosso è presto evidente: lontano da sé per mantenersi identico a sé. Basterà soffermarsi sulle parole scostandosi per un momento dall’assunto testé introdotto attraverso una riesamina dei termini per andare ancora più in profondità nella questione e prendere coscienza del doppio paradosso insito nella concezione assolutamente legittima che fa dell’identità dell’ideale un paradosso e accorgersi che l’assunto riesaminato da un’angolazione diversa traduce in tautologia…
…lei scorge il vialetto che taglia il giardino, l’ippocastano, il prato all’inglese malcurato, ciuffi di erba cattiva irti come setole di ferro piantate nella pancia spugnosa della spazzola per capelli di mamma, il muricciolo di mattoni a vista sormontato dalla dentatura lanceolata del cancello. Lui vede lei, l’atrio illuminato dalla luce bigia del sole raffreddato, una luce azzurrina come di neon, il pavimento brillante di cera e detergente, il fucile che tiene ben stretto tra le braccia.
…il nonsenso della distanza da sé per mantenersi identici a sé in tal modo: l’ideale (possibilità concettualmente realizzata ma non concretamente) è tale proprio perché una lacuna incolmabile lo separa dall’essere (dell’ideale) che, essendo perpetuamente presso di sé si pone come non essere dell’ideale, il quale, per definizione, è perennemente diviso dalla propria compiutezza ontologica come identità tra possibilità e attualità.
-Perché non mi spari?- dice lei, e nella sua voce ci sono impazienza e sufficienza a dosi eguali. Castagne amare: non si possono mangiare. E quel cespuglio arruffato? Belladonna: che non vi passi per la testa di assaggiare le bacche. VE-LE-NO.
-Troppo poco, stronza. Meriti di peggio.- Sbatte sul pavimento lindo l’arma micidiale di plastica e gomma che si sfascia. Dal serbatoio crepato un rivolo d’acqua defluisce in una pozza che si allarga a macchia. -Avrei dovuto pisciarci dentro. Troia.-

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9 commenti

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  1. anonimo / Dic 13 2003 12:53 pm

    ciao ti leggo dopo vado a fare un po la casalinga.. a dopo!! per i commenti..

  2. anonimo / Dic 14 2003 9:20 am

    lo leggo e lo rileggo.. ha delle immagini così forti.. ma sembra che non voglia rimanere.. mi sfugge.. si arrampica sulla mia attnzione quasi a non voler essere visto.. mi sfugge.. lo rileggerò ancora e cercherò di fermarlo.. buon giorno Giovanotto!!!

  3. Climacus / Dic 14 2003 10:24 am

    Buongiorno Netta. Ieri mi piaceva (forse perché avevo ancora qualche linea di febbre), oggi mi rendo conto che è troppo ‘arruffato’, sgangherato. Dovrei rimpinguarlo: così com’è mi sembra un esserino rinseccolito, una caccoletta fastidiosa. (e che si fotta Hem. con il suo “scrivere è togliere”. Scrivere è aggiungere, dico io.)

  4. tulipani / Dic 14 2003 2:47 pm

    A me piace, mi piace il finale. Solo che avevo capito che il fucile l’avesse in mano lei. La faccenda dell’ideale e dell’essere e del non essere devo però ben capire come intrecciarla nella storia.

  5. Climacus / Dic 14 2003 3:01 pm

    Ciao Tuly. Pensa se il fucile non fosse stato un giocattolo e se il bambino avesse potuto pisciare piombo: le v implicazioni v filosofiche v di qvesto pvost svono v serissime!!! (tre v punti v esclamativi v tre)v

  6. Climacus / Dic 14 2003 3:02 pm

    Riaccendo la luce.

  7. Akin / Dic 14 2003 7:00 pm

    Bello!! L’analogia tra il contenuto del paradosso e i termini (madre-figlio?) del paradosso stesso mi sembra forte e perfetto. Mi piace un sacco come passa per un attimo nella descrizione dall’erba alle setole della spazzola, come per uno sguardo veloce della/nella coscienza del bambino; e la belladonna…

    Sento molto questo racconto. Si, conosco quell’acredine molto bene.

  8. Climacus / Dic 14 2003 7:10 pm

    Pensavo più ad un bisticcio tra sorella e fratello minore (a un certo punto la voce narrante dice “…nella spazzola per capelli di mamma.”) Grazie mille per il commento, Akin :)

  9. Akin / Dic 14 2003 10:45 pm

    già! giusto :P

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