Skip to content
novembre 19, 2003 / Climacter

EVEREST Passa per s…

EVEREST

Passa per strada a balzi di rana, i passi riecheggiano, riecheggia il legnoso schiocco delle suole. Grandi i suoi piedi, scarponi che si scrostano ad ogni falcata, scarponi dalla carrozzeria di ferro che la ruggine del tempo crivella e sciupa; lunghe, lunghissime gambe forzute da grillo e una blusa, e un occhio di vetro e braccia ancor più lunghe e forzute che remigano nell’aria stordita, un viso arrostito e ispido di peli d’amianto. Passa per strada per noi che lo guardiamo dalle nostre verande, dai nostri giardini, da dietro inferriate tinte di chiaro, abbarbicati come me su pioppi cipressini che ombreggiano il cortile di cemento allisciato. Il sole sopra di lui è clemente, le siepi profumano di dolce, l’asfalto è costeggiato a destra da un fosso e a sinistra, terminate case e cancelli e cortili e aie, cominciano i gelsi tarchiati e rugosi. Cominciano i gelsi, il fosso si incunicola in sotterranei anditi giusto di fronte alla baracca del vecchio Pasini, che è la prima abitazione sulla destra e l’unica a vantare ancora un gabbiotto di lamiere che serve da cesso. I passi rimbombano sotto le grondaie dei tetti spioventi; dal mio pioppo, incastrato tra due rami, ho perso di vista Mariolino ma giurerei di udire ancora il suono secco dei sui balzi ora celati da tegole rosse ocra e arancione. Dalla mia posizione, piccola vedetta lombarda, scorgo l’intero paese come ammonticchiato, il campo dorato di spighe al di là del fosso, il tugurio di Pasini, gli alberi di fico, la stalla della zia Bice, l’orto della Natalìa, e più oltre i muri di diverso colore, e più sopra le tegole, e più sopra ancora, il campanile e prati d’erba spagna e bave di nuvole incombenti ma soffici e leggere.
Sferragliano le biciclette di Marco e del Coniglio, stridono i freni e guaiscon i copertoni sul cemento liscio del cortile su cui la mia ombra si stampa confusa tra le fronde, le catene mai oliate e la loro voce castrata mi chiamano e strillano insieme: “scendi Marchese dal pioppo, oggi facciamo le gare.” Giornata di biciclette che noi, bambini sovrastati da fantasie televisive ma con l’anima da contadini avventurosi o banditi, sguinziagliamo ritti sui pedali come fossero moto rombanti, sguisciando sulle mulattiere ghiaiose con le labbra vibranti vroom vroom. Talvolta si cade e ci si ingroppa e ci si azzuffa sciolto il groppo, ma poi si riparte con qualche sbucciatura su gomiti e ginocchia.
-Perché, Coniglio, non si fa il trial sulla montagnetta del Piero?-
Già, il Piero e la moglie pienotta e paziente, hanno appena messo su una villetta con un porticato di colonne bianche che manca di qualche ritocco, porte e finestre, e sul fianco della dimora ancor disabitata le benne delle ruspe, arrovesciando il capoccione, han cumulato terra su terra in una piramide che a vederla, pare un Everest in miniatura. Dunque si corre per la strada asfaltata, a sinistra cancelli e aie e casupole un po’ storte e villette col giardino curato, a destra il fosso e, oltre, le spighe che luccicano al sole. Poi arrivano i gelsi dalle chiome basse come cappelli di funghi e le case le aie i cortili i cancelli che ti guardan da destra, finché non si apre uno spiazzo con la chiesa tinta d’un brutto magenta e il campanile che rintocca quattro scocchi di batacchio: Mariolino occhio di vetro, rannicchiato su un lastrone di marmo, all’ombra della tettoia del bugigattolo dove Silvio, sagrestano tuttofare, maneggia la rugginosa bilancia della pubblica pesa, sta provando ad accendersi una sigaretta.
-Uè, Mariolino- dice Marco.
-Uè, Mariolino, come ti butta?- facciamo noi, dopo aver fatto scattare le molle dei cavalletti.
-Aah,- sospira forte (lo fa sempre prima di parlare) -questi cerini non son buoni a niente,- e scatarra una risata così violenta e prolungata che a me il fiato, per solidarietà, viene a mancare. Lo guardiamo beffardamente e ci assestiamo gomitate nelle costole mentre appiccia uno svedese e aspira come un’idrovora con la fiamma che gli scotta ormai le dita senza che la cicca sia stata nemmeno sfiorata. Al terzo tentativo andato a male lo spettacolo e già bello che finito. Ce ne andiamo con sorrisi spenti a fior di labbra e con la sua risata che ci insegue, uccellaccio malaugurale.
-Se trovo mia moglie, le tiro il collo come fosse una gallina, aahhh aaah aaaahh.-

Il sole è pesante e s’inabissa, il crepuscolo ci incontra ai piedi dell’Everest carichi di ammaccature ed esausti, ma felici, in fondo, sebbene Coniglio, usando una pietra come martello, s’ingegni a raddrizzare le forcelle e io vada in cerca del coraggio e di una balla verosimile per spiegare a papà e mamma come sia riuscito a spezzare il manubrio.

Papà mi ha raccontato un sacco di volte la storia di Mariolino e, d’accordo con mamma e tutta la gente del paese, non vuole che noi gli si dia troppa confidenza.
Quando Mariolino era giovane e da poco la moglie aveva messo al mondo un maschio, il poveretto, credendo che il figlio non fosse suo, si mise la pistola alla tempia -era un pomeriggio di primavera- e tirò il grilletto.
Il proiettile gli uscì da un occhio e certi vecchi che lo soccorsero per primi sono pronti a giurarti d’aver raccolto i tocchetti di cervella e di averli ricacciati nel foro. Appena dimesso dall’ospedale, dove lo si ricucì come meglio si potè, tornò al paese e quasi buttò giù a pugni il portone di rovere massiccio della stalla, ove moglie e neonato, avvisati del suo ritorno e sapendolo folle, avevan trovato asilo. Tornò ancora e ancora ma nessuno aveva l’animo abbastanza gagliardo d’intervenire o di farlo ragionare, sicché la scena ebbe a ripetersi e il portone, per fortuna, continuò a reggersi in piedi. Poi lo sbatterono in manicomio e vi rimase prigioniero per chissà quanti anni. Lì lo raddrizzarono non saprei dire con quali barbarie e ora, innocuo, quando il tempo si fa tiepido, cammina e saltella per un paio di notti e di giorni e torna al paese, per accoccolarsi sulla lastra di marmo e fumare sigarette quando gli riesce e mangiare quel che la carità d’una contadina gli porta.
Moglie e figlio abitano altrove.

Mariolino è sepolto nel cimitero, qui a C., e io ho un’ultima cosa da narrare che lo riguarda, se volete ascoltarmi. Ma non crediate che vi sia qualche sorpresa nel finale, ché neppure la morte coglie troppo di sorpresa o lo fa raramente, la vita poi… si decide al tempo delle gare in bicicletta, quello che verrà lo si può prevedere, basta un minimo di longimiranza.
O forse non è così, ma non è il momento di disputare. Permettetemi di fare ancora ritorno nel passato, in una notte d’estate che trascorsi giocando.

E’ l’epoca dei primi bollori, dei primi baci, di certe baruffe sulle balle di fieno per sentire i pieni e i vuoti di un corpo diverso che attrae ed è dolce ed inquieta, dei bagni nel canale, delle impennate in motorino quando Elena, la più carina, è affacciata alla finestra e parla con Monica giù in strada, cicciona brufolosa e scorbutica. Anche Alessandra è carina. La sera, si gioca a nascondino con i più piccoli che devono stanare i grandicelli dal loro anfratto ben imboscato, dove ci si rimpiatta in due, femmina e maschio, per meglio indagare il buio.
-Ale, vieni con me- bisbiglio, senza speranza, mentre due pivellini stanno facendo la conta a voce alta ma lei mi segue e corriamo, ancora non ci credo, fin dove arrivano i lampioni e oltre, lungo viuzze buie, aiutandoci a vicenda a scavalcare un recinto a mo’di ramata e acquattandoci dietro un erpice, non molto distanti da una concimaia vuota. Si sentono cani abbaiare e le voci degli adulti seduti in semicerchio a fare “filos” di fronte alle porte di casa, che danno indicazioni agli esploratori: -ehi, Carlo e Alessandra sono andati a sinistra, in fondo alla via.-
-Se restiamo qui, stai certa che ci pigliano…- sussurro e la tiro per la maglietta: l’uomo sono io. Oltrepassiamo la concimaia con molta prudenza, si sa mica se è davvero vuota del tutto ( a giudicare dall’odore non si
direbbe) e ci teniamo a ridosso del muro di un edificio dall’intonaco che si sgretola se solo ci soffi contro. Me ne frego del gioco, voglio stringere a me Alessandra prima che ci scoprano.
-No, lasciami stare- strilla lei, ché maldestramente le ho afferrato la testa per provare che cosa sia un bacio.
-Chi è là!-
E’ la voce di un uomo, forse ci ha scambiato per ladri, forse scioglierà i cani dalle catene… Mi faccio avanti, spaventato, e dove il muro fa angolo, vedo una sagoma nera che punta una torcia elettrica verso di me.
-Sono Carlo, stavo giocando a nascondino e…- balbetto, ma l’uomo non sembra più farci caso e sposta il fascio di luce verso un portone aperto. La luce penetra all’interno dell’ edificio.
-Sta’ tranquillo, – dice l’uomo, -sono solo ragazzini. Adesso chiudo il portone a chiave. Tu cerca di dormire, Mariolino. Sono solo ragazzini.-

Non so se Mariolino si rendeva conto che il suo pagliericcio lo accoglieva nella stalla ch’era stata il rifugio della moglie durante le sue sortite e non so se il nuovo proprietario fosse a conoscenza di tutta la storia. So solo che allora mi era parso inumano che qualcuno dovesse dormire in un posto del genere e che, quando lo trovavo rannicchiato sotto la tettoia della pesa, mi sedevo vicino a lui per parlare e ascoltare. Era un uomo buono. Ho pianto per lui quando ho saputo che il suo cuore s’era fermato. Fiori al cimitero gli potrei portare, me lo dico spesso ma mai una volta che mi spicci a farlo.

Ah, fu in quei giorni d’estate che imparai a fumare.

Annunci

31 commenti

Lascia un commento
  1. Climacus / Nov 19 2003 6:32 pm

    E’ un raccontino che mi è venuto così, quasi di getto. Se avete proposte per renderlo accettabile (non dico bello) mi sareste di grande aiuto. Ci tengo molto.

  2. Ziocy / Nov 19 2003 7:20 pm

    personalmente è già bello! complimenti!

  3. Climacus / Nov 19 2003 7:27 pm

    Grazie mille, Ziocy :)

  4. netta / Nov 19 2003 7:41 pm

    è perfetto così…

  5. Climacus / Nov 19 2003 7:48 pm

    anche tu :))

  6. tulipani / Nov 19 2003 7:58 pm

    Dopo cena sarà la prima cosa che leggo.

  7. Climacus / Nov 19 2003 8:36 pm

    Spero di non guastarti la digestione. Ciao tuly :)

  8. tulipani / Nov 19 2003 9:00 pm

    Bello! Questo l’ho capito tutto!

  9. Climacus / Nov 19 2003 10:16 pm

    tra l’altro non ho mentito troppo spesso, sono quasi tutti ricordi veraci. Grazie per il commento, bella fanciulla, io mi tuffo nel lettino ché sono stanchissimo. Buonanotte.

  10. tulipani / Nov 19 2003 10:33 pm

    Buonanotte. Anch’io vado a letto.

  11. netta / Nov 20 2003 12:22 am

    buona notte.. Climacus.. ma tu dormi gia da un pezzo!!!

  12. netta / Nov 20 2003 7:20 am

    buon giorno.. Giovanotto..

  13. tulipani / Nov 20 2003 9:25 am

    Questa notte ho fatto uno stranissimo sogno, oppure è stato uno stranissimo stato di dormiveglia. Ho avuto la sensazione di aver improvvisamente colto la chiave di quel tuo post che sto faticando a capire. “generati e non creati dalla stessa sostanza del padre” era un pezzo di una preghiera recitata alla cerimonia funebre dei carabinieri. Tutto il post era un collage di cose dette o sentite in questa settimana. Insomma, nel sogno o nel dormiveglia mi sono detta: massì, è geniale, ma che torda sono stata a non averlo capito. Ora, senza togliere alcunché alla faccenda della debolezza e delle debolezze (che prima o poi coglierò in ogni lemma e in ogni sfumatura), il post che ho sognato stanotte davvero meriterebbe di essere scritto.

  14. Climacus / Nov 20 2003 10:15 am

    Tuly, io non credo che ci sia una chiave di lettura univoca per un post intenzionalmente criptico come “fatti una dormita”: credo che sia un lavoro insensato, un puro esercizio di prosa dell’incomunicabilità. E’ proprio nel quadro di una composizione che sfiora il non-sense che, e qui hai perfettamente ragione, si collocano allusioni alla guerra in Iraq e molti altri riferimenti a vissuti interiori o a letture (prima fra tutte “il cavaliere inesistente”)che, quasi incosciamente, ho gettato nel calderone. L’unico elemento unificante, il filo rosso che tiene insieme malamente gli scampoli di un post sbrindellato, è il mio inconscio, cioè gli “equorei campi di battaglia che l’io sbrigativamente abbandona in ritirata”. Ecco! Se il mio io non fosse così pavido, forse il risultato sarebbe stato più compatto, meno raffazzonato, in una parola: comprensibile. Il post che stanotte hai sognato, dolce tulipanessa, sarai tu a scriverlo: io sono troppo casinista, tu invece hai il talento di rendere chiaro persino un delirio. Ciao e ricordati dell’uovo cosmico portapennetagliacarte. Augh!

  15. all / Nov 20 2003 4:15 pm

    un fiore a Mariolino a nche da me

  16. Akin / Nov 20 2003 7:25 pm

    Lo dicevo io, Climacuore, non più piccola vedetta lombarda, questo racconto è bellissimo. Io non ho nessuna proposta per modificarlo, sinceramente. Ora ti dico una cosa stupida, però: lo sai che all’inizio pensavo che potesse essere un treno quello che descrivevi. Non lo so se è voluta la metafora (bella la riflessione sulla morte e sulla vita) ma alcuni suoni (il guaiscon dei copertoni, ad ex) continuavano a portarmi davanti agli occhi un treno lento e forte, contrapposto all’argento vivo dei ragazzi (sguinzagliamo… sgusciando…e poi come descrivi il paesaggio come visto da una bicicletta in corsa) Questo racconto ha un suo tepore, Clim. (no, non lo confesso che alla fine ero, deh si, un pò commosso! ^_^’ No, non scherzo).

  17. Akin / Nov 20 2003 7:27 pm

    Ah già…è bella anche la scelta del titolo simbolico “eterno riposo” (in inglese)…Fantastico

  18. netta / Nov 20 2003 11:52 pm

    buona notte Climacus!

  19. tulipani / Nov 21 2003 12:28 am

    que te sueñas con los angelitos

  20. Climacus / Nov 21 2003 8:23 am

    Cazzo, Akin, molto meglio la tua recensione del mio racconto! Anche se non lo dico, Mariolino era un gigante: quando arrivava in paese sembrava davvero un treno… Non so come ringraziarti per il bellissimo commento :) / All, quando mi deciderò a fargli visita (sembra facile, ma per me è tutto un casino) gli porterò un fiore da parte tua. Magari fammi sapere quale fiore preferisci./ Buonanotte, labbra rosa e tulipanessa :)

  21. netta / Nov 21 2003 8:39 am

    buon giorno Climacus..

  22. Akin / Nov 21 2003 12:56 pm

    ^__^

  23. netta / Nov 21 2003 3:20 pm

    CLIMACUS!!!! ACCENDI LA LUCE!!

  24. all / Nov 21 2003 4:22 pm

    un fiore qualunque, ma dal giardino della sua ex moglie

  25. netta / Nov 21 2003 6:38 pm

    grazie!!

  26. netta / Nov 21 2003 10:53 pm

    passa una bella serata.. bevi anche per me.. (anche sulidamor è nimesulide..sono farmaci..ma mi hanno sempre ispirato altro) notte!!

  27. anonimo / Nov 22 2003 12:13 am

    Climacus,
    quanti passi si possono fare.
    La crescita non è mai all’inverso.
    Neanche per te.
    Gradevole.

  28. Akin / Nov 22 2003 2:11 am

    (Ciao! A proposito di P.Auster, Climacus, ti ho spedito una mail …ti è arrivata? Non vorrei aver fatto casino con gli indirizzi e non ti è arrivata una benemerita cippa ´_´’…… ò’rvuà!)

  29. netta / Nov 22 2003 9:14 am

    buon sabato Climacus!!

  30. Climacus / Nov 23 2003 9:37 pm

    grazie Netta. Sarà un sabato eccezionale, me lo sento.

  31. Climacus / Nov 23 2003 9:37 pm

    Ciao BigK. Bentornato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: