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dicembre 3, 2003 / Climacter

RICORDANDO BUDAP…

RICORDANDO BUDAPEST
Nella schiena, sotto la pelle e dentro le ossa l’umore appiccicoso dell’asfalto. Sopra di lui la fissità impietosa di un cielo troppo profondo, incorniciato da caseggiati e palazzi ricurvi. E ancora più dentro, il furore torpido, soffocato, di un desiderio estremo: quello di fondersi con il calpestìo che scrosciava intorno. Un calpestio che bisbigliava in crescendo, altalenante, oscillando dal trambusto di mille voci confuse al singulto unisono di una nenia ottusa.
Erano accorsi tre uomini, e poi altri tre e altri ancora che lo strinsero d’assalto, formando uno stuolo sempre più ampio e strepitante. Dall’altro lato della strada, una delle arterie del centro storico di Budapest, una folla rapita dallo stordimento ingombrava il marciapiede a pochi metri dal sottopassaggio del metro’. Tra quelle persone solo chi, come me, aveva udito lo schianto e, girandosi di scatto contemporaneamente al secondo, indefinibile rumore (un tonfo ovattato?), aveva potuto figurarsi l’impatto con il suolo, rimaneva imprigionato all’angoscia, incapace di muovere un muscolo. Era un giorno di festa. Un’intera metropoli veniva glorificata nel millesimo anno dalla sua fondazione da cittadini occasionalmente inorgogliti e turisti scodinzolanti. Tassisti abusivi, inchiavardati dentro auto ammaccate, passavano lentamente e lentamente sparivano.
Ci fu un urlo.
Per lui fu come una stilettata, una saetta verde e rossa che lo attraversò da parte a parte, mentre gli edifici foschi si inarcavano maggiormente, come per stringerlo in pugno.
Avrei voluto trovarmi nella stanza maleodorante di quell’albergo in periferia dove tutti parlavano italiano, chiuso nel bagno a consumarmi la pelle sotto lo spruzzolio fine e insistente della doccia e invece stavo in punta di piedi e vidi l’urlo materializzarsi in una donna minuta che lottava per uno spazio in quel garbuglio di sguardi. Parlava tedesco e sembrava che si stesse disperatamente giustificando, rivolgendosi a lui o a entrambi, perché potevo in qualche modo avvertire il contatto delle mani che gli strappavano la camicia e allentavano la cintura e vedere attraverso i suoi occhi sbarrati quei volti neri stagliarsi contro un cielo che assomigliava sempre più a un reticolo di china. Potevo assistere al moltiplicarsi delle ombre, mentre i primi soccorritori, accasciati vicino a lui, sbracciavano perché il cerchio dei curiosi si aprisse, lasciando filtrare un po’ d’aria. La bicicletta incastrata sotto la BMW nera, la donna minuta implorante, mater dolorosa, il corpo esanime steso a tre metri di distanza, i passanti, i turisti con lo zaino in spalla, il cerchio di chi assisteva al compiersi di un rito, gli officianti, i curiosi sul lato opposto della strada, io. Bicicletta, bmw, mater dolorosa, io, turisti, unzione. Io.
Quando giunse l’ambulanza il formicolio insopportabile alla nuca cominciava già a diffondersi alle gambe e alle braccia, aprire e stringere le mani mi aiutava a scacciare uno straniamento che lottava per divenire panico. L’albergo, la doccia: quel giorno i tabelloni luminosi avevano segnato quarantadue gradi.
Budapest festeggiava e soffiava sulle sue mille candeline. Dalla bocca spalancata della metropolitana uscivano frotte di persone eccitate. Lungo i margini lastricati della strada dal nome impronunciabile, due file parallele di corpi accalcati marciavano disordinatamente, distendendosi a perdita d’occhio, fino a confluire l’uno nell’altro. L’eco della sirena si spense e mi lasciai spingere dalla corrente del corteo, moderno lupercale, immerso in un gorgo di canti alticci, risate, gridolini, parole incomprensibili ma taglienti come rasoi. Lui era morto, ne ero certo: una di quelle risate mi attraversò da parte a parte, saetta verde e rossa.
Ma se la morte mi aveva contagiato, lo stesso non riuscì a fare la vita.
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39 commenti

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  1. netta / Dic 3 2003 10:39 pm

    è bellissimo GIOVANOTTO TUTTO MAIUSCOLO, hai usato parole conformi, pregne, hai usato i colori del tempo e del luogo per dar forma agli stati d’animo i suoni le immagini e poi la mia adorata punteggiatura della quale sei tanto avaro…. io non sono un buon criticonel senso che non mi so esprimere bene ma è la cosa tua più bella che abbia avuto l’onore di leggere… grazie!!

  2. tulipani / Dic 3 2003 11:38 pm

    Chissà perché mi ero figurata che piovesse.

  3. anonimo / Dic 4 2003 6:42 am

    Bellissimo. Quello che scrivi è sempre completo (o almeno così appare a me). Per me è catartico, questo racconto.
    (Torno fantasma, forzando barriere telematiche di dubbia stabilità. A presto! (e buongiorno, Clim:)

  4. anonimo / Dic 4 2003 7:20 am

    buon giorno Climacus..

  5. Climacus / Dic 4 2003 11:44 am

    Grazie mille, Netta. Speravo di far colpo col secondo dialogo sulla guerra e invece…yeah, ecco che un racconto che mi avevano stroncato riesce ad acquisire una certa dignità grazie a qualche ritocco. (qualche ritocco? ho impiegato mezza giornata per modificarlo, restaurarlo, riabilitarlo :) Un lavoraccio, comunque ne è valsa la pena.

  6. netta / Dic 4 2003 11:52 am

    le tuo parole in marcia….è bellissimo lo avevo ricevuto via email tempo fa ma non sono mai riuscita a metterlo sul blog… bravo!!!

  7. Climacus / Dic 4 2003 11:54 am

    Akin, filibustiere del web, ancora non hai aggiustato ‘sto cazzo di piccì? Io continuo ad aspettare i tuoi post e intanto festeggio la tua apparizione fugace con un aperitivo della casa (ciceone con aggiunta d’apeiron e una scorzetta d’arancia meccanica). Grazie e prosit.

  8. Climacus / Dic 4 2003 11:59 am

    Eh, Nettina, ho approffitato dell’assenza di tuly per fregarglielo. L’ho messo al posto del bottone dei preferiti che mi stava sui testicula.

  9. Climacus / Dic 4 2003 12:04 pm

    Tuly, l’incidente è avvenuto alle 6 pm e si moriva di caldo. Però alle 11pm ha cominciato a piovere di brutto.

  10. Climacus / Dic 4 2003 12:08 pm

    Osservandolo con estrema attenzione, anche l’omino peripatetico comincia a farmi girare le bolas…

  11. Climacus / Dic 4 2003 12:31 pm

    …approfittato…

  12. reme / Dic 4 2003 1:55 pm

    questo racconto mi ha riportato ad un giorno molto caldo nel centro di questa metropoli. lo stesso “formicolio insopportabile” invade il mio corpo mentre cerco di distogliere lo sguardo dal sangue e dall’asfalto. la mente si svuota, gli occhi rimangono spalancati e fissi, le unghie si conficcano nel palmo della mano. devo sentire che sono viva.

  13. reme / Dic 4 2003 2:49 pm

    rileggendo il mio commento, mi rendo conto che probabilmente mi sono spiegata male. dicendo “questa metropoli” intendevo quella in cui mi trovo in questo momento (spesso tendo a dare per scontate molte cose). nel caso remoto in cui la mia esperienza dovesse comunque interessarti, sarò felice di raccontartela. =)

  14. Climacus / Dic 4 2003 2:57 pm

    Eccomi qui. Certo che sono interessato! Sono tutto orecchi :)

  15. reme / Dic 4 2003 3:41 pm

    è mattina e la città sembra ansimare per colpa dell’aria calda e appiccicosa. nel piazzale la gente cammina più frettolosamente del solito per sfuggire all’afa cercando rifugio tra il marmo freddo della stazione, e io mi lascio trasportare dal flusso distratta come al solito. ancora qualche passo e sono costretta a fermarmi: un autobus è fermo davanti a me, mi ostruisce il passaggio e, prima di capire che la sua è una posizione innaturale (sembra una vecchia balena arenata sulla spiaggia), senza pensarci troppo aggiro l’ostacolo. davanti a me c’è una piccola folla di persone, e in mezzo a loro un uomo sdraiato a terra. la sua gamba destra è incastrata sotto la ruota dell’autobus, lui cerca di tirarla fuori in silenzio, non urla, non geme, non si lamenta. o forse sta gridando ma io non lo sento, vedo la gamba tagliata in due, vedo l’osso che sporge dalla carne, vedo il volto contratto dal dolore. vedo e rimango ferma, vedo e non riesco a muovere neanche uno dei muscoli imprigionati dal formicolio, solo le dita si contraggono ritmicamente, solo i miei occhi sono vivi in quel momento. mi sento stranamente affascinata dal sangue sull’asfalto, e questa consapevolezza mi nausea. il battito del mio cuore mi rimbomba nelle orecchie, all’inizio non lo ascolto, poi capisco che mi sta avvertendo. vattene, mi dice. scappo via lentamente, non mi volterò indietro.

  16. reme / Dic 4 2003 3:43 pm

    scusa. questa cosa è “immotivatamente” lunga. comunque ci tenevo a dirti che non dovrai mai faticare per convincermi ad ubriacarmi con te…quando vuoi.

  17. Climacus / Dic 4 2003 4:25 pm

    Sono rimasto senza parole, Reme.

  18. reme / Dic 4 2003 5:04 pm

    Sono rimasta senza parole, Climacus.

  19. Climacus / Dic 4 2003 5:20 pm

    Ehm… La pagina è ancora in fase di allestimento e, non capendo né sapendo nulla di html, credo che impiegherò una decina d’anni per sistemarla come voglio… Non smetterò mai di ringraziarti per averla inaugurata (sono felice come un bambino, sì sì sì sì).

  20. reme / Dic 4 2003 6:45 pm

    e io non smetterò mai di ringraziarti per avermi dato questo onore. totalmente immeritato, ci tengo a sottolinearlo. i rutilanti eventi ai quali ho appena assistito qui in ufficio mi hanno costretto a dedicare la mia attenzione a cose veramente poco sensate e decisamente molto discutibili. domani tornerò silenziosamente a leggerti.buona serata.

  21. anonimo / Dic 4 2003 8:02 pm

    prosit, amico! mi sa che è una cosa lunga, la mia…truly intermittent. A bientot

  22. tulipani / Dic 4 2003 9:00 pm

    ipertesta, la chiamerei ipertesta (e non ipertesto), la Cosa

  23. anonimo / Dic 4 2003 10:51 pm

    Io lo chiamerei iperplagio, ‘sto Coso. Credo invece che la definizione che meglio inquadra climacus, compendiando i suoi pregi e difetti in un unico vocabolo, sia ipertestadicazzo. Anticlimaco

  24. netta / Dic 4 2003 10:59 pm

    notte Climacus…

  25. Climacus / Dic 5 2003 12:25 am

    Buonanotte nettina. (fanculìzzati, anticlimaco)

  26. eddiemac / Dic 5 2003 1:26 am

    no, no, fa proprio caldo. però lui si è buttato dalla finestra, la bici non c’entra nulla.

  27. anonimo / Dic 5 2003 8:53 am

    Ipertesta, femminile, come attestato e augurio di prolificità. Ipertesta, come grande testa, somma di tante teste. Se non lo usi tu, lo userò io. Anzi, mi sto già pentendo di avertelo suggerito!

  28. anonimo / Dic 5 2003 8:53 am

    eddie, che succede?

  29. eddiemac / Dic 5 2003 9:46 am

    tulipani, in che senso? (carina questa cosa di forumizzare climacus….)

  30. anonimo / Dic 5 2003 10:23 am

    Splinder non mi riconosce più. Ehi, Tuly, anche a me è venuta un’idea simile alla tua. Lascia perdere anticlimaco che è soltanto invidioso. Però non so ancora bene come organizzarmi… / Eddie, come stai?

  31. eddiemac / Dic 5 2003 10:37 am

    assonnato (il problema del login assale pure me. credo dipenda dalle basse temperature, e dall’intensa attività magnetica su sirio B)mi spiegate la vostra idea?

  32. tulipani / Dic 5 2003 11:10 am

    Non capisco più una mazza. CHI si è buttato dalla finestra? Qual è la MIA idea?

  33. eddiemac / Dic 5 2003 11:25 am

    il tizio spalmato sull’asfalto si è buttato dalla finestra. l’incidente fra bici e bmw è stato provocato dal tizio in terra che in realtà si è buttato dalla finestra. il bmwista e il biciclista sono comparse inconsapevoli (ma abbiamo letto la stessa cosa?)tulipani, mica lo so, io, qual’è la TUA idea?

  34. anonimo / Dic 5 2003 2:25 pm

    Eddie ha ragione: dopo un’attenta rilettura sono arrivato alla conclusione che la bicicletta, la quale andavasi per i fatti suoi a festeggiare il compleanno di Budapest, è stata investita dalla bmw perché la donna minuta al volante pericolo costante si è distratta vedendo il cadavere del tipo che s’è gettato dalla finestra di dialogo. Le sensazioni che tratteggio sono quelle della bicicletta agonizzante. Io, narratore del fattaccio, potrei essere la bmw se non mi trovassi dall’altra parte della strada. Presumibilmente, sono un taxi ammaccato parcheggiato in divieto di sosta davanti al sottopassaggio della metro. Il taxi non vede l’ora d’andare all’autolavaggio, per consumarsi la carrozzeria.
    L’idea di tuly è solo sua: non posso conoscerla. Ad ogni modo, la mia idea non è dissimile dalla sua. (sulla via del ritorno da, ho concepito un’altra fantastica idea, che, per la sua fantasticità, rivaleggia con quella che la antecede) ( hic haec hoc è la risata tipica di chi studia latino) (dopo, con calma, ve la spiego)

  35. tulipani / Dic 5 2003 3:02 pm

    Ora è tutto più chiaro. Cercherò anche di farmi venire la MIA idea.

  36. eddiemac / Dic 5 2003 4:01 pm

    la minuta al volante è una ricevuta patentata. l’uomo minuto viene dopo il secondo uomo ideatemi, vi prego

  37. anonimo / Dic 5 2003 4:36 pm

    A parte gli scherzi, ve lo ricordate il racconto incompiuto con tutti quei personaggi incasellati in un monastero dalla planimetria escheriana che non riuscivo svescherare fino in fondo? Adesso lo ri-posto per farvi capire che cosa intendo per idea a dir poco geni(t)ale…

  38. netta / Dic 5 2003 5:02 pm

    io me lo ricordo benissimo..

  39. Climacus / Dic 5 2003 6:12 pm

    Molto bene, Netta. Ho creduto opportuno riesumarlo per… Ehi, prova a dare un’occhiata al raccontino modificato…

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