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novembre 8, 2003 / Climacter

APOLOGIA (un personaggio scompare. Nessuno mi accusa. Non abbozzo una difesa)

 

Graforroici ecolalici lalici lalici: Ã¨ come se stessi ruminando una big bubble e mi preparassi a gonfiare il palloncino zuccherino rosa pastello di quand’ero bambino. In primavera, il quarto d’ora ricreativo lo si passava nel parco antistante la scuola, a gonfiare palloncini zuccherini rosa pastello che, se non rispettavi la procedura standard, ti si afflosciavano in faccia, inzaccherandoti le guance. Se ti azzardavi a scollarti di dosso quella patina zuccherina rosa pastello, la big bubble ti puniva, colorandosi di sporcizia grigionera. E la maestra, che odiava l’odore di dolciume sintentico fortemente inquinante che emulava la confettura di fragole, caricandosi di note aromatiche inquietanti come il cloro da piscina e il disinfettante d’ospedale, insieme alla cicca congiurava contro di te sporcaccione, comminandoti una pena esemplare esclusivamente per il bene dei tuoi denti. E per fottere i dentisti, credo.

Graforroici ecolalici: pavento che pronunciando un centinaio di volte la strana combinazione di termini grammaticalmente promiscui, in accelerazione costante, la sensazione che dovrei ottenere sia paragonabile all’ottundimento palato-labiale che sperimentai quando fui scippato di un canino con strattoni furiosi. Avevo otto anni e ogni nuova esperienza mi assaliva amplificata: l’anestetico avrebbe freddato un pachiderma preistorico. La siringa era più lunga del mio braccio. L’ago poteva arpionare un pesce spada, forse un pesce martello, forse lo squalo di Spielberg. Melville l’avrei scoperto molto più tardi. Il dente fu più coriaceo del previsto e il medico spingeva e strappava, spingeva e strappava con quelle tenaglie da fabbro, mentre la frequenza del suo respiro saliva di pari passo alla sua impazienza e alle mie vertigini d’angoscia, come liquido scarlatto in tre vasi comunicanti. -Sputa nel lavabo- mi disse, dopo aver sconfitto il pugnace duellante e io, trepido anzitempo, registrata non tanto la quantità quanto la compattezza viscosa, la densità insospettata dei fluidi filacci che soffiavo fuori, mi premurai di sostare per un po’ nel parcheggio delle visioni deliquescenti.

Graforroici Ecolalici lalici lalici oici lalici-oici lalici-oici-lalici: squadernate un vocabolario e troverete il senso e il limite della vostra esistenza. Ricordo d’aver diffuso questo altisonante ‘comunicato stampa’ all’inizio della mia carriera di bloggher, quando la bonaccia estiva infuriava e persino respirare costava fatica. Letto e scrivania si contendevano il sogno demenziale di Climacus. Letto e scrivania si palleggiavano l’incombenza di spremere pensieri a Climacus. E io mi trovavo altrove e mi compiacevo di esperire uno sdoppiamento, una rimozione, una dissociazione controllata e auspicata, non dissimile da quella che ogni bloggher coltiva, ne sia consapevole o meno. L’altrove era Atrebor. E Atrebor Ã¨ sparita. Sebbene Roberta permanga, orfano d’ Atrebor Climacus può anche sfogliare vocabolari o razziare biblioteche: era lei il limite e il senso di un’esistenza ormai compromessa. 

Come posso inventare un personaggio che sostituisca Atrebor? 

 

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12 commenti

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  1. netta / Nov 8 2003 5:20 pm

    .. un’altra necessità… forse..

  2. tulipani / Nov 8 2003 5:27 pm

    Ma Atrebor, alla fine, l’hai ribaltata, rivoltata, presa, trasferita dall’altrove al qua, dal diversamente dove all’ugualmente dove? L’hai scopata mangiata sposata? E’ la pesantezza e la pigrizia del satollo ciò che ti (ci) minaccia?

  3. tulipani / Nov 8 2003 5:28 pm

    Io oggi, precisamente oggi, forse solo oggi, non amo nessuno. E’ una sensazione del cazzo.

  4. Akin / Nov 8 2003 6:20 pm

    Un modo forse c’è, ed è riassunto tutto proprio nel modo in cui stai per fare la bolla col bigbabol: la sua riuscita non è misurata nel non farla scoppiare, ma in quanta superficie del viso riesce a coprire quando lo fa. E se ti toglie il respiro per qualche secondo coprendoti con il suo viscoso zucchero rosa pastello tanto meglio ;)

  5. Climacus / Nov 8 2003 8:00 pm

    Tuly, non ci credo che oggi non ami nessuno. E non è la pesantezza a saturarmi: non riesco a immaginare nulla di più leggero del vuoto. E’ questo il problema: se prima mi portavo a spasso la mia bella cicatrice che, riaprendosi, mi colmava di autentico, greve dolore (ed era bello poter dire soffro ergo mi sento vivo), adesso non posso più trastullarmi con quella ferita. Roberta ha cessato di essere il mio amore infelice, Atrebor non è più l’ideale cui tende Climacus che è l’ideale cui tendo io. Oggi non amo nessuno ed è una sensazione del cazzo.

  6. Climacus / Nov 8 2003 8:03 pm

    Ehi, Akin, ci sarà mica un doppio senso erotico nelle tue parole? :)

  7. Climacus / Nov 8 2003 8:04 pm

    Netta, che cosa intendi con “altra necessità“?

  8. anonimo / Nov 8 2003 10:59 pm

    Ti capisco climacus: è proprio una gran sensazione del cazzo quella che descrivi. Ti auguro di modellare un’altra atrebor molto presto; agrodolce

  9. Akin / Nov 9 2003 12:33 am

    Doppisensi? Naaa :)

  10. netta / Nov 9 2003 2:29 am

    ci innamoriamo quando abbiamo davanti la soddisfazione di un nostro desiderio..e quindi creiamo una necessità.. ora sono stanca.. buona notte

  11. all / Nov 9 2003 4:01 pm

    forse aprire un blog è un atto di amore: amore di sé, anzitutto. Ma anche per gli eventuali e vari altri/e/ove che potranno chissà capitare. Male che vada ci si tiene in compagnia tra sé e sé, attraverso un megafono che parla a tutto il mondo ma che captano pochi. un po’ esibizionistico il tutto, si direbbe

  12. tulipani / Nov 9 2003 6:54 pm

    Questa cosa dell’esibizionismo mi sta sollecitando dei pensieri. Avevo cominciato a scriverli qui, ma cominciava a diventare troppo lungo e magari fuori luogo. Se maturano ancora un po’, magari ci faccio un post.

    Buona sera.

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